Siria, culla della civiltà e centro dei giochi di potere

Proprio quando tutti immaginavano che le cose si stessero sistemando in Siria dopo la liberazione di Aleppo, gli USA e perfino la Russia hanno messo a segno un paio di colpi bassi, a indicare che gli eventi prenderanno una piega inaspettata nel futuro prossimo. Mentre da una parte ci può essere una tregua militare temporanea a seguito della liberazione di Aleppo, del desiderio dell’Esercito Siriano di mantenere le posizioni conquistate, e del “cessate il fuoco” recentemente concordato, dall’altra tutto pare indicare che mentre le battaglie locali siano terminate, la guerra politica e internazionale stia per scaldarsi.

LA BOZZA COSTITUZIONALE
A dare un primo indizio della direzione degli eventi, la Russia ha appena scritto una “bozza costituzionale” per la Siria che, come è stato scritto, potrebbe involontariamente aprire la strada ad enormi problemi, quali: un modello politico basato sul fallimentare sistema confessionale-settario del Libano; la devoluzione dei poteri dello stato, o parte di esso, in regioni “federali” o “autonome”; e una politica estera di “buon vicinato” che implicherebbe l’allontanamento dalla causa palestinese, il riconoscimento di Israele, e l’abbandono di ogni pretesa di sovranità sulle alture del Golan, oggi di fatto annesse allo stato ebraico.

Nonostante i diplomatici e i vertici militari russi continuino a sostenere di non stare facendo pressioni sulla Siria per applicare le misure avanzate dalla Russia, e sostengano invece di averle proposte come semplici “linee guida” per indirizzare il processo politico siriano, il ministro degli Affari Esteri Sergei Lavrov ha detto che la “bozza costituzionale” diventerà un importante punto di discussione nel prossimo meeting di Ginevra sulla Siria.

Curiosamente, è stato anche annunciato che l’incontro di Ginevra è stato spostato dall’inizio di febbraio alla fine del mese, e anche se non si sa con certezza, sembra plausibile presumere che Damasco abbia chiesto più tempo per discutere le “proposte” costituzionali di Mosca prima di formulare la sua risposta ufficiale ed eventuali punti da ridefinire.

LA SCADENZA DELLE NAZIONI UNITE
La ragione per cui la Russia sembri così ansiosa di scrivere la costituzione siriana il prima possibile, potrebbe risiedere nel fatto che Mosca voglia arrivare a completare il processo e indire nuove elezioni in Siria entro giugno del 2017, come è stato deciso dalla risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La fine di febbraio sarà importante non solo per avanzare la “bozza costituzionale” nei consigli sulla Siria presieduti dall’ONU, ma potrebbe anche coincidere con l’inizio delle operazioni anti-ISIS portate avanti di concerto con gli Stati Uniti.

LA TELEFONATA TRUMP-PUTIN
Il Presidente Trump ha parlato al suo omologo russo nel fine settimana, e ha espresso una forte volontà di cooperare per combattere l’ISIS, un punto fondamentale delle sue promesse elettorali. La Russia, come c’era da aspettarsi, è sembrata d’accordo su questo fatto, ed è stato anche rivelato che Trump ha ordinato al suo Ministro della Difesa Matis di preparare un piano per sconfiggere Daesh entro trenta giorni. Ovvero, di nuovo, entro la fine di febbraio, giusto in tempo per il meeting dell’ONU sulla Siria, quando ricominceranno le discussioni sulla “bozza costituzionale” russa.

ACCORDI E TENDENZE POLITICHE
In apparenza, sarebbe un ottimo sviluppo se le due grandi potenze si alleassero per sconfiggere il terrorismo; ma non si può dimenticare che opererebbero sullo spazio aereo siriano, e che Damasco non ha ancora accordato questo privilegio a Washington, nonostante gli USA ne usufruiscano liberamente e senza conseguenze da un anno e mezzo. Ciò non significa, comunque, che la sovranità della Siria sia calpestata; e, in ogni caso, la Russia non dovrebbe stringere nessun accordo sulle operazioni congiunte in Siria con gli USA senza l’approvazione di Damasco.

Su questa linea, sarebbe strano se Damasco desse il permesso agli USA di usufruire dello spazio aereo e portare avanti azioni anti-terroristiche quando gli stessi non riconoscono il governo legittimo di Assad, e anzi ufficialmente portano avanti un piano per rovesciarlo. E’ probabile che si formalizzerà un accordo, mediato dalla Russia, con il quale gli USA, anche solo temporaneamente, riconosceranno Assad come legittimo leader della Siria, magari come figura di leadership “transitorio”.

L’ autore dell’articolo non intende sostenere la conclusione di un accordo del genere, in quanto sarebbe ridicolo pensare che il presidente Assad debba negoziare la sua posizione proprio nel momento in cui l’Esercito Siriano sta vincendo la guerra, né crede che egli debba fare marcia indietro sulla sua idea che dev’essere il popolo siriano a determinare il proprio destino politico attraverso le elezioni; ma, conoscendo l’astuzia degli Americani, crede invece che si cercherà di proporre un accordo simile, anche se non dovesse andare in porto.

Non di meno, è ovvio che un qualche accordo tra Damasco e Washington sia necessario, altrimenti Mosca umilierà la Siria, violando la sua sovranità e “invitando” unilateralmente gli USA a prendere parte alle azioni anti-terroristiche nel paese. Non ci sono precedenti che indichino che la Russia possa prendere una tale decisione, ma è immaginabile che gli USA e la Siria stiano per entrare in un periodo di negoziazioni segrete “sponsorizzate” da Mosca, per le ragioni sopra descritte.

LA SORPRESA SAUDITA
C’è un altro grosso problema che dovrà essere discusso tra gli USA, la Russia e ovviamente la Siria; ovvero, la promessa fatta da Trump al Re Saudita Salman che le forze americane lavoreranno per creare “zone sicure” in Siria e Yemen. L’Arabia Saudita è un grande nemico della Siria, avendo finanziato i tagliagole dell’ISIS negli ultimi sei anni, e sembra poco realistico pensare che Riyadh cambierà idea e riconoscerà l’autorità di Damasco.

Altrettanto improbabile è che Damasco permetta ai sauditi di unirsi alla campagna anti-Daesh, cosa che creerebbe grosse complicazioni politiche nell’operazione. La Russia si è già accordata per lavorare con gli americani (che, si può presumere, sia stato fatto con il beneplacito di Damasco), ma Mosca non ha discusso ancora della scelta unilaterale degli USA di “invitare” Riyadh.

La Russia e gli USA intendono combattere congiuntamente il terrorismo non solo per fronteggiare insieme questo pericolo globale, ma anche come simbolica “fotografia” della tanto cercata Nuova Distensione con Washington nella Nuova Guerra Fredda, e per alimentare la percezione di una parità di forza militare tra la Russia e gli USA. Per Mosca è, dunque, molto importante ottenere questo obiettivo, e gli americani lo sanno; motivo per cui hanno pensato al coinvolgimento dei Sauditi e la promozione delle cosiddette “zone sicure” in Siria. Per quanto riguarda queste ultime, Lavrov ha sorprendentemente dichiarato che Mosca ne appoggerebbe la costruzione, con l’approvazione di Damasco.

UNA NUOVA DISTENSIONE?
La Russia, desiderosa di raggiungere questa Nuova Distensione, potrebbe scendere a un compromesso e accettare il coinvolgimento dell’Arabia Saudita, premettendo che la Siria sia d’accordo. Se Damasco permetterà soltanto agli USA di portare avanti la missione con la Russia (inclusa la costruzione delle “zone sicure”, che Damasco probabilmente non approverebbe) ma rifiuterà di accordare lo stesso privilegio a Riyadh, potrebbero sorgere grossi problemi per la Russia.
Mosca, il quel caso, potrebbe essere costretta a fare una scelta: o scegliere di allearsi con Washington e Riyadh nell’interesse di ottenere una Nuova Distensione, e dunque non rispettare la sovranità della Siria; oppure rispettare l’autorità di Damasco sullo spazio aereo cooperando con gli USA (presumendo che Assad sia d’accordo), ma non permettere ai sauditi di compiere operazioni nel paese. Quest’ultima opzione potrebbe creare attriti con gli USA, e rivelarsi inapplicabile se dovesse rovinare i piani per la Nuova Distensione.

LE OPZIONI DI DAMASCO PER UN ACCORDO
L’unica “soluzione” che può essere pensata, a questo punto, sarebbe che la Siria permetta tutto ciò con discrezione, in cambio del fatto che la Russia allenti le pressioni su Damasco per accettare la “bozza costituzionale”. Per essere chiari, l’autore non appoggia questa decisione, ma propone un’idea che alla fine toccherà alle autorità siriane accettare o meno; l’intento è di aiutare la Siria a pensare a soluzioni alternative e creative per uscire dall’ “angolo” strategico nel quale eventi internazionali l’hanno spinta.

Parlando di soluzioni creative; se la Russia egli USA intendono allearsi nelle operazioni anti-terroristiche nel paese, e coinvolgere anche l’Arabia Saudita e i suoi alleati (presumibilmente senza l’appoggio siriano per questi ultimi), allora Damasco potrebbe trovare saggio considerare di invitare Teheran a partecipare ai bombardamenti. L’Iran non coopererebbe mai con gli USA visti gli attriti tra i due paesi, ma sarebbe un modo simbolico per mostrare la disapprovazione della Siria per l’ingresso dei sauditi nella coalizione.

IL FATTORE HEZBOLLAH
Un altro motivo a supporto di questa idea è che il destino di Hezbollah nel paese diventerà presto una questione da chiarire nelle trattative sul conflitto siriano. Si può facilmente sostenere che i “ribelli moderati” non si accorderanno mai su alcuna soluzione politica che includa la presenza di Hezbollah in Siria; ma Mosca, Teheran e Damasco si sono già accordati nel dire che non è possibile alcuna soluzione militare.

Vedendo che la maggior parte della “comunità internazionale” che partecipa agli accordi di Ginevra si oppone alla presenza di Hezbollah in Siria, si può facilmente immaginare come, una volta che ricominceranno le discussioni all’ONU, sarà fatta una enorme pressione su Damasco. La posizione della Russia sulla permanenza di Hezbollah nel paese è controversa; ma le relazioni molto strette di Mosca con Tel Aviv, e il suo desiderio di raggiungere la Distensione con Washington, portano a pensare che possa mostrarsi “flessibile” sulla questione, il che potrebbe scontrarsi con gli interessi di Teheran.

Dunque, se sia la Siria che l’Iran vedono Hezbollah come uno dei protagonisti della ricostruzione post-bellica del paese, allora uno dei modi migliori per assicurarsi il suo appoggio è quello di coinvolgere anche l’aviazione iraniana in Siria, proprio come Damasco ha fatto con i russi, e poi eventualmente “negoziare” il suo ritiro come “soluzione di compromesso” con i “ribelli moderati” per permettere a Hezbollah di rimanere in Siria. Di nuovo, per non creare equivoci, l’autore sta solo proponendo suggerimenti nella speranza di aiutare Damasco ad assicurare la propria posizione e salvaguardare la propria sovranità.

PENSIERI CONCLUSIVI
E’ evidente, vedendo come si muovono rapidi gli eventi politici e internazionali che riguardano la Siria, che vi saranno grandi novità in quanto entrambi i fronti si preparano per avanzare le loro “soluzioni” preferite al termine del conflitto. Sempre di più, le posizioni della Russia e dell’America si stanno avvicinando sia per il desiderio di Mosca di ottenere una Nuova Distensione, sia per l’urgente necessità di Washington di porre rimedio agli errori dell’amministrazione Obama.

In quanto parte di questa convergenza di strategie, sarà fatta enorme pressione sulla Siria per conformarsi alla nuova situazione geopolitica, e questo potrebbe condurre la Russia e gli USA a costringere la Siria a fare concessioni sulla “bozza costituzionale”, sulle “safe zones” e forse altre misure nell’interesse del “bene superiore”. Le opzioni di Damasco sono molto limitate a questo punto, ma potrebbe sconvolgere la situazione invitando le forze aeree iraniane nel paese per prendere parte ai raid anti-terroristici.

La Russia, che sia favorevole o contraria a questa mossa, non potrebbe impedirla perché non rischierebbe mai una guerra con la Repubblica Islamica sulla legittima decisione di Damasco di unirla ai bombardamenti. Teheran, da parte sua, potrebbe valutare la scelta, considerando che Trump straccerà il negoziato sul nucleare in ogni caso, e potrebbe allearsi con Israele per lanciare una “Rivoluzione Verde 2.0” durante le elezioni di maggio. L’Iran potrebbe cogliere l’occasioni per proteggere i suoi interessi internazionali mentre può ancora farlo, e non è troppo tardi.

La Guerra al Terrore in Siria si avvicina al termine, anche se appare sempre più evidente che la nazione diventerà il fulcro dei Grandi Poteri per riorganizzare l’ordine mondiale. Tra i grandi intrighi internazionali che vi saranno sul suo territorio in nome di un “bene superiore”, sarà una sfida ancora più grande per Damasco proteggere e promuovere i suoi interessi, pur necessitando di offrire molte concessioni o di cambiare totalmente la strategia, magari invitando l’esercito formalmente l’esercito iraniano ad unirsi ai raid anti-terroristici nel paese (presumendo che questa cosa vada a vantaggio di entrambi i paesi, ovviamente).

(di Andrew Korybko per 21st Century Wire. Traduzione di Federico Bezzi)