Il discorso d’insediamento di Donald Trump

Alle 17.30 ore italiane, a Washington DC, sulla balconata del Congresso, si è presentato il solito Donald Trump.

Cravatta rossa d’ordinanza, giuramento, saluto alla folla. E’ arrivato davvero il momento del tycoon.
Quelli che si aspettavano che “cambiasse registro”, “diventasse più presidenziale” (qualsiasi cosa significhi), oppure rivoluzionasse il suo stile comunicativo, sono rimasti nuovamente delusi. Il Presidente Trump, al netto dei “thank you” di contorno, non ha risparmiato dichiarazioni nette, inequivocabili:

“Inizia tutto oggi – ha detto Trump – saremo più forti assieme, come mai prima d’ora”. Il monito è diretto principalmente al terrorismo, che non esita a inquadrare come “islamico”. Un primo (da Presidente in carica) schiaffo al politicamente corretto, nello stile che gli è più consono, senza giri di parole o piroette dialettiche per evitare di chiamare le cose con il proprio nome. “Il potere – ha dichiarato – viene trasferito da Washington agli americani. Affronteremo molte sfide, ci confronteremo e determineremo il corso dell’America e del mondo per molti, molti anni”.

Trump non ha evitato un passaggio sull’ex Presidente ( “Gli Obama sono stati fantastici”), ma nei suoi sedici minuti di discorso si è concentrato soprattutto sulla necessità di un cambio di ruolo a livello governativo. Donald ha parlato della necessità di “una nuova visione” e ovviamente non ha mancato di riaffermare il bisogno di solidità dei confini e quello di combattere la concorrenza economica sleale proveniente dall’estero.

“Non falliremo. E’ il tempo di pensare in grande e sognare ancora più in grande”. Particolarmente toccante il passaggio sul patriottismo, argomento quasi scontato negli USA ma riportato con enfasi assolutamente travolgente da Trump: “Quando apri il tuo cuore al patriottismo, non c’è spazio per il pregiudizio. Dobbiamo aprire le nostre menti e discutere dei nostri disaccordi onestamente, alla ricerca della solidarietà. Desideriamo rapporti di amicizia con ogni nazione, ma dobbiamo ricordare che è dovere di ogni Paese quello di mettere il proprio interesse al primo posto. America first”. Il Presidente, sotto un principio di pioggia, ha chiuso con un emblematico: “Il tempo delle chiacchiere è finito. Ora è il momento dell’azione”.

(di Danny Dusatti)