La Boldrini e lo squallore ignorante dei lucchetti a Schengen

Federico Moccia ha fatto scuola. Avete letto bene, Moccia. Quello delle “opere letterarie” sull’amore adolescente. È stato addirittura un precursore, un ispiratore se si guarda a quanto accaduto il 22 maggio a Schengen, quando un gruppo di simpatici politici “avveniristi” ha ribadito con decisione che il confine è il passato mentre il meticciato, la mancanza totale di identità, garanzie statali, diritti salariali e quant’altro sono il futuro, lanciando chiavi di lucchetti in un fiume. Essi somigliano in tutto e per tutto a quelli di Ponte Milvio a Roma, attaccati lì, a un palo, dalle coppie ispirate dal celebre poeta de noantri.

La tristissima e stucchevole ode dei lucchetti dell’amore dello scrittore romano sembra evolversi, quindi, nella tristissima e stucchevole retorica della multicultura. “Gettiamole nel fiume Moselle, liberiamoci dalla schiavitù della differenza” sembrano dire, in coro, i nostri promettenti Re Magi del semicoltismo continentale. Potrebbe essere una sorta di nuovo sport “nazionale” europeista. Viva la libera circolazione, abbasso i confini.

Tra costoro non poteva mancare l’avanguardista Laura Boldrini, sempre in prima fila quando l’immagine vince e la sostanza perde del tutto. Ovviamente procediamo per iperboli, definirla “vincente” penso necessiti di un bello stomaco comunque: gettare ferraglia in un fiume a qualcuno potrebbe perfino dare una certa noia. Se proprio si devono promuovere simili sciocchezze, meglio l’ampolla d’acqua di Bossi nel “fu Po degli anni Novanta”: se non altro non danneggiava in nessun modo il letto del canale e, pur nella sua idiozia, aveva uno scopo politico ben definito.

Di sicuro, dai lucchetti del 22 maggio possiamo ricavare conforto. Non esistono solo Boldrini italiane, ma anche curiose e multiformi nemesi francesi e lussemburghesi di sesso opposto. Claude Bartolone, presidente dell’assemblea transalpina, e Mars Di Bartolomeo, della camera del Lussemburgo, hanno accompagnato la nostra in questo gesto dell’accoglienza. Parlare male dei nostri politici in via esclusiva (e qualcuno pure ci va matto), si dimostra lontano dalla realtà. Siamo tutti sulla stessa tragica barca.

“Lo abbiamo affermato con un gesto simbolico, fissando un lucchetto a sigillo delle nostre parole e gettando poi le chiavi nel fiume Moselle, proprio dove più di 30 anni fa furono firmati gli accordi per la libera circolazione, valore fondativo dell’Europa da cui non possiamo più prescindere” ha scritto la nostra eccelsa “presidenta”sulla sua pagina facebook.

Ciò detto, ai signori illuminati nessuno deve aver spiegato (evidentemente nemmeno all’università, ammesso e non concesso che ne abbiano fatta una) che libera circolazione degli europei non significa libera circolazione dei “cittadini del mondo” per i quali stravedono. Perché Schengen, indipendentemente da quanto possa essere criticabile o meno, è un accordo tra Paesi europei per la libera circolazione dei loro cittadini, e teoricamente imporrebbe controlli rigidissimi per chi viene al di fuori della cosiddetta “area”: non sembra sia scritto in nessuna riga del trattato di eventuali feste di paese in cui, tra un bicchierino di brindisi all’accoglienza e un altro, entrano centinaia di migliaia di persone all’anno senza alcun tipo di filtro.

Le polemiche che nascono sulla sospensione eventuale del trattato da parte di alcuni paesi (tra cui l’Ungheria), dipendono esclusivamente dalla questione migranti che, con buona pace dei dotti laureati di cui sopra, hanno superato quantitativamente un livello di guardia per molti. Quindi “difendere la libera circolazione” e per di più farlo lanciando mazzi di chiavi in un fiume non ha, tanto per cambiare, alcun senso logico.

Ma si sa, alla politica mentalmente aperta che ci governa praticamente da sempre piace mischiare i concetti casualmente, in modo generico e rigorosamente contrario alla ragione.

Quindi, riassumendo, cosa ci possiamo aspettare da rappresentanti e presidente della Camera che mostrano di non conoscere manco la sostanza reale del trattato di Schengen? Nulla, se non che, dopo la palese ispirazione a Moccia (mica pizza e fichi) che ha generato questo meraviglioso atto, in futuro possano trarla, che so, da un altro futuro premio Nobel italiano per la letteratura: magari Fabio Volo.

(di Stelio Fergola)