Turchia: più che un “autogolpe”, un Golpe all’italiana”?

 

Il tentato colpo di Stato avvenuto recentemente in Turchia è accompagnato da forti sospetti circa la propria genuinità. Molti media mainstream parlano apertamente di autogolpe inscenato da Erdogan per rafforzare la propria posizione. Sebbene questa teoria sia facile da concepire, è molto più difficile da attuare. Ciò non toglie che il golpe si sia caratterizzato per diverse incongruenze.

È innanzitutto necessario ricordare che Erdogan non ha mai mostrato il bisogno di giustificare al panorama internazionale la sua campagna di limitazione dei diritti civili e repressione delle minoranze in Turchia, come ha dimostrato in occasione degli scontri di Piazza Taksim. Risulta quindi poco credibile che la stessa persona si prenda il disturbo di inscenare un golpe per giustificare la propria scelta di rivoluzionare magistratura ed esercito.

Un’altra incongruenza è rappresentata dal supposto appoggio alla sommossa da parte del predicatore sunnita Fetullah Gulen, il quale implicherebbe un’inedita alleanza tra l’esercito difensore della laicità dello Stato ed un esponente della società islamica. Ciò sarebbe spiegabile solo con la necessità di un appoggio popolare, che però non poteva prescindere da segmenti della comunità islamica, in ragione dell’esiguità numerica della popolazione turca votata al laicismo.

Va anche detto che l’associazione tra Gulen ed il golpe turco permette ad Erdogan di mettere fuori gioco l’unica persona che gli può contendere il consenso delle comunità islamiche. L’incongruenza più evidente, però, è rappresentata dal fallimento di un colpo di Stato a cui avrebbero partecipato più di diecimila persone, di cui molti militari e personaggi delle istituzioni con accesso diretto all’arsenale dell’esercito turco.

Nonostante questa serie di peculiarità, il golpe del 15 luglio non è unico nel suo genere. In casa nostra è impossibile non ricordare Junio Valerio Borghese, l’ex comandante della X Milizia MAS che tentò, senza successo, di rovesciare il governo italiano la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970.

Il ‘Golpe dell’Immacolata’, o ‘Golpe Borghese’, a detta del Generale Spiazzi di Corte Regia, che prese parte alle operazioni anti-golpe, fu un colpo di Stato “fittizio” lasciato maturare e sedato con un piano di contingenza, conosciuto come ‘Esigenza Triangolo’, al fine di giustificare l’emissione di leggi speciali da parte del governo democristiano di allora.

Per ‘piano di contingenza’, in ambito militare, si intende un programma operativo che delinei preventivamente le azioni che ogni forza armata deve eseguire in caso di pericolo per la sicurezza dello Stato. Alla luce di questo precedente storico, considerando gli eventi del 15 luglio ed il rafforzamento della posizione di Erdogan dopo il fallimento della sommossa, si può fornire una teoria alternativa a quella della “pianificazione propagandistica” che spieghi ugualmente le incongruenze della vicenda turca.

Piuttosto che di un “autogolpe”, infatti, si potrebbe anche parlare di un golpe vero e proprio, ma dai risultati artificiosi. È più realistico ritenere che alla mancata rivoluzione turca abbiano partecipato al massimo un migliaio di persone, come nel Golpe Borghese, organizzato male e della cui progettazione Erdogan era a conoscenza.

Basti pensare, inoltre, che le voci di un imminente golpe in Turchia furono riportate dai media americani già nel marzo 2016. Una volta sedato tramite un piano di contingenza ideato a sua misura, vi sono stati associati tutti gli oppositori del presidente turco affinché si potesse creare un apparato statale a sua immagine e somiglianza, rinforzarne ulteriormente la posizione attraverso l’emanazione di leggi speciali di stampo repressivo.

Tutto questo spiegherebbe come un golpe possa “semplicemente” fallire, nonostante si ritiene che vi abbiano partecipato migliaia di persone e sia dimostrata l’eterogeneità della composizione della presunta fazione golpista anti-Erdogan.

(di Dante Cruciani)