La battaglia di Debaltsevo

In questi giorni si è violentemente riaccesa la miccia, mai sopita, della guerra in Donbass. L’esercito ucraino ha infatti tentato più volte, dopo una notte di bombardamenti dell’artiglieria, di forzare le trincee delle forze ribelli, bombardando anche alcuni quartieri popolari di Donetsk. Se ci guardiamo alle spalle questa guerra, che continua ad insanguinare l’est Europa, è iniziata in seguito alla rivolta, pilotata dagli USA, di Euromaidan. Con la caduta del governo e la presa del potere dei filoatlantisti le regioni dell’est fortemente russofone e di tradizione russa insorgevano contro il nuovo governo fantoccio. Era il 6 aprile 2014, 3 anni fa. In quella data moti indipendentisti ed antigovernativi si accendevano a Donetsk, Lugansk ed in altre città divampando a breve in tutta la regione. La richiesta era quella di un referendum che sancisse la separazione politica dall’Ucraina di cui la nuova giunta al governo rappresentava la fazione filoeuropeista e filoamericana. Il popolo insorto passava dalle parole ai fatti in brevissimo tempo. I separatisti delle regioni dell’est, contro ogni aspettativa, sono riusciti, fino ad oggi, non solo a resistere agli attacchi dell’esercito ucraino e delle sue milizie punitive, ma anche a creare un esercito efficiente e ben motivato. Ma soprattutto a vincere battaglie importanti come quella dell’aeroporto di Donetsk e a riconquistare Debaltsevo.

Questa città ricopre un ruolo importante nella guerra fra Donbass e Ucraina, essendo un importante snodo stradale e ferroviario. La riconquista di questo importante obiettivo avveniva ad un anno dall’inizio degli scontri, quando i fronti si erano su per giù assestati e la macchina militare separatista era ormai ben oliata. Le forze ucraine erano riuscite a creare una testa di ponte incuneata in pieno territorio novorusso nella città di Debaltsevo, da dove intendevano far partire un’offensiva che, unendosi all’assalto dalla città di Volnovakha, doveva circondare Donetsk, ponendo fine una volta per tutte alla guerra. Gli assalti ucraini vennero respinti, e con l’arrivo del gelo invernale si pensava ad una diminuzione degli scontri in attesa del disgelo primaverile. Così però non accadde. Mantenere il possesso di Debaltsevo è necessario per i collegamenti fra le Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk; di conseguenza venne preparato un piano per riconquistare la città. Per fare ciò gli alti comandi degli eserciti di Lugansk e Donetsk per la prima volta cooperarono attivamente impegnandosi a raggiungere i propri obiettivi nel minor tempo possibile.

Parlare dei numeri delle forze in campo è abbastanza difficile: se da una parte l’esercito ucraino minimizza ogni volta il numero delle proprie truppe e aumenta a dismisura quello delle milizie separatiste, il conto dei ribelli sembra essere sempre più onesto. Secondo il governo ucraino le forze separatiste impiegate nella riconquista di Debaltsevo erano composte da almeno 15.000-17.000 uomini e per lo più da unità militari russe. Dati questi inverosimili. Innanzitutto le Repubbliche Popolari in quel momento non potevano disporre di così tanti uomini da dislocare intorno alla sacca, e per quanto riguarda la presenza di russi ancora più improbabile visto che un loro intervento diretto avrebbe significato guerra all’intera NATO. I numeri si aggirano, a mio avviso, intorno ai 6-7 mila per i separatisti e sui 5-6 mila per gli ucraini.

Quando il 14 gennaio le forze delle Repubbliche Popolari iniziarono ad attaccare il saliente di Debaltsevo l’esercito ucraino era totalmente impreparato. Avendo sottovalutato fin dall’inizio il nemico i generali ucraini non disposero delle linee e delle opere difensive, soltanto qualche trincea e qualche blocco stradale, un assalto in pieno inverno era infatti ritenuto inattuabile. Nonostante le truppe ucraine venivano colte di sorpresa dagli assalti dei volontari, dei cosacchi e dei soldati della RPD e della RPL, decisi contrattacchi delle riserve e delle forze corazzate vanificavano ogni successo ribelle. Inizialmente il piano degli alti comandi di Lugansk e Donetsk era quello di forzare le linee di Trojtskoe per circondare così Debaltsevo, ma ogni attacco era stato respinto con ingenti perdite fra le truppe. Era necessario un cambio alla strategia o un colpo di mano fortunato. Veniva così modificato il piano d’accerchiamento della testa di ponte kievita in territorio novorusso.

Il 30 gennaio l’assalto a Uglegorsk, centro urbano poco a nord di Debaltsevo, riusciva in maniera clamorosa. I separatisti, affiancati da autocarri e BMP forzarono le difese ucraine totalmente impreparate e conquistavano la città. Uglegorsk cadeva, e così crollava anche il morale delle truppe governative. Gli alti comandi infatti continuavano a dichiarare, mentendo, che la città era ancora in mano ucraina. Ma un video che mostrava il presidente della RPD Alexander Zakharchenko camminare per la città assieme ai soldati separatisti svelava ogni menzogna. Le sorti della battaglia di Debaltsevo stavano cambiando, e un altro evento ormai divenuto leggenda spense definitivamente ogni velleità combattiva dei soldati di Kiev.

Venne organizzata una controffensiva per riconquistare Uglegorsk, selezionato per questo scopo era il temuto battaglione punitivo “Donbass”, guidato da un misterioso e violento comandante. I kieviti partirono all’assalto e trovandosi quasi subito fortemente contrastati dai nemici esaurirono presto la spinta offensiva. Il comandante del battaglione “Donbass”, Semenchenko, veniva durante uno scontro ferito ad una gamba, e terrorizzato dalla possibilità di essere preso prigioniero, lui che aveva perseguitato e violentato civili e militari insorti, tentò la fuga in maniera rocambolesca. Non solo uccise due suoi soldati per rubare un autoblindo e fuggire, ma mentì spudoratamente e si finse un eroico soldato ferito.

Bisognava ora solo chiudere il laccio introno alla testa di ponte, per accerchiare Debaltsevo e conquistarla. Le forze separatiste, galvanizzate dai successi di Uglegorsk avanzarono verso l’autostrada M-103 e la città di Logvinovo, ultimi due territori in mano ai governativi che si collegavano alla città assediata. La tenaglia si stava ora velocemente serrando. L’Alto comando ucraino non reagì a dovere inviando le riserve a Logvinovo, anzi rimase totalmente passivo di fronte alla forte spinta separatista. Mentre la strada M-103 veniva pesantemente bombardata dalle artiglierie delle Repubbliche Popolari, Logvinovo veniva occupata con un altro colpo di mano: l’accerchiamento era completato, la tenaglia chiusa.

Era il 9 febbraio, e dopo un inizio incerto le forze separatiste erano in netto vantaggio. Svegliatisi da un sonno mortale, i generali ucraini inviarono allora ogni riserva all’assalto di Logvinovo, ma i novorussi resistettero con grandi sacrifici. Si stava rivivendo una seconda Stalingrado: l’esercito ucraino dentro Debaltsevo era numeroso ma non riusciva a liberarsi dall’accerchiamento, in più la mancanza di rifornimenti ed il morale basso avevano minato lo spirito combattivo della truppa. Furono centinaia gli ucraini che tentarono la fuga lasciando mezzi, armi e munizioni nelle mani dei separatisti. Il ricco bottino catturato dalle forze popolari compensò la morte di numerosi soldati e volontari. La città di Debaltsevo veniva così riconquistata, i soldati ucraini che si arresero furono migliaia, quelli che morirono nei campi per il gelo o tentando la fuga centinaia.

La riconquista di Debaltsevo fu uno degli eventi più importanti della guerra, non solo perché permise ai separatisti di giocare da una posizione di forza alle trattative di Minsk, ma anche perché con la conquista di Debaltsevo le comunicazioni e gli spostamenti di truppe vennero accelerati e migliorati, e i due eserciti popolari poterono ridispiegare le proprie forze su altri fronti più caldi. La vittoria dei novorussi fu dovuta alla tenacia delle truppe, che nonostante le alte perdite continuarono a combattere, ma anche all’inefficienza e al basso morale dell’esercito ucraino. Gli ucraini avevano fin da subito sottovalutato il nemico non preparando trincee e difese nell’eventualità di un assalto nemico, e in seguito non avevano preso le necessarie contromisure di fronte all’accerchiamento di Debaltsevo. Accerchiamento avvenuto nel più classico dei modi, proprio come più di duemila cento anni fa Annibale aveva, dolorosamente, insegnato a Canne.

(di Marco Franzoni)