Houellebecq e le particelle elementari, un secolo di eugenetica

Nel 1999, mentre tutti aspettavano il Millennium Bug, lo scrittore francese Michel Houellebecq pubblica il romanzo Le Particelle Elementari, edito in Italia da Bompiani. Questo romanzo è ispirato alla vita dei fratelli Julian e Aldous Huxley: tratta di due fratellastri, Michel Djerzinki e Bruno Clement. Esattamente come i fratelli britannici, uno è un genetista e l’altro uno scrittore.

Entrambi i fratelli ebbero un’infanzia abbastanza solitaria e isolata: abbandonati dalla madre, la quale pensava più a divertirsi con toy-boy più giovani di lei negli anni della contestazione, ed affidati ora a collegi privati, ora ai nonni, ora ai relativi padri, crebbero sempre più insicuri ed impauriti nei confronti del mondo col quale dovevano fare i conti.

L’assenza dei padri, l’egoismo della madre, le botte subite dai loro compagni di scuola, li rendono sempre più sfiduciati nei confronti dell’umanità e rispondono in maniera diversa alle vicissitudini e alle difficoltà della vita: se Michel punta a studiare prima biochimica e poi genetica per eliminare definitivamente la riproduzione umana per via sessuale. Bruno si mette a studiare letteratura, per diventare così un professore mediocre, sottopagato, ed in preda a crisi psichiche, derivate soprattutto dalla sua maggiore dipendenza: la masturbazione.

In questo romanzo le donne sono presenti: esse provano a far capire ai due protagonisti di provare a raggiungere i loro obbiettivi, ma questi sono talmente impauriti, timidi, impacciati e soprattutto terrorizzati dall’esempio di donna che la madre ha fornito loro da essere incapaci di reagire. I due fratellastri non assaporeranno mai la gioia nel creare una famiglia o nello stare in compagnia, ma trascorreranno la maggior parte della loro vita ora in laboratorio, ora nelle cliniche psichiatriche.

Quello che fa riflettere in questo romanzo è il modo in cui Houellebecq mostra il consumismo della società francese, partendo dalla liberalizzazione sessuale sessantottina alla legalizzazione dei contraccettivi, fino ad arrivare alle ricerche eugenetiche, attraverso una cronaca che inizia appunto dai Julian Huxley fino all’inventore della riproduzione assessuata, ovvero uno dei due protagonisti della storia, il biologo e genetista Michel Djerzinki.

Da notare poi la fragilità fisica e psichica di chi utilizza, in questa storia, il sesso come un divertimento qualunque, senza alcun senso di responsabilità verso il prossimo e soprattutto verso se stessi. Quello che fa ancora più riflettere è il modo attraverso il quale Houellebecq rappresenta la politica liberale, liberista e libertaria francese che fin dagli anni ’60 ha voluto mettere in discussione quella che era ancora l’unica società comunitaria in Francia: la famiglia.

“Il 14 dicembre 1967, l’assemblea nazionale votò in prima seduta la legge Neuwirth sulla legalizzazione della contraccezione; benché non ancora rimborsabile dalla mutua, la pillola era ormai in libera vendita nelle farmacie.

A partire da quel momento, ampie fasce di popolazione ebbero accesso alla liberazione sessuale, sin lì riservata alla élite economica e agli artisti. Fa un certo effetto osservare come spesso tale liberazione sessuale venisse presentata sotto forma di ideale collettivo mentre in realtà si trattava di un nuovo stadio nell’ascesa storica dell’individualismo.

Coppia e famiglia rappresentavano l’ultima isola di comunismo primitivo in seno alla società liberale. La liberazione sessuale ebbe come effetto la distruzione di queste comunità intermedie, le ultime a separare l’individuo dal mercato. Un processo di distruzione che continua oggigiorno.” (pag. 120). Un libro, quindi, estremamente attuale, scritto da quello che molti critici ritengono il David Foster Wallace europeo e che presenta al lettore la differenza tra due solitudini: una fatta da una morbosità patologica e l’altra da una razionalità asettica; tormentate da desideri scaturiti dal mondo degli spot pubblicitari.

Un romanzo provocatorio, come il suo autore, che vuole far riflettere il lettore sulla società dei consumi post-sessantottina, diventata un amalgama di individui vuoti e disperati, che vagabondano in cerca di piacere.

Un romanzo che infine divulga il progetto eugenetico iniziato dal cugino di Darwin, Herbert Spencer che promulga anche il darwinismo sociale, a Julian Huxley fino agli esperimenti nazisti degli anni ’40, la sua ventennale sospensione e la ripresa degli studi negli anni ’60.

(di Giacomo Pellegrini)