Enrico Mattei, l’uomo della rinascita

 

Come molti potranno immaginare, scrivere un saggio su Enrico Mattei è cosa tutt’altro che semplice, richiedendo una disponibilità di dati e di elementi spesso di tutt’altro che facile reperibilità, oltre ad un non scontato sforzo atto a contestualizzare i singoli episodi, fatti ed aneddoti nel contesto della loro epoca. Quella su Enrico Mattei, infatti, è una biografia che potrebbe servire indubbiamente da spunto ad uno scrittore per un romanzo di formazione: figlio del carabiniere che arrestò il famoso brigante calabrese Musolino, il protagonista in gioventù è uno scolaro poco studioso e persino indisciplinato, che scopre l’importanza della cultura solo in età matura, quando è ormai diventato un imprenditore di successo e s’accorge del divario che lo separa dai colleghi, dai concorrenti e dagli amici del nuovo ambiente in cui nel frattempo si è trovato ad operare.

Ecco così che un Mattei che da giovane non aveva neppure portato a termine gli studi, per avviarsi prontamente al lavoro dando dimostrazione di possedere buone doti organizzative tali da trasformarlo rapidamente da semplice operaio a quadro intermedio fino ad imprenditore, ovvero fondatore della “Lombarda Grassi e Saponi”, grazie all’aiuto del vecchio amico Marcello Boldrini, suo futuro compagno d’avventura nella Resistenza prima e nell’ENI poi, comincia a studiare dapprima frequentando i corsi serali e quindi l’Università Cattolica. Alla Cattolica Enrico Mattei è uno studente avanti con gli anni rispetto a molti suoi compagni di corso, ma attento e dotato di curiosità e spirito critico.

Si avvicina alle tesi di Peron, di Gandhi, di Lenin, ne scarta alcune per appropriarsi di altre, e alla fine crea un suo proprio compendio ideologico e culturale che sarà alla base di quella mentalità di successo che applicherà negli anni futuri, quando si ritroverà alla guida dell’AGIP e quindi anche dell’ENI. Perchè, com’è facilmente intuibile, solo disponendo di un certo orientamento ideologico piuttosto inconsueto per un cattolico che nella Resistenza avrebbe militato fra i “bianchi” per poi candidarsi con la Democrazia Cristiana, Mattei avrebbe potuto pensare di sconvolgere o quantomeno sfidare la geopolitica e la geoeconomia del suo tempo, lanciando il guanto di sfida alle “Sette Sorelle” e ai governi con esse in affari. Sono anni di profonda trasformazione interiore ed umana per Enrico Mattei: inizialmente non contrario al Fascismo, nel momento in cui scoppia la guerra e l’Italia è sempre più a mal partito decide d’entrare nelle fila della Resistenza.

La sua è una scelta fortemente patriottica, perché il patriottismo è un aspetto che caratterizzerà tutta la vita di Mattei fino alla fine, fino al tragico attentato di Bascapè del 1962 in cui perderà la vita. Come patriota, Mattei non accetta che il suo paese possa diventare appannaggio della Germania, o di qualsiasi altra potenza, ed imbraccia le armi per scongiurarlo. Opera, con vari nomi, fra le Marche e l’Oltrepò Pavese, arrivando a reclutare migliaia di partigiani.

Viene arrestato a Milano e tradotto in carcere, da cui fugge poco in maniera rocambolesca grazie ad un piano di evasione ideato dal conte Edgardo Sogno, futuro asso del Partito Liberale Italiano. Anche questa avventura gli conferisce un prestigio tale da renderlo assolutamente di spicco nel movimento partigiano che opera nell’Italia Settentrionale: ed infatti Mattei è il rappresentante ufficiale della Democrazia Cristiana nel CLNAI, il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia. A guerra finita, si vede però conferire un compito decisamente ingrato, e di poco spessore: liquidare un ente, l’AGIP, che anche in epoca fascista è sempre stato di secondo piano, al punto da venire anche allora ironicamente ribattezzato “Agenzia Gerarchi in Pensione”. Ma Mattei non s’indispettisce e si mette a studiare le carte dell’ente: e più lo fa, e più si convince che forse questa AGIP non è poi così da buttare come soprattutto i liberali, ma anche le sinistre, vorrebbero.

Eliminare l’AGIP, per i più, è in quegli anni una scelta ideologica, quasi un dispetto verso il Fascismo che l’aveva creato. Per altri, invece, è una mera questione d’interesse: la Montecatini e la Edison non gradiscono infatti la concorrenza del “carrozzone statale”, mentre le Sette Sorelle ambiscono ad entrare nel mercato italiano che, con la ricostruzione, sarà assolutamente molto promettente, e quindi anche loro dell’AGIP non vogliono proprio sentirne parlare. Mattei riceve offerte d’acquisto tanto generose quanto sospette: i cantieri e le attrezzature dell’AGIP sono troppo povere e malconce per meritarsi così tanti soldi.

Così contatta Carlo Zanmatti, suo predecessore all’AGIP, epurato per la sua adesione al Fascismo repubblicano, e viene a sapere che l’ente nel 1944 aveva scoperto un importante giacimento di metano, e che probabilmente in tutta la Val Padana ce ne sono altri ancora. Riprendono così freneticamente i lavori e così dal Pozzo N. 2 di Caviaga, nel 1946, comincia ad uscire metano in abbondanza. Nei mesi e negli anni a venire le scoperte si moltiplicheranno, mentre attraverso la SNAM l’AGIP comincerà a bisecare tutta la Lombardia e la Pianura Padana di tubazioni con cui portare il metano nelle città e nelle fabbriche. Nel 1949, poi, a Cortemaggiore, gli operai dell’AGIP troveranno addirittura il petrolio. A quel punto Enrico Mattei, per gli italiani, è diventato un mito.

E’ l’uomo che ha dimostrato come anche l’Italia sia un paese dotato di proprie risorse, grazie alle quali poter intraprendere un cammino di sviluppo. Negli anni a venire sarà accolto ovunque in maniera trionfale, fino anche all’ultimo giorno, quando si recherà in Sicilia per inaugurare i nuovi impianti dell’ENI e, sulla strada del ritorno, perderà la vita nell’attentato aereo di Bascapè. Ma, se per gli italiani Mattei è un mito, per chi già controlla il petrolio è sempre più un incubo, l’uomo da odiare. I servizi segreti statunitensi ed inglesi gli stanno alle costole, l’OAS lo minaccia per il suo sostegno alla causa di liberazione algerina, le Sette Sorelle mal digeriscono le sue “ingerenze” in Iran, dove diventa grande amico dello Scià e della sua consorte Soraya, e in altri paesi mediorientali come il Marocco, la Libia, l’Egitto, e via dicendo.

Londra e Washington entrano addirittura in fibrillazione quando, in nome del “neoatlantismo”, Mattei si mette d’accordo con l’Unione Sovietica per una maxifornitura di gas e di petrolio a prezzi assolutamente concorrenziali rispetto a quelli occidentali, e con la Cina popolare a cui venderà i fertilizzanti prodotti dall’AGIP. Nel frattempo, grazie alla sua concorrenza, gli italiani hanno cominciato ad usare il metano nelle loro cucine, mentre la Montecatini e la Edison sono precipitate nella crisi.

L’Italia è un paese che, grazie al boom economico di quegli anni, è sempre più energivoro e per questo Mattei decide d’inserirsi anche nel settore nucleare. Acquista un reattore e fonda la AGIP Nucleare, che realizzerà la famosa centrale atomica di Latina, la prima nella storia italiana. Con quella centrale, inaugurata proprio pochissimi mesi dopo la morte di Mattei, l’Italia sarà il terzo produttore d’energia elettrica per importanza dopo gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica.

Ma, non contento, Mattei inizierà a realizzare anche le migliori piattaforme petrolifere del mondo, grazie alla Nuovo Pignone, rinata dalle proprie ceneri dopo essere stata acquisita dall’ENI su pressione del vecchio amico Giorgio La Pira, e farà dell’Italia il paese con la rete di distribuzione del gas più lunga al mondo, sempre dopo Stati Uniti ed Unione Sovietica. E la sua benzina, “Supercortemaggiore”, è la più economica d’Europa, così come lo sono i suoi fertilizzanti e anche il vetro prodotto dalla SIV, altra società voluta dall’ENI che si guadagna subito il secondo posto nel mercato del Vecchio Continente dopo la Saint Gobain, rifornendo le principali Case automobilistiche.

Mattei muore, come abbiamo già detto, nel misterioso attentato di Bascapè dell’ottobre del 1962: quel fatto darà vita ad inchieste e contro-inchieste, che alla fine evidenzieranno le responsabilità non tanto delle Sette Sorelle, preoccupate dalla sua concorrenza economica ed energetica, o dei governi inglese e statunitense, spaventati dal suo piano di portare l’Italia fuori dalla NATO e di farne un paese non allineato, quanto delle loro quinte colonne italiane: la Mafia, esecutrice materiale dell’attentato, ed il suo successore ed ex vice Eugenio Cefis, il vero fondatore della P2, Loggia Massonica che poi nel 1977 lascerà in eredità a Licio Gelli dopo essersi nel frattempo impadronito coi soldi dell’ENI della Montedison per poi ritirarsi in Svizzera con un patrimonio di cento miliardi di lire d’allora.

Ma tutte queste cose, per molti anni, non si potranno dire; forse non si possono interamente dire nemmeno oggi. Questo è il libro, “Enrico Mattei – L’uomo della rinascita”: una biografia, a suo modo anche un romanzo di formazione, così come una raccolta d’inchieste successive alla morte di Mattei. Un testo completo ma non complesso, che vuole essere accessibile a tutti.

(di Filippo Bovo)