L’ultima dei progressisti: vietato consigliare alle donne di procreare giovani

 

L’esercito di acculturati “a comando” e secondo i dogmi della società liberal-capitalista ha colpito ancora. La recente iniziativa comunicata da Palazzo Chigi denominata Fertility Day, in programma il 22 settembre, ha suscitato la solita orda di polemiche da parte del progressismo radical. Social network letteralmente invasi di post indignati, tanto da utenti semplici che dai soliti guru intellettualoidi di casa nostra.

Per il re, il principe del pensiero conformista, leggasi Roberto Saviano, “il Fertility Day è un insulto: a chi non riesce a procreare e a chi vorrebbe ma non ha lavoro”. A lui si aggiungono le immancabili prese di posizione del femminismo “d’alto bordo” che non può lasciarsi scappare l’occasione per manifestare anche quando di manifestare non c’è nessunissimo motivo. Per costoro la pseudobattaglia si sposterebbe sul fatto che fare figli sia una scelta individuale, che “non tutte le donne sono uguali” (frase con il record di riproduzioni su ben tre gruppi visti su facebook: un vero apice di emulazione e di mancanza di personalità) eccetera.

Sotto accusa anche due contenuti della campagna promossa dal governo: il primo sottolinea quanto procreare prima sia più naturale e salutare per la donna, laddove generare figli dai 40 anni in avanti può essere motivo di complicazioni anche durante il parto. Il secondo che dei genitori giovani sono consigliabili anche per lo stesso futuro della prole (sarà troppo brutta e antica questa parola? ma no), visto che, con semplicità, nessuno è eterno.

Difficile scegliere da cosa cominciare per smontare questo elenco di clamorose idiozie, mascherate pure da riflessioni profonde. Si può andare con ordine, e allora ecco che il Vate campano torna al centro dell’attenzione, simbolo autentico qual è di una cultura della morte ormai radicata come una vera religione. Chi non riesce a procreare vive un dramma che certamente non viene cancellato da una campagna per la natalità. Con lo stesso brillantissimo ragionamento dovremmo chiedere a tutte le coppie con figli di non camminare per strada, visto che il loro sentiero potrebbe incrociarsi con quello di una coppia sterile. È talmente superficiale sostenere una tesi del genere che suscita in un certo senso imbarazzo anche contestarla, a causa dell’infelicità di dover ribadire l’ovvio, e lo stesso discorso vale, chiaramente, per chi non ha lavoro.

Su questo secondo punto della frase di Saviano si concentrano molti dei moventi della società liberal-capitalista, uno in particolare: il materialismo. Chiariamo un punto: nessuno di noi può essere escluso dalla qualifica di materialista. Chi più, chi meno, lo siamo tutti. Siamo cresciuti in un mondo che ci ha messo a contatto con la materia da quando siamo nati, che ci ha imposto un modello lavorativo forsennato per poterla sostentare, che ci ha abituato ed assuefatto in tal senso.

Ebbene, la seconda parte della frase di Saviano rende esplicita la nostra dipendenza dalla materia, dal fatto che un figlio sia un prodotto economico in quanto fortemente legato allo stipendio. Nulla di sbagliato nel sottolinearlo, molto di peggio nel farne il perno di una critica a un concetto, quello della procreazione, che sarebbe giusto e sacrosanto potesse un giorno riscavalcare tale dipendenza.

Le pseudobattaglie femministe si commentano da sole: ammesso e non concesso che possano essere incluse nell’idea in toto del femminismo, le cui “cape” spero proprio ne stiano alla larga il più possibile, pena la già bassa credibilità del “movimento”. Cosa significa che fare un figlio è una scelta? Soprattutto in questo contesto, nulla. Non credo che il governo, con la sua campagna, stia puntando la pistola alla tempia ad alcuna coppia e in special modo a nessuna donna: in caso contrario, le indignate portino pure le prove, saremo lieti di esaminarle.  Così come non significa nulla sottolineare la differenza tra le singole donne.

Anche gli uomini sono diversi tra loro, eppure nessuno si sognerebbe mai di indignarsi per le campagne di prevenzione del cancro alla prostata. Perché – e forse è questo a sfuggire – fare figli per una società è salutare esattamente quanto prevenire il cancro alla prostata, è nuova vita che può nascere, è il perno di una comunità che chiede di continuare ad esistere e a generare nuovi esponenti futuri. Per il resto, la nostra società è una fucina di “pubblicità progresso”: da quelle per i preservativi, a quelle per la prevenzione delle più disparate malattie, a quelle contro il razzismo, contro il fumo, c’è l’imbarazzo della scelta. L’unica che non ha la dignità di esistere è quella per una ripresa delle nascite in Italia: ironico, per non dire triste e squallido.

La verità è che a questa gente, di certi argomenti, non interessa assolutamente nulla. Costoro sono il frutto di una campagna cinquantennale contro il concetto di famiglia, di figli, di vita. Una vera e propria cultura della morte ormai radicata, che, da buona Inquisizione qual è, non accetta voci dissenzienti, non accetta la minima idea che possa rinascere una pedagogia della procreazione. Altrimenti non si spiega tanto clamore per una attività “pubblicitaria” come tante altre (pure limitata, permetteteci di dirlo, visto che per un problema del genere servirebbe ben altro).

Se non si vogliono figli, semplicemente non si fanno, ma difficilmente ci si irrita perché un ente pubblico prova a convincere altri a farli. È un risentimento privo di qualsiasi tipo di senso.

Siamo arrivati al punto che è sbagliato pure dire la verità, ossia che la fertilità femminile ha una scadenza, dei limiti biologici e che è consigliabile fare figli da giovani invece che da anziani. Tutto è sbagliato, finché urta la suscettibilità di persone che non solo vogliono scegliere il proprio percorso (e fin qui non c’è niente di male) ma che si stracciano addirittura le vesti quando gli viene spiattellato davanti un dato scientifico sul quale c’è ben poco da discutere, indipendentemente dalla scelta di vita assolutamente libera di ognuno di noi.

Nella polemica di oggi è sintetizzato tutto il male dei liberal-progressisti e della loro religione: costoro sono i primi a non volere una società libera, considerando quanto la loro indignazione si palesi ogni volta che non si dice ciò che a loro più aggrada. Per la serie: “non solo non sono interessato/a, ma mi infastidisce clamorosamente che si provi a suscitare l’interesse di altri”.

Se vi fa tanto schifo il Fertility Day, non seguitelo. Se la campagna del governo vi urta tanto il mascara e vi sgualcisce il fard, ignoratela. Ma lasciate la libertà almeno agli altri di informarsi, dei vostri tentativi di imposizione dittatorelli mascherati pure da ribellione “libera” ne abbiamo fin sopra i capelli, grazie.

(di Stelio Fergola)