Perché il sovranismo è un’ illusione con questo sistema politico

“Noi vogliamo abbattere la globalizzazione, noi vogliamo il protezionismo per le nostre aziende e punire chi delocalizza, noi vogliamo combattere per i diritti dei lavoratori, per il salario dignitoso, noi vogliamo la sovranità politica e monetaria, noi siamo il popolo e col popolo, contro i mercati finanziari ma per i mercati rionali. Oggi non esistono più destra e sinistra, oggi esistono chi sta col popolo e chi sta col grande capitale. E noi siamo i nemici del grande capitale. Noi vogliamo un esercito forte. In politica estera noi vogliamo la sovranità rispetto alla UE, noi vogliamo un’alleanza con la Russia e non la servitù della Nato. Sull’immigrazione noi vogliamo il blocco navale, chiudere le frontiere e l’espulsione di tutti i clandestini. Noi fermeremo l’invasione e non permetteremo la sostituzione etnica. Noi vogliamo che le famiglie italiane abbiano più figli e daremo incentivi economici. Questa è Italia sovrana. È l’inizio di una rivoluzione nazionale. Chiediamo agli italiani di darci il 40% per portare le nostre idee al potere”.

Così ha parlato Giorgia Meloni durante il comizio Italia sovrana. Se anche la metà di queste cose fosse vagamente realizzabile, l’Italia sarebbe un Paese decisamente migliore.

La Meloni chiede il 40% per questo sedicente Fronte sovranista, ma in realtà sono percentuali vuote. La storia la fanno le minoranze e in questo non si può che riconoscere una verità inoppugnabile.

Chi pensa che le rivoluzioni francese, fascista o bolscevica siano avvenute con una decisione presa da maggioranze è semplicemente fuori strada, e non è necessario approfondire il perché. La questione però in questo caso s’intinge di un altro fattore: la possibilità.

Un elemento di cui è completamente privo il sistema istituzionale italiano, non volendone sapere di cambiare né di evolversi in nessun modo. Un Paese in cui la retorica della democraticità continua a mietere vittime e ad attirare sorprendentemente sacerdoti e fedeli, nonostante il suo fallimento sia sotto gli occhi di tutti da almeno cinquant’anni (per non andare oltre).

Un Paese in cui continua a diffondersi l’idea che si possa governare tutti insieme senza che ci sia nessuna responsabilità finale di governo: tutte le riforme degli esecutivi degli ultimi 20 anni sono state frenate o nella migliore delle ipotesi dimezzate. Un circolo vizioso che non conduce e non può condurre da nessuna parte, anche nella constatazione di un eventuale errore.

Senza verificare l’errore è infatti impossibile produrre un progetto politico di risposta, ma solo rimanere nell’eterna dialettica dell’accusa di “non aver fatto”, in un corto circuito senza alcuna prospettiva possibile se non l’agonia o, nella migliore delle ipotesi, la morte.

A questo si aggiunga la totale assenza di una pedagogia politica, per lo meno esistente nel sistema dei partiti della prima Repubblica (in particolare quello comunista) e completamente scomparsa nella “seconda” (il virgolettato non è casuale: in quale realistica definizione si può mai cambiare l’ordinale numerico se il sistema politico rimane tecnicamente lo stesso? Attualmente, solo in Italia).

Il 40% che chiede la Meloni non solo è un sogno lontano da qualsiasi possibile realtà, ma la cosa più triste è un’altra: non servirebbe a nulla. Se dobbiamo dirla tutta, immaginando uno scenario fantapolitico, non servirebbe a nulla nemmeno il 90% dei seggi.

E il motivo è semplice: la forza incredibile del Parlamento italiano. Quando si sosteneva che Berlusconi avesse “maggioranze bulgare” durante i suoi governi degli anni 2000, si diceva senz’altro una verità, se ci si riferiva al dato puramente numerico.

Nessuno però si è mai fermato a riflettere sulle condizioni che tenevano in piedi quelle sedicenti “maggioranze bulgare”: sempre facendo il giochino della fantapolitica si possono avere anche 945 parlamentari ufficialmente a favore, ma costoro non voteranno mai una legge senza chiedere modifiche o cambiamenti che spesso si traducono nell’inutilità della legge medesima, completamente deturpata del suo significato originario per poi, al giro successivo, essere criticata come futile: un altro corto circuito – l’ennesimo – dal quale non si uscirà mai.

Il potere di ricatto dei deputati italiani, protetto e tutelato dal sistema istituzionale, è il vero regnante di questo Paese. Un regno del nulla, come pare più che evidente. E la “povera” Meloni può continuare a raccontare le favole, ma resta il fatto che, in nome della crescita elettorale e delle possibilità di entrare in Parlamento, le sue idee (dando per scontata una genuinità che scontata non è) purtroppo vengono storicamente inglobate in partiti rigorosamente di sistema e senza alcuna prospettiva politica reale.

Che ne sia cosciente o meno poco importa: è la pura verità. Come la verità è che questo sistema politico privi qualsiasi persona desideri programmare e pianificare della possibilità anche solo vaga di farlo. Logico, naturale e forse anche giusto che comunichi i propri programmi, che si lanci anche in dichiarazioni iperboliche. Se non facesse nemmeno quello potrebbe smettere di fare campagna elettorale per sempre. Ma questa è un’altra storia.

(di Stelio Fergola)