Barack Obama, il bombarolo Nobel per la Pace

Sette anni dopo essere stato insignito a Premio Nobel per la Pace per i suoi “sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli” e, nonostante fosse in carica da meno di un anno senza aver conseguito tangibili risultati nella diplomazia estera,  il presidente Barack Obama lascerà la Casa bianca dopo aver sganciato più di 26.171 bombe su paesi esteri di tutto il mondo nel 2016, 3.027 in più rispetto al 2015.

Secondo un’analisi del Council on Foreign Relations, un think tank super partes, la maggior parte delle bombe di Obama, nel 2016,  sono state sganciate su Siria e Iraq. Nel frattempo, l’Afghanistan, che il presidente promise di liberare dalle truppe statunitensi entro la fine del suo mandato, è stato bombardato oltre 1.300 volte, con un aumento del 40% rispetto al 2015. Secondo McClatchy DC:

“Gli Stati Uniti hanno sganciato il 79 per cento delle bombe della coalizione internazionale in Siria e in Iraq, per un totale di 24.287 unità. Tale cifra, secondo il Council on Foreign Relations,  è probabilmente al ribasso perché un attacco aereo può implicare l’uso di più ordigni.

Obama ha autorizzato un aumento delle truppe in Afghanistan – un conflitto a cui doveva porre fine entro la fine della sua presidenza – dove gli Stati Uniti hanno impiegato 1.337 bombe solamente nel 2016.  Ci sono attualmente 8.400 truppe degli Stati Uniti truppe rimaste nel paese, più di quante Obama inizialmente volesse impiegare in quei territori. 947 bombe americane sono state esplose in Afghanistan nel 2015.

Gli Stati Uniti hanno anche sganciato più bombe in Libia nel 2016 di quanto non abbiano fatto nel 2015. Quasi 500 bombe sono state sganciate nel Paese nordafricano che è sostanzialmente senza governo dopo la caduta di Muammar Gheddafi nel 2011. Gheddafi fu catturato e ucciso durante la guerra civile libica, dando il via dalle proteste della “primavera araba” da cui è generato, anche il conflitto siriano.

Di Tyler Durden da ZeroHedge . Traduzione di Roberto Vivaldelli