Ingerenze americane: precedenti storici e pretesti

Per mesi le diplomazie occidentali hanno accusato insistentemente i russo/siriani di violare il diritto internazionale per i loro bombardamenti sulla sacca ribelle accerchiata di Aleppo.

In questa attività si sono molto profusi, in particolare, il Dipartimento di Stato americano e la sconfitta candidata democratica alla presidenza Hillary Clinton, che nei dibattiti con Trump aveva addirittura affermato di voler assicurare alla giustizia il “criminale di guerra Putin” per le sue azioni in Siria.

La ragione di tanto fervore antirusso ha una base squisitamente geopolitica, e non umanitaria come si potrebbe pensare inizialmente. Com’è noto, le cancellerie occidentali – con in testa gli USA – vorrebbero la deposizione del Presidente Bashar al-Assad, supportato da Mosca, e per conseguire tale obbiettivo hanno armato e finanziato le varie milizie ribelli islamiste operanti attualmente in Siria.

Una linea di condotta non nuova per la politica estera statunitense. Qualcuno ricorderà episodi simili in Afghanistan al tempo dell’occupazione sovietica, e in Nicaragua negli anni ’80 del secolo scorso. Con particolare riguardo a quest’ultimo caso, dopo la vittoria della Rivoluzione Sandinista filosovietica nel 1979, gli USA presero ad armare e finanziare in funzione antigovernativa numerose milizie locali – i c.d. “Contras”- formate da membri del passato regime della famiglia Somoza.

Non contenti, gli statunitensi disseminarono mine navali al largo delle coste del Paese centroamericano, causando danni alle navi mercantili di passaggio e sancendo pure un gravoso embargo commerciale. Tali attività si conclusero solamente nel 1990 con la vittoria alle elezioni presidenziali di un candidato supportato dagli USA.

Nel frattempo, tuttavia, l’economia locale aveva subito danni ingentissimi, senza contare le innumerevoli perdite umane che la guerra civile produsse. Alla luce di quanto sopra riportato, il governo nicaraguense decise di adire la giustizia internazionale per ottenere quantomeno un indennizzo.

La Corte di Giustizia  chiamata a esprimersi nel merito, nel 1986 – con la pronuncia ICJ Reports 1986, 14 – stabilì che le manovre degli USA in Nicaragua erano illecite, in quanto costituivano una violazione del principio che vieta l’uso della forza.

Più nello specifico, la Corte arrivò ad affermare che l’assistenza prestata ai “Contras” doveva considerarsi a pieno titolo, secondo la Risoluzione ONU n.3314 del 1974, un’aggressione. A distanza di trent’anni esatti nulla è cambiato e la situazione si sta ripetendo in Siria, e i protagonisti sono ancora una volta a stelle e strisce.

Le accuse lanciate dagli “States” alla Russia non hanno mai avuto molto senso, anzitutto sotto un profilo storico.  L’autorevole precedente giudiziale sancisce “nero su bianco” che sono gli stessi accusatori i primi a non rispettare il tanto invocato diritto internazionale: cosa che continuano a non fare ancora oggi.

In altre parole, un classico caso di “bue che dà del cornuto all’asino”.

(di Manuele Serventi Merlo)