Gli anti-italiani: quando il nemico è in casa

Il nemico peggiore per uno Stato non è quello esterno, ma quello interno. Quello che si annida e si nasconde tra la popolazione, quello che attraverso la propaganda delle sue subdole e pericolose idee mina la stabilità del Paese, quello che immette nell’organismo e nell’apparato dello Stato un virus, che come un cancro prolifera e porta alla morte di una nazione.

Il vero pericolo per il nostro Paese non è costituito dall’immigrazione incontrollata, dagli integralisti islamici, dai rom o dagli stranieri che a vario titolo e a vario livello delinquono, ma è rappresentato da alcuni italiani, da una fetta di popolazione che affronta queste problematiche con un approccio buonista, semplicista e minimalista, che non permette la risoluzione dei problemi, ma li aggrava, manifestando quel malizioso e meschino “modus operandi” tipico della spia, del franco tiratore o più semplicemente del traditore.

Come si può definire, se non traditore della Patria, chi vuole cancellare le frontiere, mettere a bando i confini, aprire le porte a qualsiasi flusso migratorio in nome del multiculturalismo e del cosmopolitismo? Forse incosciente, o comunque una persona che, probabilmente in balia di droghe e sostanze allucinogene, sogna un mondo costituito da un unico grande popolo, cancellando le identità di ciascuna nazione, gli Stati ed i confini, ignorando ciò che ha rappresentato la vera ragion di sviluppo della civiltà umana, ovvero la sublimazione delle diversità dei vari popoli e la difesa dell’identità territoriale, culturale e storica di ogni nazione.

Come si può definire chi predica l’accoglienza indiscriminata senza aver contezza dei numeri e delle capacità di risposta, nonché di tenuta, del nostro già precario sistema sociale? Per non parlare dell’anomalo concetto di integrazione, che non è uno spot elettorale, ma si realizza – nonostante si prodighino a raccontare favole utopiche e a scaricare la colpa sull’intolleranza e sul razzismo – quando una società è florida e ha le potenzialità per assorbire lo straniero con il lavoro, unico strumento valido di integrazione, in quanto permette di maturare, grazie al sostentamento economico, un livello almeno dignitoso di vita.

Costoro sono le stesse persone che vogliono svendere la sovranità nazionale, delegandola ad organizzazioni sovrannazionali create “ad hoc”, che ingabbiano il nostro Paese e che sono finalizzate esclusivamente al consolidamento dell’egemonia politica, economica e militare delle solite potenze mondiali.

Raccontano e propagandano favole utopiche di un’Europa unita, trascurando il vessillo sotto il quale viene configurata l’unione, ovvero quello finanziario; ignorando come l’accozzaglia di Stati e soprattutto la corsa all’annessione di quelli ex-sovietici sia un chiaro segnale di come sia prevalente il carattere egemonistico, tanto è vero che, solitamente, il passo successivo all’entrata nell’Unione è quello di divenire membro della NATO.

Ma sono anche gli stessi che, per dare adito alle proprie propagande, non esitano a giustificare, con la solita retorica autolesionista, ogni comportamento malavitoso condotto da stranieri e che, al contrario, con malizia e raccapricciate sciacallaggine tipica dei migliori avvoltoi, non si sottraggono mai dall’ attaccare, demonizzare e politicizzare ogni atto illecito se a compierlo è un connazionale.

Avvoltoi che piombano dal cielo non appena captano l’occasione propizia per appiccicare i loro manifesti in faccia agli italiani. Nella fattispecie ci riferiamo a quel manipolo di finti intellettuali, a quei “radical chic” della sinistra borghese, a quelle iene da tastiera, ai comunisti rinnegatori della loro stessa ideologia, a coloro i quali, dalle alture dei loro attici nei quartieri più “in” e lontano dai problemi del vivere quotidiano, si sentono in dovere di propagandare ciò che loro ritengono – e questo rappresenta la cosa più grave – la verità assoluta e indiscutibile.

E guai a contraddirlo questo verbo di Dio, si viene subito tacciati di populismo, razzismo, fascismo, eccetera. Ci sia consentito una metafora mitologica: Troia non è caduta solo perché i Greci ebbero l’idea del cavallo di legno, ma perché dentro le mura della città e tra i troiani si fece largo una corrente buonista e superficialista che portò ad accettare quel dono, rinnegando e tradendo ciò che per decenni aveva difeso la città e permesso lo sviluppo della stessa, ossia le sue mura inespugnabili.

Allo stesso modo noi non periremo solo perché siamo oggetto di attacchi al nostro sistema politico, economico e sociale, ma perché il dilagante e sempre più diffuso approccio buonista, semplicista e minimalista ci porterà a prendere posizioni suicide, così come fu a Troia. Allora la domanda nasce spontanea: cosa può fare chi ha a cuore il proprio Paese?

Senza essere ugualmente retorici e pretenziosi quanto i sacerdoti del multi-culturalismo, ci spetta comunque un lavoro di pensiero che ottemperi alla salvaguardia di quei capisaldi chiamati “ideali”, tramite i quali difendere la storia, la cultura, l’arte e tutto ciò che di grande abbiamo ereditato dal nostro passato. Ci spetta il dovere morale di elaborare, attraverso un’appassionante azione di pensiero, tutte quelle idee da tramutare in azioni politiche concrete, affinché l’Italia torni ad essere un faro di civiltà.

(di Carmine Savoia)