Calciatori politicamente scorretti: Paul Gascoigne

 

Un sovvertitore degli schemi fintamente educati, incravattati e patinati del calcio moderno, clown e al tempo stesso eroe fragilissimo delle folle (cit. Stefano Ciavatta), l’Araba Fenice del pallone, degli infortuni gravi e dell’alcol, il personaggio sportivo mai odiato, neanche dagli avversari, a volte idolatrato e altre volte compatito, l’uomo che ha messo a nudo anche le sue debolezze, il giocherellone spavaldo che ha scherzato con il destino e tuttora continua a provocarlo. Suo malgrado.

Gesti estemporanei e bislacchi dentro e fuori dal campo, frasi e atteggiamenti comici, rutti di risposta al giornalista rompiscatole, scherzi irriverenti a chiunque, persino al totem Dino Zoff. E poi il campo di calcio, uno spazio in cui Gazza si è esibito a lungo con il suo spettacolo teatrale tragicomico, un’opera di vita vissuta in cui l’ex calciatore inglese dopo il ritiro è ancora il protagonista principale. Suo malgrado… forse. L’alcol come compagno di avventure subdolo e traditore, i guai di salute e finanziari, i media avvoltoi che non aspettano altro. La storia recente di Paul Gascoigne è privata dell’aspetto ludico e canzonatorio di un tempo, i morbosi riflettori si sono spostati sui suoi vizi e sulla fragilità di un uomo affetto da quel male di vivere che colpisce i folli, i geni sregolati, i sensibili.

La biografia calcistica di Gascoigne inizia con dei dinieghi, quelli di Middlesbrough, Ipswich e Southampton che lo scartano per il suo fisico paffutello. Il Newcastle lo adottò senza remore prima di approdare al Tottenham, il club in cui disputò la stagione migliore nel 1990/91, segnando 19 reti. La tifoseria degli Spurs lo elegge a idolo indiscusso, ma il meglio in quel senso deve ancora venire. Nell’estate del 1992 Gazza si trasferisce alla Lazio e da quel momento ai colori biancocelesti i tifosi capitolini affiancheranno la Union Jack. L’accoglienza da rockstar in aeroporto di Fiumicino stracolmo di tifosi, giornalisti e fotografi, è il preludio di un’avventura romana intensissima in cui Gascoigne si erge ad attore principale. In una città che spesso tollera e sponsorizza gli eccessi, oltre a coccolarsi i pazzi, Gascoigne si districa con la proverbiale spontaneità mai mitigata.

Il gol nel derby del 29 novembre 1992 che regala il pareggio alla Lazio arriva su assist di Signori, l’altro beniamino dei laziali, e prende definitivamente forma con un imperioso stacco di testa sotto la Curva Nord. E’ la promessa fatta e mantenuta da Gazza ai tifosi, ma sul prosieguo calcistico della sua avventura in biancoceleste si annidano luci e ombre. Tra i suoi 6 gol in biancoceleste spicca anche il fantastico slalom contro il Pescara. Una perla unica suggellata da una sua frase pronunciata qualche tempo fa, sicuramente veritiera: “Il gol più bello della mia vita? L’ho segnato scendendo in campo ubriaco, in trasferta, contro una squadra della quale non ricordo neanche il nome”.

Il secondo infortunio grave della sua carriera mette praticamente fine al suo periodo laziale. Tornerà all’Olimpico per una passerella di saluto prima di un Lazio-Tottenham del 2012 e in quel frangente, accompagnato dalla solita aria beffarda e con un italiano ormai stentato, si presentò ai microfoni di Lazio Style con una battuta: “Parlo ancora abbastanza bene italiano, ma quando bevo lo parlo meglio”. Nel 1995 Gascoigne torna in Gran Bretagna per vestire la maglia dei Rangers Glasgow. In Nazionale altri alti e bassi, come gli Europei del 1996 in Inghilterra dove mostra il suo talento fino alla cocente eliminazione dei Leoni contro la Germania, in semifinale, o come l’esclusione dai convocati di Francia ’98, un durissimo trauma che segna un punto di non ritorno nella debole sfera psichica di Gascoigne. Genuino e politicamente scorretto a modo suo, Paul non è mai stato un esempio, uno sportivo nel senso intrinseco del termine, un modello di vita da seguire. Lontanissimo dagli archetipi del calciatore-sponsor, Gascoigne ha sempre preferito l’autenticità alla finzione. A volte esagerando, ma sempre pagando in prima persona i propri errori.

Frasi e burle

– “Qualunque cosa faccia nella vita deve essere divertente: se non lo è, vuol dire che ho fallito.
(Paul Gascoigne)

– “Sono stato davvero bravo per 11 mesi, ho avuto uno scivolone e sono stato incalzato per questo. Ma sono tornato sulla giusta strada. Grazie a tutti per il vostro supporto, magari penserete che mi hanno lasciato solo ma è bello alle volte essere famosi. Non sono perfetto né lo voglio essere ma sto provando a fare sempre del mio meglio. Vi amo tutti
(Frase di pochi giorni, pronunciata fa dopo l’ennesima sbronza fotografata dal Sun. Le foto del tabloid lo ritraevano mentre inciampava uscendo da un taxi con in mano una bottiglia di gin e una sigaretta, il volto tumefatto con tagli alla fronte, al naso e al labbro).

– “Scoprire di essere un alcolista è stata per me una liberazione. Svegliarsi nel cuore della notte e volere un drink non è normale, ma ancora non avevo capito che fossi un alcolista. E come quando si ha una malattia e si avvertono dei fastidi. Appena si ha la diagnosi è come se si ci sentisse più liberi“.
(Intervista rilasciata alla BBC nel giugno del 2015)

– «“Gascoigne non si faceva trovare, lo feci chiamare, lui arrivò a tavola nudo. Non nudo con gli slip e i calzini: proprio nudo! Dicendo: “Mister so che mi voleva parlare, non ho fatto in tempo a vestirmi”»
(Dino Zoff, un’icona silenziosa e mite del calcio italiano, racconta una delle tante gag di cui è rimasto vittima…)

– «Viaggio Roma-Firenze in pullman, squadra in divisa con giacca e cravatta. Gazza è negli ultimi posti, si alza, passa davanti a tutti e va a sedersi proprio a fianco a Zoff che sonnecchia con le braccia conserte. Sorrisino da clown, e capiamo al volo che ha in mente una delle sue. Prima galleria, seconda galleria e poi un tunnel particolarmente buio e lungo. Usciamo e…. Gazza è sempre seduto a fianco di Zoff, ma completamente nudo. Capito? Si era spogliato in galleria. Zoff, immobile, braccia conserte, gira la testa, dice sottovoce: “Gaaazza, ma che cazzo faaai?”. E torna a sonnecchiare».
(Pierluigi Casiraghi)

– «Ai tempi dei Rangers l’allenatore Smith è incazzato, entra nello spogliatoio e punta Gazza. Si avvicina a un centimetro dalla sua faccia e inizia a urlare intervallando ogni parola con una serie di insulti: “Nelle ultime tre settimane non ti ho mai visto sobrio”. Tutti in silenzio. Ad un certo punto mi scappa l’occhio sui pantaloni di Gascoigne: si stavano bagnando poco alla volta. Sì, Paul si stava pisciando addosso dalla paura…».
(Lorenzo Amoruso)

– “Una volta mi disse di passarlo a prendere a casa, perché lui a Roma non guidava, girava con l’autista. Quel giorno però era a piedi. Arrivo a casa, era come al solito mezzo nudo. Gli dico di sbrigarsi, perché Zoff era inflessibile e se arrivavi in ritardo agli allenamenti le multe fioccavano. Lui mi offre una birra, mi accende la televisione e mi fa mettere seduto in salone. Dopo dieci minuti, niente. Lo chiamo, salgo a cercarlo, niente. Era sparito.Esco e mi rendo conto che mi aveva rubato la macchina ed era andato al campo di allenamento, lasciandomi a piedi. Chiamo di corsa un taxi e quando arrivo in ritardo clamoroso, a Tor di Quinto, lui si rivolge a Zoff e comincia a urlare: ‘Multa Mister! Multa, multa!’, con tutti i compagni in coro, piegati dalle risate perché sapevano dello scherzo. Ma questo è normale. Perché lui era capace di tutto: anche di farti la cacca dentro i calzini da gioco e di rimetterteli come se nulla fosse appoggiati sugli scarpini”.
(Luigi Corino, compagno di squadra e miglior amico di Gascoigne ai tempi della Lazio)

– “Ho sempre vissuto solo per il calcio e quando ho smesso, mi alzavo la mattina e mi chiedevo: e ora cosa diavolo faccio?“.
(P. Gascoigne)

– “In questi giorni ho mangiato di tutto. Teste d’anatra, teste di pollo, zampe di gallina, pipistrelli e altre amenità. Secondo me, se continuo con questa dieta, finirò per volare
(Frase pronunciata da Gascoigne durante la sua permanenza in Cina, l’ultimo periodo della carriera calcistica)

– “Mi ricordo i giorni in cui alle 7 del mattino la sola cosa che avevo in mano era una bottiglia di gin mentre adesso alle 7 ho in mano un peso della palestra ed è molto meglio”.
(P. Gascoigne)

Mandò una rosa allo spogliatoio del Wimbledon per Vinnie Jones dopo l’incidente della strizzata di palle . Ebbe in risposta un foglio di carta igienica.

Durante una partita dei Rangers all’arbitro cadde il cartellino giallo, Gazza lo raccolse corse dall’arbitro e lo ammonì. L’arbitro ammonì a sua volta Gazza.

Presentò al suo migliore amico inglese, Jimmy ‘Cinquepance’ Gardner, una “ragazza”, sapendo che questa fosse in realtà un travestito. Jimmy fu vittima anche di un altro scherzo: gli fece mangiare un dolce tipico inglese ripieno di escrementi di gatto spacciandoli per frutta secca.

Quando era nei Rangers Glasgow defecò nei calzettoni di un giovanissimo Gennaro “Rino” Gattuso e urinò sul compagno di squadra addormentato Richard Clough.

– “Era straordinario a livello tecnico, anche se un pazzo. Era difficile da gestire in uno spogliatoio, molto difficile. Penso che lui incarni il contrario di come vedo il calcio. La cosa più bella è stato il primo giorno insieme. All’allenamento mi cambio, mi metto la roba dei Rangers. Mi avvicino alle mie scarpe e sento uno strano odore. Vabbè, mi faccio la doccia, torno, mi asciugo e mi vesto. Guardo meglio i miei calzini e alla fine noto che era andato al bagno…dentro il mio calzino! Si si, avete capito bene, aveva fatto la cacca dentro i miei calzini!
(Rino Gattuso)

– “Tua figlia grandi tette!
(così si rivolse a Sergio Cragnotti, allora presidente della Lazio…)

“Zoff disse che Blatter sarebbe venuto a farci visita. Ci voleva tutti con la divisa della Lazio. Io? Ho girato 30 minuti con un abito di Babbo Natale. Poi mi sedetti accanto a Blatter e gli dissi: ‘Ciao, io sono Babbo Natale oh, oh, oh’. La sicurezza ha voluto sbarazzarsi di me e Zoff non fu felice. Mi fece allenare sia la mattina che il pomeriggio per una settimana”.
(P. Gascoigne)

Tornai a casa e nel giardino della villa trovai un serpente. Lo presi e me ne tornai al campo di allenamento. Lo misi nella tasca di Roberto Di Matteo, e subito dopo gli chiesi dei soldi. Mise la mano nella giacca e quasi svenne”.
(P. Gascoigne)

Al suo primo allenamento al campo di Tor di Quinto scambiò le scarpe di tutti. Quando arrivarono i compagni non ci capivano più niente, avevano tutte scarpe di numeri diversi e lui se ne stava in un angolo a ridere”.
(Mario Pennacchia)

Un giorno era con un diciassettenne Di Vaio davanti a una vetrina, Marco guardava un telefonino. Gazza gli disse di comprarlo se gli piaceva, lui gli fece capire che non se lo poteva permettere. Arrivò al campo e glielo regalò
(Mario Pennacchia)

“A parte il gol di Aguero che ha fatto vincere il titolo al City in quell’incredibile finale di campionato nella sfida con il QPR, non riesco a ricordare l’ultima volta in cui ho visto qualcuno fare gol e andare fuori di testa per questo, come facevo io o come facevano tanti compagni e avversari dell’epoca e che sentivano veramente come una seconda pelle quella maglia che indossavano. Prendete Balotelli: dicono che per certi versi mi assomiglia perché è un po’ fuori di testa, ma lui segna, si gira e se ne va, come se segnare un gol fosse una cosa normale che non gli provoca nessuna sensazione. Avrei voluto vederlo giocare contro Terry Butcher, invece che con i difensori di oggi”.
(P. Gascoigne)

(di Antonio D’Avanzo)