Il pensiero non conforme e la necessità di tutelarlo

Ringraziate Pier Paolo Pasolini, ringraziatelo sempre. Il suo aver sdoganato il poeta fascista Ezra Pound dalla “mafia” culturale atlantista, la stessa che lo rinchiuse in un manicomio criminale a Washington al termine della Seconda Guerra Mondiale e gli negó il Premio Nobel nel 1957, ha permesso ai postumi di scoprirne la poetica racchiusa nei Cantos, dalla fortissima linea anti-borghese dove la sacralità della casa e la Pietas sono temi di grande importanza. Ezra Pound fu il massimo esponente della metafisica e del modernismo novecentesco.

La sua passione per il ruralismo, l’anticapitalismo e il culto della civiltà greco-romana – tematiche sempre racchiuse nei Cantos Pisani – affascinerà Pier Paolo Pasolini, poiché in fortissimo legame con la sua poetica per quanto concerne la crisi delle ideologie e la sua personale visione spiritualistica. Pier Paolo Pasolini vede in Ezra Pound il megafono di protesta delle realtà contadine e rurali contro il capitalismo dell’industria e del profitto, la quale rappresenta il “boia” delle prime.

Un giudizio importante – seppur parziale – che toglie il grande poeta dalle strumentalizzazioni di alcune aree della destra post-fascista, per lo più ammaliate dalla teoria della sovranità monetaria in funzione anti-usuraia ed anti-egemonia bancaria, presentata a Benito Mussolini nel 1933 a Palazzo Venezia, anziché di taluni lati “nascosti” del suo pensiero.

Non che quest’ultima non sia interessante, anzi, poiché una sua attenta analisi aiuta a capire che l’economia, progressivamente, si separa dai meccanismi della realtà e crea un sistema bancario che da strumento di mercato si fa signore di esso andando di conseguenza a minare gravemente l’uguaglianza delle classi sociali, ma non è abbastanza per capire il genio di Ezra Pound, a lungo proibito e tenuto nei luoghi polverosi della censura dal Pensiero Unico.

La stessa che ha riversato la sua bile odiosa e pregiudizievole per anni sulla filosofia ontologica e fenomenologica di Martin Heidegger, sulla Rivoluzione Conservatrice di Ernst Jünger e Carl Schmitt e sulla poetica di Robert Brasillach per via di legami, più o meno storiograficamente comprovati, con il nazionalsocialismo.

In merito alla diatriba quasi secolare Heidegger-nazionalsocialismo-antisemitismo, fortunatamente per noi, i Quaderni Neri – usciti recentemente – ci forniscono una visione più chiara; la critica heideggeriana al nazionalsocialismo confuta ampiamente la grossolana e volontaria forzatura compiuta in sede di analisi decennale del rapporto tra Martin Heidegger e la metafisica, nella quale, forse pregiudizievolmente, viene descritto l’ebreo come figura che ne condividesse tali principi convincendo – a torto – il lettore che Heidegger avesse veramente posizioni antisemite. Cosa del tutto falsa.

E in Italia? In Italia abbiamo visto menti libere come Indro Montanelli, Leo Longanesi, Ennio Flaiano, Carlo Mazzantini, Curzio Malaparte, Walter Chiari, Giorgio Pisanó essere additati come “fascisti mai pentiti” perché restii ad accettare la retorica dell’antifascismo e del mito della Resistenza e propensi, invece, a dare voce agli ultimi Repubblicani di Saló, colpevoli di aver perso la guerra civile del 1943-1949, piuttosto che alle proprie esperienze del Ventennio fascista, dall’Impresa d’Abissinia del 1935-1936 ai Littoriali con il risultato di “violente” quanto mai stimolanti diatribe mediatiche, delle quali si ricordano quelle contro Angelo Del Boca nel 1996 in merito all’uso di gas iprite in Etiopia per mano di Rodolfo Graziani e Pietro Badoglio.

Salviamo il pensiero non conforme, combattiamo contro la censura del Pensiero Unico. Probabilmente avremmo uno speciale su Oswald Spengler in più e un culto laico di Umberto Eco in meno. E per fortuna.

(di Davide Pellegrino)