La fine delle ideologie e l’ascesa del pensiero oggettivo

Governi di sinistra che elogiano Benito Mussolini, estremismi che si alleano, partiti di destra radicale alleati con quella che un tempo fu la patria del comunismo; per qualcuno tutto ciò potrebbe non avere senso, ma in realtà si tratta di un complesso fenomeno che ha cambiato completamente la geopolitica: “la fine delle ideologie e l’ascesa del pensiero oggettivo”.

Questo fenomeno comincia a manifestarsi dopo la conclusione della Guerra Fredda, che segna la fine della polarizzazione ideologica del mondo. Inizia tuttavia a manifestarsi pienamente nel 1999, nello stesso Paese che oggi è divenuto la più grande potenza mondiale nonché primo ad utilizzare questo fenomeno come un’arma vincente: la Federazione Russa. Ma esattamente, come la Russia e il suo presidente hanno impiegato e utilizzato questo fenomeno a proprio vantaggio?

In primis Putin ha utilizzato questo nuovo modo di interpretare la politica per riunire attorno alla sua figura un Paese profondamente diviso come la Russia; come avrebbe potuto fare altrimenti l’ex agente del KGB a riunire in uno stesso partito imprenditori, nazionalisti, nostalgici del comunismo e persino alcuni zaristi? L’unione di tutte le varie forze politiche russe apparentemente così distanti è stata infatti la base della stabilità assoluta interna alla Russia che Putin ha saputo garantire e che si è rivelata fondamentale per i suoi futuri successi.

In secundis tale fenomeno è stato utilizzato dal presidente russo per costruire un blocco di alleanze alternativo a quello americano che comprende paesi politicamente molto diversi tra loro, o addirittura ex nemici della Russia ora suoi alleati per la prima volta. Il caso principale è quello dell’Iran, che da secolare nemico della Russia è divenuto suo “alleato strategico”, formando una delle più potenti alleanze militari del mondo.

Ma esattamente quali altri effetti ha avuto questa forma di pensiero? Sempre a livello internazionale ha permesso a paesi governati da sistemi politici del tutto diversi di divenire alleati. E’ ancora una volta il caso dell’Iran islamico che si è alleato con Cuba, uno dei baluardi del comunismo mondiale; alleanza che ha portato l’Iran al vertice dei Paesi non allineati.

L’ultimo effetto lo riscontriamo in Europa: stiamo infatti assistendo a una rinascita dei partiti di destra radicale nel nostro continente per la prima volta dal 1945, questo non perché siano ritornati il razzismo o l’antisemitismo, ma perché la totale incompetenza delle autorità a risolvere i gravi problemi che si sono generati a partire dal 2008 (tra cui la crisi economica e i recenti sconvolgimenti derivanti dalle primavere arabe), ha portato una buona parte dei cittadini europei a votare per quei partiti che fanno dell’ordine e della tolleranza zero punti fondamentali del proprio programma.

Tuttavia questo fenomeno ha contribuito anche a creare un “fronte del rifiuto” alle nuove politiche della destra che si è via via trasformato in un movimento vuoto e spinto da un’ideologia ormai vecchia e inutile (l’antifascismo). Risulta dunque un interessante paradosso il fatto che una nuova forma di pensiero che unisce persone di idee politiche diverse stia contribuendo al ritorno degli estremismi e della polarizzazione politica.

(di Giovanni Chiacchio)