Finiamola con l’odio anti-nazionale

 

Il sentimento anti-nazionale, sia che derivi da una logica radical chic o che sia frutto di semplice ignoranza, è uno dei problemi più radicati in Italia. Col tempo si è andata a creare, attraverso i media e la cultura di massa, un’immagine ribelle ed anticonformista che vede la sua affermazione nell’odio verso il proprio Paese.

Il tricolore è uno straccio privo di significato, uno straccio che va strappato perché opprime la libertà dei semicolti e degli pseudo-rivoluzionari nostrani ed ecco allora che parte la diffamazione del concetto di patria: chi ricorda il centenario della nostra entrata in guerra o chi celebra l’Unità d’Italia è bollato come anacronistico o fascista. Le stesse istituzioni non possono parlare di Italia senza proporre un discorso retorico che va a sminuire la nazione, negandone i meriti e alimentando il pregiudizio e l’avversione.

L’anti-patriottismo è una tradizione stabile nella nostra repubblica sin dalla sua fondazione; durante la prima repubblica vigeva una visione patriottica formale usata a fini propagandistici che nel concreto si rivelava assolutamente mendace (basti pensare alla Dc che svendeva la nostra sovranità agli USA ed a Togliatti che, complice di Tito, si scagliava contro gli esuli istriani e giuliano-dalmati).

In tempi più recenti questa avversione è diventata una vera e propria moda. Questa è la moda della “generazione Erasmus”, di chi finiti gli studi vuole andare all’estero a prescindere, di chi si sente un leone a gridare lo slogan “morire per la patria, morire per nulla”, di chi sputa sull’inno perché lo considera “da bigotti”.

Il paradosso è quello di chi giustifica questo ragionamento sfoderando logiche socialisteggianti o progressiste dando un’ulteriore prova di ignoranza: sono forse coscienti questi individui dell’importanza del concetto di patria nella visione socialista di uomini come Chavez o Che Guevara? La nazione, che la si veda da ogni colore politico, è la massima espressione della comunità e non ci si può prefiggere la ricerca del bene comune propugnando allo stesso tempo la lotta contro ciò che rappresenta il nostro popolo.

Oggi più che mai riconoscersi nel tricolore è un atto rivoluzionario, popolo e nazione sono un binomio inscindibile e non una negazione come sostengono molti intellettuali salottieri. Prendere coscienza della propria identità è indispensabile per poter dar vita a un azione realmente rivoluzionaria, per questo una bandiera è più ispiratrice di qualsiasi discorso esterofilo da finto conoscitore del mondo, per questo l’unione di popolo smaschera l’idiozia di un Black Block e supera i vagheggiamenti del discorso autonomista. Dunque, per dar vita a qualcosa di nuovo e concreto, non si può che ripartire dal concetto di nazione.

(di Antonio Pellegrino)