Gli Stati Uniti contro la Russia, nonostante Trump

«Avere buoni rapporti con la Russia è una cosa buona, non una cosa cattiva. Soltanto gli stupidi, o gli sciocchi, possono pensare che sia un male». Normalizzare i rapporti con Putin sembra essere una priorità nella politica estera statunitense. Per Donald Trump infatti il più grande errore dell’amministrazione Obama è stato quello di condurre una politica aggressiva nei confronti di Mosca: rivoluzioni colorate, sanzioni economiche e spostamento di truppe nell’Europa orientale hanno spinto il Cremlino a trovare un’intesa economica e militare con la Cina, il vero e unico competitor su scala globale degli Stati Uniti.

È la Cina – infatti – e non la Russia, a detenere il 20% del debito pubblico americano. È la Cina, e non la Russia, la prima economia al mondo per Prodotto Interno Lordo. È la Cina – ancora – e non la Russia, che sta costruendo infrastrutture in ogni angolo del globo, dall’Africa all’America Latina. È la Cina, e non la Russia – quindi – che si sta preparando a sfidare l’egemonia statunitense. Trump lo sa e le sue aperture alla Russia vogliono ridimensionare le ambizioni della Repubblica Popolare Cinese e ostacolare la nascente integrazione eurasiatica tra Mosca, Pechino e Teheran.

Noi europei non dobbiamo però illuderci pensando che d’ora in poi gli Stati Uniti si faranno promotori di una distensione nei rapporti tra il Vecchio Continente e la Russia. Mosca e Washington dovrebbero collaborare su «qualche dossier», come la lotta all’ISIS e al terrorismo internazionale, ma «probabilmente non saranno mai amici» e il teatro del loro antagonismo continuerà ad essere soprattutto l’Europa.

La Russia «ha invaso l’Ucraina e si è presa [illegalmente] la Crimea», ha dichiarato Rex Tillerson durante l’audizione per la ratifica della sua nomina a Segretario di Stato. «La Russia rappresenta – dunque – un pericolo [e] i nostri alleati della NATO hanno ragione a essere preoccupati dalla sua rinascita, dovuta all’assenza di una leadership americana», ha continuato l’ex Ceo di Exxon Mobil, insistendo su concetti già espressi dal Segretario alla Difesa, James Mattis, e dal nuovo capo della CIA, Mike Pompeo.

Sostenere che la NATO sia «obsoleta», significa volerla rinnovare, non smantellare. Trump, infatti, pur lamentandosi dell’Alleanza Atlantica, non ha mai detto di volersene sbarazzare. L’approccio della Casa Bianca si farà più pragmatico: se gli europei vogliono la protezione degli Stati Uniti dovranno partecipare alle spese militari con il 2% del PIL.

Anche il dispiegamento di battaglioni operativi ai confini con la Russia, a cui partecipano contingenti di tutti gli Stati membri, è una strategia che permetterà ai comandi americani di mantenere il controllo sulle operazioni NATO anche nel caso di un futuro disimpegno, perché lasceranno le truppe europee a presidiare i confini e portare avanti un’inimicizia (quella con la Russia) che loro stessi hanno provocato.

Il miglior alleato degli Stati Uniti in Europa sarà, ancora una volta, il Regno Unito. Il referendum britannico, seppur non abbia ancora iniziato a produrre effetti politici, costringerà l’Unione europea a ripensare se stessa, ma non ha mai messo in discussione il ruolo della NATO. E proprio l’Alleanza Atlantica sarà il perno attorno a cui ruoterà la «Special Relationship» tra Londra e Washington. La nuova inquilina di Downing Street, Theresa May, e il Ministro degli Esteri britannico Boris Johnson hanno tutta l’intenzione di portare avanti il clima di ostilità contro il Cremlino, nonostante le aperture di Trump, per offrire alla NATO una ragione d’esistere.

 Le elezioni sembrano aver provocato una frattura interna agli Stati Uniti e non solo in merito alle diverse posizioni sulla politica estera, ma il Governo è pur sempre l’intrattenimento offerto al popolo dal complesso industrial-militare e continuerà ad esserlo anche con Trump. Anzi, c’è da credere che grazie al Tycoon il complesso industrial-militare americano conserverà il proprio primato, minacciato dal risveglio del Dragone cinese.

Il 45esimo presidente degli Stati Uniti si impegnerà a rifare grande l’America riportando in patria l’economia reale e difendendo la leadership statunitense nel settore energetico, ma, soprattutto, portando avanti una politica di contenimento della Cina; cercando in questo una sponda nella Russia. Ma, mentre Trump tende una mano a Putin, il Dipartimento di Stato, il Pentagono e la CIA, ma anche le ONG e i Senatori neo-conservatori, che costituiscono lo “Stato Profondo” dell’amministrazione statunitense, porteranno avanti la politica anti-russa di Obama, perché non possono permettere che cada la cortina di ferro che divide Mosca dal resto dell’Europa.

Al Cremlino non si fanno illusioni, «non guardiamo il mondo con le lenti rosa» ha dichiarato il portavoce Dmitri Peskov. Ma noi europei, preoccupati più a fare il tifo per questo o quel candidato, piuttosto che guardare a ciò che accade nel sistema internazionale con le lenti della geopolitica e del realismo, perderemo un’altra chance per giocare la nostra partita.

(di Marcello Berera, Coordinamento Solidale per il Donbass)