Ricostruire il centro-destra: il peccato originale di Matteo Salvini

 

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, lo sa bene Salvini che, come dimostrano i risultati delle ultime amministrative, ha agito in forte controtendenza con ciò che predicava sino a pochi mesi fa.

Da tempo è finito il periodo dei toni sovranisti, dell’ambizione a colmare il vuoto a destra e la “depadanizzazione” della Lega, accantonati in nome di una collaborazione col centrodestra moderato. Le percentuali irrisorie al centrosud e la perdita delle roccaforti nel nord (in primis Milano e Varese) sono la dimostrazione che Salvini ha perso la sfida per il comando della coalizione, e in breve si ritroverà relegato al ruolo di vassallo al nord per una futura “Casa delle Libertà 3.0”.

Ma com’è possibile che il leader leghista, sino a poco tempo fa al centro dei media e seguito da molti sostenitori che mai avrebbero sognato di votare Lega, abbia perso un terreno elettorale così fertile? Evidentemente l’errore più grande è stato quello di puntare a ricompattare il centrodestra in un momento nel quale era possibile costruire un fronte sovranista, cercare di salvare voti rimanendo ancorati a Forza Italia e soci ha avuto l’effetto contrario: non si può passare dal tentare di emulare Le Pen al sostenere il moderato Parisi.

D’altro canto ciò dimostra una realtà indiscutibile: il tanto millantato “Lepenismo all’italiana” non solo non esiste ma non è mai esistito. Salvini ha avuto la possibilità di creare un movimento capace di far estinguere elettoralmente Forza Italia ma dalla manifestazione di Bologna in poi il suo tentativo di corsa alla leadership ha bruciato lui e ciò che si stava costruendo.

In molti hanno creduto poi in un fronte lepenista con la candidatura a Roma di Giorgia Meloni, ma nel momento in cui sostieni  Fratelli d’Italia a Roma alleandoti con Berlusconi nel resto della penisola (spesso e volentieri contro Fdi) perdi completamente la credibilità. Fratelli d’Italia da parte sua si rivela sempre una forza politica che funge da stampella (con Salvini, con Berlusconi o con il Centrodestra in generale), vuota politicamente paga il prezzo di voler seguire il percorso della “destra nazionale”, con il peccato originale di proclamarsi erede della fallita An. Ed è proprio il voler essere una forza di destra che impedirà a questi partiti di emulare il Front National, un partito che ha elettori provenienti dagli ambienti operai, dalla vecchia sinistra e dai musulmani residenti da anni in Francia.

Per le elezioni politiche possiamo prevedere senza ombra di dubbio l’assenza di una coalizione “nazional-populista” con i suoi rappresentanti intenti a sostenere la solita coalizione moderata per “non far vincere la sinistra”. Quale essa sia non si sa.

(di Antonio Pellegrino)