Tutto il pensiero unico contro. Caro Trump, non cambiare mai

In questi mesi ne abbiamo viste di tutti i colori: dai pugni e calci minacciati dal “democratico e corretto” Robert De Niro, al resto del mondo VIP dal cospicuo conto in banca che un tempo si professava quasi “socialisteggiante” (tra questi spicca il nome di Bruce Springsteen) schierato completamente contro, ai deliri giornalistici nostrani di Beppe Severgnini e Vittorio Zucconi, per non dimenticare la ormai storica figura di Giovanna Botteri e il suo cruccio di non poter più – che ingiustizia – condizionare in modo civile le scelte degli elettori. Una vera iattura.

Professioni diverse con uno scopo comune: dare addosso al nuovo presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump.

Non possiamo sapere, ovviamente, come sarà la presidenza del Tycoon. Tra le tante sciocchezze proferite in questi mesi, incentrate su argomenti di indubbio valore analitico come il taglio di capelli, l’apprezzamento volgare per le belle donne (secondo la stampa liberal mai sentito proferire a nessun maschio in via privata e novità assoluta della “filosofia Trump”), se n’è detta solo una giusta, troppo ovvia da non poter sfuggire nemmeno al più sprovveduto dei sedicenti analisti: le dichiarazioni di un candidato alla presidenza sono una cosa, il mandato presidenziale un’altra.

Questo per una miriade di ragioni diverse: dall’impossibilità tecnica per un leader democratico di poter fare tutto ciò che desidera, agli ostacoli che la politica degli ultimi 30 anni deve costantemente affrontare per scendere a patti con le lobby economico-finanziarie e, ovviamente, la pura e semplice malafede.

Certo è che Donald ha avuto già dei meriti pratici e culturali in questi mesi di “non presidenza”.

Anzitutto lo sbugiardamento continuo che ha perpetrato verso l’inconsistenza della stampa e dei politici democratici, Obama su tutti, che dopo l’election day dell’8 novembre hanno dimostrato non solo totale incapacità analitica, ma anche la solita presunzione per giungere a un atteggiamento sforante la pura e semplice ripicca, ovvero qualcosa che dovrebbe riguardare esclusivamente esseri umani di tenera età che solitamente chiamiamo “bambini”.

Diplomatici russi espulsi dal premio Nobel della pace che fa le guerre, alla fine di dicembre. Il motivo è sconosciuto, anche se si urla ai soliti complotti anti-americani da sponda Cremlino. Trump zittisce tutti e si complimenta con Putin: “Ha fatto bene a non reagire e a non cascarci, ho sempre pensato fosse una persona intelligente”. Boom. Un insulto indiretto al presidente uscente? Per tanti appartenenti al sinedrio radical, probabilmente sì.

Memorabile è, in casa nostra, l’invettiva di Severgnini sulla sua pagina del “corriere” subito dopo il nefasto giorno, seguita da altre nelle settimane successive. Recentemente, il nostro Beppe si è adoperato in un’azione che dimostra di non aver imparato nulla da ciò che è accaduto mesi fa:

“Donald Trump mette in pericolo la democrazia americana? La domanda è sgradevole, ma inevitabile. L’uomo che inveiva, insultava e mentiva in campagna elettorale sta per diventare il 45esimo presidente degli Stati Uniti.”.

Poco conta che sia anche l’uomo che voleva la pace con la Russia, che vuole ridare manforte al mercato interno riportando aziende come la Carrier e la Ford a investire sul territorio statunitense. Niente, per Severgnini conterebbero solo gli insulti e le presunte bugie (non si sa su cosa e in quale quantità significativamente differenti da avversari che parlano di pace e poi bombardano mezzo mondo). “Finora non è avvenuto un cambio di atteggiamento”, scrive il nostro Beppe, o qualcosa del genere.

Se il cambio significativo deve comportare il fatto di smettere di zittire “giornalisti” della CNN per tutte le Fakenews diffuse negli ultimi mesi sulla Siria, sostenere giustamente l’intelligenza di Vladimir Putin nel non rispondere per le rime all’assurdità di 35 diplomatici russi espulsi dagli USA non si sa bene perché (qualcuno lo chiama fegato ingrossato), avere comunque la scaltrezza di dimostrare indipendenza intellettuale, nonostante non si stia parlando certamente di un fine pensatore, beh: caro Donald, noi ci auguriamo che non cambi mai.

(di Stelio Fergola)