Trump spazza via i radical chic

La rosicata può avere inizio. O meglio, libero sfogo. Da stasera ai giorni a venire sarà tutto un: ” populismo autoritario”, ” democrazia in pericolo”, ” il suffragio universale deve essere rivisitato” e così via. La cerimonia inaugurale del quaranticinquesimo Presidente degli Stati Uniti d’America, ha ufficialmente aperto la sagra delle banalità radical chic. Una sagra figlia di un preludio lungo, lunghissimo, totalmente insopportabile. Là dove vi erano immaginifici palchi e starlette, vi saranno le Jackie Evancho, divinazioni aristiche con fama nazionale, ma doti indiscusse. Nazionale, già.

Un aggettivo in disuso, bandito, proscritto dai censori del mondo libero. Almeno sino ad oggi. Libero di concentrare la ricchezza nelle mani dell’1% della popolazione, mentre il restante 99% possiede meno; questo secondo i nuovi dati Oxam. Libero nelle sue disuguaglianze, nella sua possibilità di delocalizzare tutto, di pagare i Ceo milioni di dollari all’anno e lasciare gli operai con le pezze al culo. Libero, sì, di scandalizzarsi quando gli esiti elettorali si rivoltano contro l’unica idea di mondo possibile, l’unica giusta, perchè loro, quindi inoppugnabile, inattaccabile, irresistibile. Democratici,in fin dei conti, finchè non si perdono le elezioni.

Là dove c’era il Right to Protect, il diritto di esportare l’ideale americano in giro per il mondo a colpi di “guerre umanitarie”, prevarrà il sacrosanto dovere di farsi i cazzi propri. Là dove ” Yes We Can”, sarà “American First”, dove c’era marketing liquido, ci sarà pragmatismo sovranista, lì dove lo storytelling mainstream ha beatamente marciato, si avvia a trionfare la narrazione possente di un’America rivoltatasi all’establishment, da quel palco dove si parlava alle televisioni, un Presidente nuovo parla al suo popolo promettendogli potere.

Alle televisioni, allora, non resta che inquadrare i no global che protestano contro un leader che tira una riga dritta tra la fine della globalizzazione e tutto quello che verrà dopo, con lui ed il suo ” Movement”. ” Sradicheremo il terrorismo dalla faccia della terra”, finisce il tempo dell’ incertezza e delle dichiarazioni da sondaggio, basta commensali pericolosi, da oggi si fanno le cose chiare, a viso aperto, seduti a tavola con chi vuol trattare con una nazione, non con una ditta d’esportazione ideologica. ” Potere al popolo”, dice un sovranista milardiario votato in massa dagli operai del Midwest, portato a spalla dal Rust Belt, ” Una vergogna!” urlano le belle anime liberaldemocratiche del finchè vinciamo noi.

Finti no global incrostati nelle lagne, imbottiti di livore, non riescono a crederci: il disvelamento della narrazione dominante è compiuto, le loro battaglie non hanno più senso. Le ipocrisie? Emerse tutte. Sbraitano, allora, dalle sedioline dei salotti su cui stanno sempre più scomodi. Imbottiti di paura come sono. L’illustrazione del Presidente perfetto sbiadisce, nell’orto di Michelle ora cresce il patriottismo, è la fine del mondo per come l’avevamo conosciuto. Ed è un’ottima notizia.

(di Francesco Boezi)