#BoicottaMediaWorld: un altro rogo del pensiero unico

Questa è una settimana in cui ci siamo sentiti tutti indignati. Sai che novità. Un sentimento che non dovrebbe suscitare alcuna sorpresa per quanto è sdoganato, “libero e aperto”. Potremmo aggiungere originale.

La società politicamente corretta è la società dell’indignazione facile. Avete di fronte un evento insignificante, totalmente futile da sottolineare, senza il cui rilievo la vita di tutti i giorni potrebbe scorrere nello stesso, noiosissimo modo? Bene, quasi certamente sarà oggetto della protesta semicolta e dell’indignazione da perenne Sinedrio radical.

Di contro, state notando una vita in pericolo e qualcuno sta cercando di salvarla? State sicuri che non è del popolo arcobaleno.

Constatando come quando si parla dell’argomento sia impossibile non citare la parola “indignazione” per più di tre righe consecutive, andiamo oltre e, ve lo prometto, la eviteremo come Leo Messi fa con i difensori avversari nelle partite di Champions.

La settimana del sacro verbo politicamente corretto a questo giro è marchiata LGBT. Voi ripeterete: “sai che novità”. Il motivo per cui i farisei di cui sopra stavolta l’hanno “presa a male” (per usare un eufemismo, oltre che per mantenere la promessa fatta appena due righe sopra) è un regolamento della nota catena MediaWorld per una promozione valida per San Valentino. La pubblicità lanciava l’iniziativa “La corsa di San Volantino”.

Tale terrificante opera di propaganda fascio-omofoba, comunicava più o meno seguente messaggio: “Acquista dal 2 al 14 febbraio uno dei prodotti partecipanti al concorso comunicati in questo volantino, partecipa all’estrazione e potrai far parte dei 3 fortunati che concorreranno a ‘La corsa di San Volantino’”.

La corsa del male permette ai vincitori di poter fare 100 secondi di shopping gratuito in un qualsiasi negozio della catena. Con alcune restrizioni: possedere la carta fedeltà, essere maggiorenni, non superare una certa età ma anche, apriti cielo, essere in coppia e solo di sesso opposto.

Non poteva che scatenarsi l’inferno: Arcigay prepara le barricate, siti come prideonline e gaypost quasi promettono di far fallire l’azienda, sui social nasce l’hashtag #BoicottaMediaworld, gli utenti danno libero sfogo alla loro rabbia e alla loro sete di giustizia. Estraiamo a sorte un po’ di commenti pacifici dal minestrone di Facebook, per gli amici Il rogo:

Le restrizioni, com’è evidente, non riguardavano solo i gay, ma diverse categorie: dai single, agli anziani, amici e parenti, a tutti quelli che non posseggono la carta fedeltà dell’azienda. La ragione di limitare al sesso opposto risiedeva in un banalissimo ragionamento commerciale e comunicativo, per escludere gli amici o i parenti dalla promozione. Niente di più e niente di meno.

Ma il Sinedrio, unico depositario della verità, sa bene che quella è un’operazione discriminatoria, razzista, perché no fascista e, naturalmente, omofoba.

Da qui lo straccio delle vesti, da qui la preparazione degli assi di legno per mettere al palo tutti i dirigenti della compagnia. Non ne possiamo avere conferma certa, ma si narra che durante la caccia alle streghe nell’ Europa del XV secolo, le manifestazioni di isterismo collettivo siano state un filo meno accentuate.

La compagnia torna ai ripari e sui social annuncia “Abbiamo commesso un errore, ce ne scusiamo! Potranno partecipare in coppia tutti, purché siano maggiorenni”. E prideonline esulta: il boicottaggio ha fermato tutto, il bene ha trionfato, l’Amore vince sempre.

È interessante notare come l’inorridire arcobalenato proceda spedito a seconda dell’oggetto del contendere. La Sinagoga LGBT ha le sue ragioni per prendersela con la cattivissima azienda dispensatrice di discriminazione. Del resto, qualche giorno fa in Inghilterra, è riuscita a far approvare una legge fondamentale per il futuro dell’umanità che proibisce al personale medico di definire le donne incinte “mamme”, perché questo potrebbe offendere le persone transgender, che hanno cambiato o vogliono cambiare sesso. Meglio “persone in gravidanza”, l’altro è troppo femminile, troppo umano e troppo “natural”. Che schifo.

Battaglie vere. Battaglie utili. La Sinagoga, stranamente, non reagisce quando ad essere tirata in ballo è l’incolumità fisica: ad Austin, in Texas, dove un giovane omosessuale è stato pestato a sangue per aver avuto il torto di possedere un accendino con l’effige di Donald Trump.

Mai vorremmo sostenere che un fatto del genere sia ben più grave di un volantino commerciale o di un banalissimo aggettivo qualificativo che si usa dalla notte dei tempi sia chiaro, dopotutto essere mamme in attesa è sempre stato discriminatorio, diciamolo pure. Eppoi nell’ultimo caso esaminato il gay in questione supportava Trump, di cosa stiamo parlando?

La “concretezza e la profondità” del mondo politicamente corretto si fonde con il loro codice etico, sempre pronto a fare la morale su vere questioni di valore e a tralasciare, com’è giusto che sia, le cose poco importanti, tipo la vita o l’incolumità fisica.

Alla prossima.

(di Stelio Fergola)