“Il Casanova” di Federico Fellini e il rapporto con il sesso

Il critico e storico del cinema Tullio Kezich riporta che durante le riprese de Il Casanova di Federico Fellini, il maestro romagnolo entrava nel camerino dell’attore protagonista, aspettasse che finissero di truccarlo e iniziava a picchiarlo. Ma perché tutto questo astio nei confronti del povero Donald Sutherland? Che cosa gli aveva fatto di così tanto male l’attore da doverlo trattare così male ogni giorno prima delle riprese? Niente. Semplicemente Fellini non sopportava la storia di Giacomo Casanova, il suo libertinaggio, le sue cospirazioni e la sua disperata ricerca di una soddisfazione meccanica del proprio io.

Mentre studiava per il film, Fellini, era riuscito a trovare la metafora giusta per rappresentare la realtà della sua epoca (correva l’anno 1976, Pasolini era appena stato ucciso e l’era dei consumi iniziava a farsi viva) e ad ambientarla in un’epoca molto distante: nella Venezia e nell’Europa di Giacomo Casanova. Ma tra il maltrattamento degli attori e le luci secentesche (un lavoro molto simile a Barry Lyndon di Kubrick, uscito l’anno precedente), il messaggio principale che ci vuole mandare il regista riminese con questo film è: la dittatura del Coito.

Quella che negli Scritti Corsari il suo amico appena defunto Pier Paolo Pasolini aveva denunciato più e più volte come nuova dittatura culturale, come il nuovo fascismo che non agisce più in maniera superficiale – come accadeva, secondo il poeta friulano, nel ventennio mussoliniano uniformando solo la forma ma non la sostanza – ma in maniera più strutturale: uniformando sia la forma che la sostanza, uniformando non solo il pensiero parlato, ma quello pensato, quello più prezioso perché rende ogni individuo unico e con un proprio pensiero critico personale e libero. Nelle quasi tre ore di film, Casanova non fa che una cosa sola.

È una cosa meccanica, ossessiva quanto ripetitiva da risultare prima sovversiva, poi disperata e infine lo rende apaticamente assoggettato fino a divenirne schiavo. E imprigionato. Dopo che Casanova viene rinchiuso in una prigione, egli si ritrova imprigionato soprattutto nella sua stessa dipendenza: il coito. La sua ultima donna che seduce infatti è una bambola meccanica: in silenzio, egli la seduce e si dichiara onestamente, in maniera del tutto spontanea e autentica a lei, unendosi a lei, offrendo allo spettatore quella sensazione di solitudine e di disperazione che Casanova ha avuto nella sua vita: quella ricerca di consenso a tutti i costi, quelle sfide individuali con il proprio io, quei discorsi e quelle seduzioni intellettuali che rappresentano il suo grido finale.

Casanova è un seduttore solitario che ha girato l’Europa con il solo scopo di condurre una vita dissoluta, libertina e lontana da qualunque forma di responsabilità e anche per questo, Fellini non lo sopportava: come il Don Giovanni di Mozart o il seduttore di Kierkegaard, Casanova scappa e non sceglie: rimanendo eternamente in quel limbo tra gioventù ed età adulta imprigionato dalla meccanica del coito che lo imprigiona quotidianamente da uomo, fino a diventare egli stesso, parte integrante della meccanica, divenendo completamente dipendente, de-pensante ed automatico.

(di Giacomo Pellegrini)