Che cos’è il Nagorno-Karabakh

Il Nagorno-Karabakh per alcuni è solo una regione montuosa dell’Azerbaijan, per altri non è null’altro che un nome insolito, per gli armeni è un territorio patrio ceduto ingiustamente al vicino azero, per alcuni è una repubblica indipendente: La repubblica del Nagorno-Karabakh. Una repubblica de facto, ovvero non riconosciuta dall’Onu e numerosi paesi, da sempre sul piede di guerra con i vicini azeri, eterni nemici. Questa piccola regione caucasica, da qualche giorno al centro della stampa mondiale per gli scontri a fuoco fra azeri ed armeni, è da sempre abitata da cristiani di etnia armena: è quindi logico domandarsi perché faccia parte del laico, ma musulmano, Azerbaijan.

Il Nagorno-Karabakh venne annesso alla neonata repubblica sovietica dell’Azerbaijan nel lontano 1923 per volere dello stesso Stalin. Gli attuali confini territoriali vennero determinati al termine del conflitto scoppiato nel gennaio del 1992, dopo l’avvenuta proclamazione di indipendenza e corrispondono, grosso modo, a quelli dell’antica regione armena di Artsakh. Alcune porzioni del territorio (parte della regione di Shahoumyan e i bordi orientali delle regioni di Martouni e Martakert) sono sotto controllo azero pur essendo rivendicate dagli armeni come parte integrante del loro Stato. La repubblica del N-K nacque allorché l’Azerbaijan decise di staccarsi dall’URSS morente, il soviet locale proclamò di conseguenza la propria indipendenza a cui seguirono dei regolari referendum che sancirono la separazione da Baku. Indipendenza a cui seguì la reazione militare azera e la guerra. Dal 1993 vige un cessate il fuoco, coadiuvato da trattative di pace presso l’ONU.

La situazione non può rimanere eternamente così se il tuo vicino è pure la repubblica Azera, ricca di petrolio, situato nell’Asia transcaucasica, a sud dello spartiacque montuoso che lo separa convenzionalmente dall’Europa. Ovvero delle una porte d’accesso al Medio Oriente o alla steppa russa. Non è un caso a questo punto che gli scontri a fuoco ricomincino nel corso di questo travagliato anno: il risveglio del popolo curdo, la guerra civile siriana, le vittorie di Assad e Putin, ma soprattutto le ripetute sconfitte diplomatiche, (e militari), della Turchia non hanno fatto altro che inasprire i conflitti religiosi e politici dell’area Caucasica e Medio Orientale. Conflitti esasperati anche perchè attraverso il Caucaso passano gli interessi petroliferi e non del grande blocco Eurasiatico Russo.

(di Marco Franzoni)