Due considerazioni a freddo sulla vicenda Di Canio

 

La recente vicenda di Paolo Di Canio ha riacceso la polemica circa la mancata generale applicazione del reato di apologia di fascismo. Diversi utenti di facebook hanno infatti apprezzato la decisione del network televisivo Sky di licenziare il popolare ex giocatore laziale argomentando che il tatuaggio scoperto che esponeva al braccio, riportante la parola DUX, fosse inneggiante al fascismo, quindi da considerarsi inquadrabile nella fattispecie di reato sopra menzionata. Dato quanto sopra, occorre fare alcune precisazioni.

Anzitutto, bisogna premettere che il reato di apologia del fascismo non è previsto direttamente dalla Costituzione come diversi utenti hanno affermato in diverse discussioni sull’argomento. La Carta fondamentale dello Stato italiano si limita ad affermare alla XII° disposizione transitoria che: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista”.

Come risulta evidente dalla disposizione citata, la Costituzione italiana fissa un principio generale non immediatamente applicabile, tanto è vero che si demanda espressamente ad una legge dello Stato la sua concreta attuazione. Una legge  intervenuta nel 1952, l’arcinota “legge Scelba” che prevede, nel testo attualmente in vigore, la punibilità di chi “…fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalita’ del disciolto partito fascista…” oppure ne esalti pubblicamente “…. esponenti, principi, fatti o metodi…”. E’ quindi ovvio che la “condotta “di Di Canio, anche a volerla astrattamente sussumere nell’ambito della pubblica esaltazione di un esponente del fascismo, non sia penalmente rilevante.

Un semplice tatuaggio scoperto non sembra sinceramente in grado di esaltare, con conseguenze penali, un personaggio come Mussolini, a cui sono stati tributati ben altri e più grandi onori sotto forma di monumenti ed azioni. Non a caso che la Cassazione ha considerato nella sua giurisprudenza condotte riconducibili al reato di apologia di fascismo comportamenti ben più “attivi” e soprattutto “consapevoli”.

Pertanto, concludendo, i tanti antifascisti in servizio permanente effettivo in assenza di fascismo si diano una calmata:  si fosse in loro ci sarebbe da rattristarsi, invece, per la perdita di un grande commentatore e conoscitore del calcio inglese.

(di Manuele Serventi Merlo)