Elezioni a Roma, ecco perché Renzi è il vero vincitore

 

Ne “Il Principe”, Niccolò Machiavelli scriveva che “governare è far credere” ed il Principe doveva essere allo stesso tempo “simulatore e gran dissimulatore”. Probabilmente quando Machiavelli era in procinto di comporre la sua opera, a tutto aveva pensato tranne al fatto che secoli dopo un astuto politico fiorentino avrebbe potuto mettere in pratica alcuni dei comportamenti del suo “Principe”.

I riferimenti vanno alle recentissime elezioni amministrative dove alcune vittorie erano a dir poco scontate. Come era prevedibile, nel contesto delle elezioni romane, considerando la frammentazione del centrodestra, che il ballottaggio sarebbe stato tra Virginia Raggi, Movimento 5 Stelle, e Roberto Giachetti, Partito Democratico, altrettanto prevedibile era la vittoria della candidata pentastellata. Tuttavia, la perdita della Capitale, che sembrerebbe essere a tutti gli effetti una disfatta per il partito di Matteo Renzi, potrebbe nascondere un preciso progetto politico.

Alcuni mesi fa, le dichiarazioni della Senatrice Taverna “Ho pensato che potrebbe essere in corso un complotto per far vincere il Movimento Cinque Stelle a Roma” vennero accolte tra l’ilarità generale. Ma un fondo di verità c’era. Sembra infatti strano che Matteo Renzi abbia proposto una candidatura “debole” come quella di Giachetti per vincere in una città come Roma.

Sembra altrettanto strano che Silvio Berlusconi abbia deciso di frammentare il centrodestra con la candidatura prima di Bertolaso e poi con l’appoggio incondizionato al candidato Marchini, togliendo così una grande fetta di voti alla donna simbolo di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, probabilmente l’unica in grado, qualora ci fosse arrivata, di vincere il ballottaggio contro Virginia Raggi.

Sostenere, semplicisticamente, che Renzi questa volta sia stato costretto dal Fato a compiere scelte sbagliate e abbia perso il contatto con il territorio e con parte del suo elettorato, sembra quindi una soluzione da scartare. Come sono da scartare le supposizioni di chi crede ad una fantomatica demenza senile di Silvio Berlusconi che lo rende indeciso e pericoloso per il centro destra, come se le candidature di Bertolaso e Marchini fossero gli ultimi rantoli del leone sconfitto in preda a deliri febbrili.

L’euforia degli elettori 5 stelle che, in questi giorni, si sta riversando sui social network potrebbe raggelarsi in un futuro neanche troppo distante. Ma perché allora lasciare la strada libera alla vittoria del Movimento 5 Stelle a Roma? Perché perdere la capitale italiana e lasciarla al nemico più pericoloso? La risposta è semplice e la stessa Senatrice Taverna ne aveva parlato a febbraio. La Città Eterna versa in uno stato pietoso, è ingovernabile, sormontata dai debiti (oltre i tredici miliardi di euro) e una sua riabilitazione è pressoché impossibile.

E questo Renzi e Berlusconi lo sanno. Sanno che i lasciti delle vecchie giunte freneranno qualunque politica dei grillini. Sanno che il Movimento 5 Stelle basa il suo consenso elettorale su due capisaldi: l’onestà e il risanamento di tutto ciò che è stato rovinato dalla Casta. Essi sono la ragion d’essere dei 5 stelle e se dovessero venir meno, verrebbe meno anche il Movimento stesso.

L’ingenuità politica dei 5 stelle li ha portati a puntare tutto su Roma, abbandonando l’unica città, ovvero Milano, su cui dovevano concentrarsi per dimostrare all’Italia di essere maturi per un futuro governo. Renzi sa che sono gli unici in grado di batterlo e li sta mettendo alla prova con la certezza che un ipotetico fallimento a livello locale si trasformi ben presto in una disfatta a livello nazionale.

Una tattica di giolittiana memoria quella di lasciare agli altri le situazioni di crisi per poi tornare al comando quando si calmano le acque, fino alla tempesta successiva (non è escluso che Renzi possa utilizzare questa tecnica anche per quanto riguarda il referendum costituzionale in relazione al quale ha già annunciato che in caso di fallimento lascerà il governo). Se per alcuni la sfida di Roma è un semplice scontro a livello comunale, una buona o una cattiva amministrazione della Città Eterna potrebbe invece celare dentro di se il futuro politico dell’intero paese.

(di Marco Montanari)