Perché l’ISIS non attacca l’Italia?

 

Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad una lunga scia di sangue che ha colpito l’Europa, nello specifico la Francia e la Germania. Il nostro paese, invece, è restato ancora una volta immune da questa spirale di tensione. E’ lecito a questo punto chiedersi il perché. Le analisi che proporrei in tal merito sono due, una ottimistica ed un’altra etichettabile come  pessimistica, che separo solo per chiarezza di esposizione. Esse sono infatti complementari, e solo se intrecciate forniscono un quadro realistico, esauriente e abbastanza completo della situazione.

L’analisi ottimistica si basa su due verità di fondo:

1) Il basso profilo tenuto dall’Italia nella lotta all’Isis e la rinuncia ad azioni militari contro di esso fanno sì che il nostro paese non rientri tra i primi nemici del Califfato, e ciò comporta un ritorno in termini di sicurezza. Daesh infatti ha una lista del terrore dove al primo posto vi sono i paesi impegnati attivamente contro di esso, e per ovvie ragioni di opportunità politica, propagandistica e strategico-militare l’Isis convoglia i suoi sforzi contro questi principali nemici.

2) Il modus operandi dell’Isis e la sua organizzazione terroristico-criminale non è dissimile dal terrorismo di stampo politico, sia rosso che nero, che negli “anni di piombo” ha messo a dura prova il sistema investigativo italiano. Questo pone le nostre Forze di Polizia in una posizione avvantaggiata rispetto a quelle del resto d’Europa. Le sezioni anti-terrorismo di Polizia e Carabinieri sono tra le migliori del mondo proprio in virtù dell’esperienza maturata con il terrorismo nostrano nel controllo del territorio. Dunque il sistema di sicurezza italiano figura tra quelli più efficienti, e i risultati non mancano.

Dall’altra parte c’è la visione pessimistica, che mette in evidenza altre due verità.

1) Con l’operazione “Mare nostrum” prima e con l’operazione “Mare sicuro” dopo, sono giunti nel nostro paese migliaia di clandestini, che ormai per erronea consuetudine giornalistica vengono detti migranti. Molti di loro chiedono asilo e attendono lo status di rifugiati, ma tra di essi possono tranquillamente confondersi dei terroristi che, una volta arrivati in Italia, hanno modo di raggiungere anche il resto dell’Europa. In pratica queste operazioni umanitarie sono per l’Isis un “cavallo di Troia” fondamentale a cui non possono rinunciare. Va detto pure che, come anticipato anche prima, colpire l’Italia significherebbe mettere a repentaglio questo ponte strategico, limitando di molto l’accesso all’Occidente.

2) L’Italia, per la propria storia e per la propria cultura, è fortemente intrecciata con il Cristianesimo, e per la presenza del Vaticano sul territorio geografico nazionale è l’obiettivo simbolico per antonomasia della Jihad islamica. Roma, in particolare, è la città-simbolo da conquistare. Se adesso l’Italia è immune dagli attacchi dei lupi solitari è anche perché l’Isis ne è ben consapevole, e quando un domani il Califfato si sentirà pronto ad effettuare un attacco clamoroso e di enorme portata potrà giocare tutte le sue carte per colpire Roma, considerata il cuore dell’occidente cristiano. L’attuale situazione di calma potrebbe dunque essere una tattica d’attesa per risparmiare il bel paese in vista di attentati ben più gravi di quelli a cui abbiamo finora assistito.

Sperando che quest’ultima ipotesi resti ben lontana, confidiamo nella bravura degli apparati di sicurezza italiani, già mostrata finora nel prevenire possibili rischi e pericoli.

(di Carmine Savoia)