Calciatori politicamente scorretti : Maradona

 

“Io ho due sogni: il primo è giocare il mondiale… il secondo è di vincerlo” (D. Maradona)

Forse un film ambizioso come “La Mano de Dios” non rende completamente giustizia al giocatore di calcio più famoso di tutti i tempi, all’uomo del popolo divenuto re, a un emblema assoluto del genio e della sregolatezza, di eccessi e vizi, di virtù calcistiche divine e di generosità in campo. La vita di Diego Armando Maradona è un lungometraggio imprevedibile e intenso, un viaggio in cui il bambino venuto dalla povera Villa Fiorito scopre il successo insieme alla ricchezza e cerca, spesso invano, di farsi beffe di loro. Dribbling e azioni geniali in campo gli riescono sempre, ma meno al di fuori del rettangolo verde, dove Diego si trova a dover affrontare avversari più ostici come la vita e le tentazioni.

“Diego era capace di cose che nessuno avrebbe potuto eguagliare. Le cose che io potrei fare con un pallone, lui potrebbe farle con un’arancia” (M. Platini)

Maradona nasce il 30 ottobre del 1960, è il terzo di sette figli di Don Diego e Doña Dalma. La zazzera diventa subito un tratto distintivo sin da bambino, non a caso “El Pelusa” è il soprannome che gli affibbiano gli abitanti di Villa Fiorito, quartiere a sud di Buenos Aires. Il piccolo Diego diventa amico di Goyte, un suo coetaneo bravissimo con il pallone tra i piedi. I due ragazzini sostengono un provino con l’Argentinos Juniors e vengono entrambi presi per giocare nelle giovanili del club. Diego ci mette pochissimo tempo per stregare il pubblico dei Bichos Colorados e la sua squadra vince decine di partite consecutive grazie soprattutto al talento sopraffino del Pibe de Oro. L’Argentinos rifiuta proposte allettanti e riesce a trattenerlo consegnandogli un appartamento in cui Diego farà alloggiare tutta la sua famiglia. A 16 anni conosce Claudia Villafane che diventerà “l’amore della sua vita”, a 17 esordisce con la Nazionale Argentina in un’amichevole contro l’Ungheria. Sarà escluso dalla Nazionale campione mondiale del ’78 perché troppo giovane, ma stravince con l’Albiceleste il Mondiale Juniores. Le offerte per portare El Pibe de Oro in Europa si moltiplicano, alla fine è il Barcellona ad aggiudicarsi il gioiello del calcio.

“Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono com’ero io quando vivevo a Buenos Aires” (D. Maradona)

Il legame tra Diego, la città catalana e i blaugrana stenta a decollare e del suo periodo in Spagna ci si ricorderà più per l’infortunio alla caviglia, causato da un intervento violentissimo di Andoni Goikoetxea dell’Athletic Bilbao, e per la tremenda vendetta che Maradona perpetrò ai suoi danni qualche mese dopo, innescando una sanguinosa rissa tra le due squadre. Fu l’unico episodio violento della vita calcistica di Maradona, calciatore che in campo le ha sempre prese da difensori impotenti di fronte alla sua classe e (quasi) mai date. E’ a Napoli che Maradona troverà il suo habitat naturale. Ferlaino lo acquista per 13 miliardi e mezzo di lire, un’enormità in quel periodo. Il popolo di Napoli lo elegge subito a re indiscusso, anzi, a Santo Protettore insieme a San Gennaro. Nel capoluogo partenopeo Diego troverà l’amore della gente, i trionfi con la maglia azzurra nei duelli con le squadre del Nord che assumeranno inevitabilmente implicazioni sociologiche mai sopite in Italia, ma anche una città pronta a soddisfare a sazietà i suoi vizi e stravizi.

Con la Nazionale Argentina vince il Mondiale del 1986 da assoluto protagonista. E’ la consacrazione totale per il Maradona calciatore che all’Inghilterra, quell’Inghilterra ladra di Malvinas, segna due gol. Uno è la Mano de Dios, sublimazione della furbizia e della nemesi spietata verso gli inglesi, l’altro è la serpentina infinita, l’omaggio al calcio, la vetta estetica mai raggiunta prima.

Nel 1990 si giocano i Mondiali di calcio in Italia e avviene la prima grande frattura tra Maradona e il Belpaese. In semifinale l’Argentina affronta l’Italia al San Paolo, nella casa di Diego. E’ qui che le cronache riportano di un tifo diviso a metà tra azzurri e sudamericani. L’Argentina elimina l’Italia ai rigori, ma in finale si deve arrendere alla Germania, a Roma. All’Olimpico il clima è molto diverso, i tifosi fischiano l’inno argentino e Maradona sussurra parolacce al loro indirizzo. E’ uno dei capitoli tristi della storia italiana di Maradona che avrà anche guai con il fisco e con il gentil sesso: da una fugace relazione con Cristiana Sinagra nasce Diego jr, ma Maradona ne riconoscerà la paternità solo nel 2007.

Nel 1994 viene trovato positivo ad un controllo antidoping, durante i mondiali negli USA. Lui denuncia un complotto della Fifa, da quel momento iniziano le sue invettive infinite verso gli organi calcistici (Blatter il più bersagliato), ma l’Argentina senza la sua guida esce miseramente dal Mondiale americano.

“Se qualcosa ho imparato degli anni della nostra sincera e bella amicizia è che la lealtà non ha prezzo, che un amico vale più di tutto l’oro del mondo, e che le idee non si negoziano. Un abbraccio, Comandante Castro” (D. Maradona)

Maradona, nonostante la tipica ostentazione pacchiana del “cafone arricchito”, non ha mai tradito le sue radici di uomo del popolo e da libero hombre del pueblo non ha mai disdegnato battaglie dialettiche conto i potenti di turno, del mondo e dello sport. In un ambiente come quello dei personaggi famosi in cui esporsi politicamente e controcorrente è spesso un rischio, Maradona se ne infischia e sulla sua pagina Facebook si leggono spesso prese di posizione coraggiose in tema di politica internazionale. Come gran parte degli argentini adora la figura di Che Guevara tanto da tatuarselo sul braccio destro e nel corso della sua vita ha appoggiato parecchi leader socialisti sudamericani. L’amicizia sincera con Fidel Castro va al di là di speculazioni politiche: la lettera del comandante spedita a Maradona a inizio 2015 fu una delle prove del suo essere vivo quando in molti lo davano per morto.

Come per Hugo Chavez, carismatico leader socialista venezuelano con il quale Maradona andava d’amore e d’accordo fino a sostenerlo attivamente nelle elezioni del 2009. Chavez è morto nel 2013 e Maradona, in occasione di una visita alla sua tomba, ha subito indicato in Maduro il suo naturale successore: “Portate avanti la lotta. Lui non è più qui fisicamente ma noi continueremo con Nicolas, lui porterà avanti il messaggio di Chavez di non lasciarci schiacciare da nessuno, nelle urne la gente deve riaffermare le idee di Chavez attraverso Nicolas”. Maduro non si farà pregare e inviterà Maradona in Venezuela.

Più recenti sono le infatuazioni politiche di Maradona per Lula e Dilma Rousseff, ex presidente e presidentessa del Brasile, entrambi coinvolti in vicende giudiziarie. “Sono un soldato di Lula e di Dilma” ha scritto Maradona qualche mese fa sul suo profilo di Facebook. Dilma Rousseff non si è fatta pregare nel ringraziare pubblicamente Maradona: “Maradona, molte grazie per l’appoggio e l’affetto. Un bacio”.

(di Antonio D’Avanzo)