Un giorno alla NATO: perché esiste ancora?

Siamo stati alla base JFC di Napoli, commando militare NATO attivo dal 2004, e durante la videoconferenza svolta nella sala riunioni abbiamo chiesto al colonnello dell’aviazione Romero perché, a distanza di quasi vent’anni dalla fine della guerra fredda, in Europa siano ancora presenti basi militari NATO. La risposta è stata “se ieri vi era la minaccia militare dell’Urss ora abbiamo quella degli hacker russi”.

Potrebbe sembrare surreale rispondere a dei presunti attacchi informatici con carri armati e missili certo, ma questo non è altro che un ragionamento che l’Occidente si trascina da settant’anni, nel suo fare anacronistico e fuori luogo, che, con la pretesa di voler difendere il “mondo libero” ha dato vita ad uno strumento di imperialismo aggressivo e feroce: il patto atlantico.

Con la sconfitta dell’Asse dopo la seconda guerra mondiale, il mondo si divise in due blocchi, ad ovest gli Stati Uniti e ad est l’Unione Sovietica; e in questo contesto l’Europa rappresentava la chiave di volta per uno scontro che pareva ormai imminente. Se a livello politico l’America aveva esportato il modello “democratico” nelle giovani nazioni europee ora bisognava assicurarsi che questi Stati, ancora deboli, non cadessero sotto l’influenza dell’ex alleato di Yalta.

A questo scopo nel ’49 fu creata la NATO ( North Atlantic Treaty Organization, in italiano Organizzazione del Trattato dell‘Atlantico del Nord), un’organizzazione sovranazionale volta a coordinare gli eserciti dei paesi occidentali in chiave anti-comunista e funzionale agli scopi americani. Per capire appieno il contesto in cui è nato il patto atlantico e la deriva che ha preso sono fondamentali le parole attribuite a Lord Ismay : “Lo scopo della NATO è di tenere dentro gli americani, fuori i russi e sotto i tedeschi”.

Non si trattò, infatti, solo di una minaccia all’URSS ma anche di evitare che gli Stati usciti sconfitti dalla guerra potessero tornare ad avere un loro esercito indipendente, e, con la scusa di scongiurare sul nascere nuovi conflitti, i suddetti stati andavano a si abbandonavano al destino di perdere la loro sovranità per consegnarsi al colosso statunitense. Nel ’55 l’Unione Sovietica rispose col patto di Varsavia e le tensioni militari andarono avanti sino all’89 con la caduta del muro di Berlino.

Perché allora, tornando alla domanda iniziale, abbiamo ancora basi NATO in Europa? Caduto il muro, cade anche la maschera della bontà americana. La NATO conta attualmente ventotto paesi membri , molti dell’ex trattato di Varsavia, ed ogni anno si avvicina sempre di più ai confini della Russia sebbene essa abbia smantellato tutte le basi militari che possedeva nei vecchi territori sovietici. Solo in Italia è presente il 21% delle basi NATO nel modo con ben 2.400 persone fra militari e civili, 2000 edifici posseduti dall’esercito americano, 1100 edifici affittati agli States e 15500 soldati americani su un totale di 99042 unità dell’esercito italiano. Numeri da occupazione, resa legittima da un trattato che non avrebbe più ragione di esistere in seguito al venir meno di tutti i presupposti presenti nel ’49.

La NATO oggi non solo continua a creare tensioni con una Russia che, abbandonato l’imperialismo, guarda ad un mondo multipolare, ma priva anche le nazioni occidentali di un diritto basilare come la sovranità militare. Caduta la maschera anticomunista, ci si rendo conto, dunque, che il patto Atlantico non è che la diramazione armata di una politica imperialista, aggressiva e neocolonialista statunitense, volta ad egemonizzare il mondo attraverso la paura e il costante richiamo alla guerra, impedendo così lo sviluppo di rapporti pacifici e diplomatici con quella parte del mondo considerata “cattiva”.

(di Antonio Pellegrino)