Da Bruxelles clamoroso passo indietro: “stop ai migranti dalla Libia”

Con soltanto 6 anni di ritardo, l’Unione Europea annuncia, per bocca di Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, che “è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all’Italia”. Premesso che le parole e i fatti sono elementi da sempre distinti gli uni dagli altri, la clamorosa marcia indietro è avvenuta al termine dell’ incontro a Bruxelles con il primo ministro libico Fayez al-Sarraj.

Con un fare degno del miglior prestigiatore politico da “prima repubblica”, Tusk ha anche affermato che “L”Europa ha dimostrato di essere in grado di chiudere le rotte dell’immigrazione illegale”. Un’ affermazione quanto meno bizzarra, considerando che per sei lunghe annate siamo stati costretti a sorbirci una serie di pompose omelie (il riferimento alla complicità del Vaticano è puramente voluto) sul valore dell’accoglienza, dell’integrazione, dei baci e degli abbracci.

Interessante notare che Tusk faccia riferimento, quando parla delle “rotte che l’UE è stata in grado di fermare” al Mediterraneo orientale. Ovvero alla rotta controllata dalla Turchia, la stessa con cui Bruxelles aveva firmato l’imbarazzante accordo nel marzo del 2016, che vincolava l’Unione ad accellerare su visti e adesione del Paese guidato da Erdogan alla comunità, dimostrando e certificando la sua incapacità di gestire il fenomeno.

Insomma, il mondo sembra aver smarrito in appena un paio di mesi le numerose verità assolute marchiate sulla pietra in sei anni: da “è un fenomeno inarrestabile” proferito dai vari sacerdoti che abitano la nostra società nella politica come nella stampa (da Emma Bonino a Corrado Formigli, per citare i primi che vengono in mente), a “l’immigrazione è una risorsa per il nostro PIL” (a differenza dei disoccupati italiani che evidentemente non lo sono), più varie ed eventuali perle che ad oggi non penso sia il caso di elencare in modo completo.

Al di là di come le certezze vengano smentite, ci è sufficiente ricordare quanto questi dettami stiano cambiando velocemente a seconda della direzione in cui soffia il vento d’oltreoceano, e di come potrebbe cambiare ancora in futuro. Tra tante virate, una sola certezza: noi, come Paese e come continente, non abbiamo alcuna voce in capitolo.

Il salto della quaglia, comunque, deve far parte delle competenze della sedicente classe politica europea, considerato come lo stesso Tusk fino a ieri avesse dichiarato la sua preoccupazione per l’ordine di Trump di bloccare l’ingresso da sette paesi a maggioranza islamica. Al netto delle giustificazioni fornite, come nemici mediorientali che noi stessi dovremmo temere da anni, o la solita retorica antinazionalista, salvo voi accennare ad un non meglio precisato “orgoglio europeo”, è uno strano modo di intendere le dinamiche internazionali, come si è palesato  nella dichiarazione di oggi.

(di Stelio Fergola)