La vera “Unione Civile”: quella tra destra e sinistra

 

Mentre al Senato “vince l’amore” con l’approvazione delle Unioni Civili anche tra le fila del Governo la stagione dell’amore è in pieno ardore. L’ingresso effettivo in maggioranza di Verdini e dei suoi di Ala, oltre ad aver fatto suscitare l’imbarazzo del dem Gianni Cuperlo che – nel ritrovarsi il buon Denis anche in campagna elettorale per i candidati del PD – ha affermato: “Verdini fa comizi per noi? No grazie!”, ha fatto scattare la pulce all’orecchio anche a gran parte dell’elettorato “moderato”. Eh sì, perché aldilà del gossip politico, c’è un numero quanto meno sospetto di passaggi di parlamentari dall’opposizione alla maggioranza, quasi si potrebbe proporre di fare una raccolta firme per far svolgere questi cambi di casacca direttamente all’interno dell’Ata Quark Hotel di Milano (come un qualsiasi appuntamento estivo di calciomercato), con i giornalisti che annunciano entusiasti dell’ingaggio da parte del Partito della Nazione dell’ennesimo pentito berlusconiano pronto a mettersi al servizio del Premier Matteo Renzi.

Solo per fare chiarezza, in questo momento non interessa andare ad indagare nel singolo caso nel tentativo di scovare qualche caso bollente di corruzione o conflitto di interesse, come ai tempi dei passaggi di schieramento di Scilipoti, Razzi e tanti altri che votarono la fiducia all’allora traballante governo Berlusconi IV, quanto piuttosto per fare un’analisi politica di queste ambigue conversioni sulla via di Damasco. Il Patto del Nazareno si sa, non è mai finito. Qualcuno dice che sia solo un’illazione quella che vedrebbe Renzi (o meglio ciò che egli rappresenta) e Berlusconi in accordo già da tempo, e che questa pantomima tra maggioranza e opposizione sia in corso sin dai tempi della cacciata di Alfano e la creazione dell’NCD.

Quella sottile linea rossa, anzi bianco-crociata che collega l’ex Premier del governo tecnico Mario Monti, quello delle larghe intese Gianni Letta e infine l’attuale Premier “del fare” Matteo Renzi. Ciò che fa diventare dei semplici sospetti degli indizi di manovre da stanza dei bottoni, è quel silenzio preoccupante di giornali nazionali e magistratura sulle malefatte del Cav., condannate a piè sospinto quando quest’ultimo era al governo ed ora misteriosamente scomparse dai programmi di approfondimento politico e tra i fascicoli del CSM. Ecco, agli italiani questa Unione Incivile tra la destra affarista e la sinistra progressista non piace.

Lo dimostra la costante crescita dei partiti/movimenti di opposizione, ma soprattutto lo dimostra il continuo abbandono della partecipazione alle urne, nonostante questo dissenso fatichi a diventare movimento di opposizione popolare a tali manovre. Occorre che l’Italia faccia quel passo decisivo che c’è stato già negli altri paesi europei, che non porterà nel breve periodo a far governare il paese da forze identitarie o sovraniste, né tanto meno da partiti socialisti più o meno puri, ma porterà almeno quella fetta di popolo che ancora crede nella politica rappresentativa – delusa da questa unione incivile – ad avere dei parlamentari che realmente facciano gli interessi di coloro che li hanno votati e non quelli dei potentati economico/giudiziari che permettono loro di avere agibilità politica, mediatica e ad avere risorse da spendere nella campagna elettorale.

Andare oltre la Destra e la Sinistra dunque, non è solo auspicabile ma assolutamente necessario, proprio perché ad ottobre ci sarà un Referendum Costituzionale e non possiamo permetterci che la definitiva cessione di sovranità popolare possa valere la salvezza di Mediaset o della Fininvest.

(di Federico Casali)