Rastafarianesimo, tra storia e luoghi comuni

«Voglio muovere il cuore di ogni uomo nero perché tutti gli uomini neri sparsi nel mondo si rendano conto che il tempo è arrivato, ora, adesso, oggi, per liberare l’Africa e gli africani. Uomini neri di tutto il mondo, unitevi come in un corpo solo e ribellatevi: l’Africa è nostra, è la vostra terra, la nostra patria. Ribellatevi al mondo corrotto di Babilonia , emancipate la vostra razza, riconquistate la vostra terra».

Basterebbe questa frase di Bob Marley per comprendere il significato del Rastafarianesimo, un’ideologia religiosa sconosciuta alla maggioranza delle persone. Molti associano, erroneamente, il Rastafarianesimo al movimento culturale parallelo alla musica reggae (se vogliamo fare un paragone, come il binomio movimento del ’77 – Punk) mentre altri vedono Reggae e Rasta come un prodotto del tipico ambiente da centro sociale; eppure gli autoproclamatosi “rasta” ignorano i fondamenti e le basi di quest’ idea di cui si sono appropriati, pilastri contro i quali questi puntualmente si scagliano, ossia nazionalismo, identitarismo e cristianesimo.

Il Rastafarianesimo è una fede religiosa, nata negli anni trenta del Novecento che si presenta come erede del cristianesimo. Il nome deriva da Ras Tafari, l’imperatore che salì al trono d’Etiopia nel 1930 con il nome di Hailé Selassie I e con i titoli di re dei Re (negus neghesti), Eletto di Dio, Luce del mondo, Leone conquistatore della tribù di Giuda. In seguito alla sua incoronazione, milioni di persone riconobbero in lui Gesù Cristo nella sua “seconda venuta in maestà, gloria e potenza”, come profeticamente annunciato dalle Sacre Scritture. Dal punto di vista politico, il Rastafarianesimo è nazionalista, o meglio: è la versione religiosa del movimento politico nazionalista conosciuto come etiopismo.

Il movimento rastafari ha sempre predicato la necessità di affrontare con particolare attenzione, per il benessere dell’intero globo, il problema del continente africano, il più povero ed afflitto del pianeta in virtù di secoli di sfruttamento e aggressioni, eticamente meritevole di una riparazione storica. Forte dell’esempio di Hailé Selassié I, considerato comunemente il padre dell’Africa unita e principale fondatore dell’Organizzazione dell’unità africana, chiede che l’Africa realizzi l’unione continentale, liberandosi dalla dipendenza dai poteri stranieri, recuperando la propria identità.

Il Panafricanismo secondo i rastafariani deve avvenire attraverso il totale rimpatrio degli uomini neri per poterne fermare la diaspora. Dunque i rasta, quelli veri, nulla hanno da spartire con i ragazzini viziati che difendono mondialismo e globalizzazione appropriandosi dello stile di chi, sempre e coerentemente, ha combattuto questi due nemici a spada tratta.

(di Antonio Pellegrino)