Immigrazione e capitalismo

Europa e Stati Uniti d’America hanno concetti profondamente diversi di “confine”. Per noi europei esso è il “limes”, ossia una linea di demarcazione da presidiare e difendere da minacce esterne di vario tipo; per gli americani invece esso è la “frontiera”, un confine provvisorio e mobile, da spostare sempre più avanti, sempre oltre, verso nuove terre inesplorate. 

Europa e Stati Uniti hanno inoltre storie decisamente differenti. L’Europa è un insieme di numerosi popoli e nazioni, ciascuno con la propria identità, la propria lingua, le proprie tradizioni, il proprio retaggio culturale, la propria storia secolare quando non millenaria. Gli Stati nazionali trovarono il pieno riconoscimento reciproco nel 1648 con la Pace di Vestfalia, la quale pose fine alle guerre di religione in Europa. 

Gli Stati Uniti invece hanno una storia molto più recente e, rispetto all’attuale Unione Europea a 28 Stati, hanno: un territorio vasto più del doppio, una popolazione inferiore di duecento milioni ed una densità media di popolazione inferiore di quasi quattro volte. Protetti da due oceani, gli Stati Uniti, dopo essersi sbarazzati della popolazione indigena, i cosiddetti “indiani d’America”, hanno “accolto” enormi masse di immigrati, veri e propri schiavi salariati al servizio del proprio sviluppo capitalistico, regolamentando i flussi migratori con leggi rigide e tutto fuorché umanitarie. 

Pertanto negli Stati Uniti coloro i quali erano inizialmente i coloni hanno soppiantato le popolazioni autoctone creando un ordine sociale nel quale essi hanno assunto il ruolo di classe dominante ( i WASP, white-anglo-saxon-protestant ) ed i successivi immigrati hanno assunto il ruolo di proletari, salvo rarissime eccezioni. 

Tutto questo è avvenuto, lo ripeto, nell’interesse delle oligarchie economico-finanziarie statunitensi. Analogamente in Europa, negli ultimi anni, leggi lassiste e facilmente aggirabili stanno consentendo a milioni di persone in condizioni disperate di giungere sul territorio europeo, già colpito da due crisi economiche consecutive (Grande Recessione e crisi dei debiti sovrani), impoverendo di risorse umane i territori di partenza, arricchendo le organizzazioni criminali che trafficano esseri umani e compiendo una vera e propria invasione ai danni, innanzitutto, delle classi sociali europee più deboli, spiazzate da questo vero e proprio “esercito industriale di riserva”, funzionale ad abbassare ulteriormente l’asticella delle tutele e dei diritti sociali. 

Per quanto ancora saranno sostenibili flussi migratori di centinaia di migliaia di persone all’anno, considerando, per parlare solo dei dati sulla disoccupazione, che in Europa vi sono ormai ventisei milioni di cittadini senza lavoro, di cui diciannove nell’area euro? Non ancora per molto, probabilmente.

E non deve stupire il fatto che a favore dei flussi migratori incontrollati siano schierati, ormai da decenni, personaggi quanto meno ambigui, come lo speculatore e presunto filantropo George Soros, principale finanziatore della ONG Human Rights Watch; i radical-chic “de sinistra”, utili idioti del capitale, troppo impegnati a temere ogni tre per due il ritorno del fascismo, dovrebbero forse chiedersi a chi giova scatenare il caos in Europa attraverso esodi biblici ed a chi ha giovato, ed a chi ha nuociuto, la gloriosa stagione delle cosiddette “primavere arabe” e delle “rivoluzioni colorate”. 

Scoprirebbero che un’Europa ancora più debole, quindi ancor più vassalla, è quanto auspicato oltreoceano. Nella più grande democrazia nel mondo.

(di Daniele De Quarto)