L’insopportabile retorica del conformismo a pugno chiuso

Oggi parliamo di Sadiq e Tess. Due ragazzi aperti, femministi, antirazzisti e meltingpottiani. Anime semplici e soprattutto spontanee di un nuovo fantastico mondo in arrivo, quello dell’appiattimento e dell’estinzione (per gli europei). Uno raggiunge i vertici della politica londinese, l’altra sfida, temeraria e senza alcun esibizionismo, i cortei di nazisti violenti col pensiero.

Ma andiamo con ordine. L’elezione Sadiq Khan a nuovo sindaco di Londra non poteva non avere ripercussioni nell’Aperto e arcobalenato mondo multiculturale italiano che, con meraviglia e giubilo, celebra Messa ben lieto di dare uno smacco ai retrogradi fascisti xenofobi di casa nostra, incapaci di comprendere la luminosità del meticciato in salsa italica a cui stiamo assistendo in questi anni.

Khan è ovviamente nato a Londra, ma proviene da una famiglia di pakistani immigrati che, come molte altre, compongono le varie minoranze etniche della capitale inglese. Una situazione che, soprattutto negli ex imperi di più antica tradizione (Francia e Gran Bretagna, appunto) è ormai viva da circa un secolo, pur con tutte le differenze del caso.

Il nuovo sindaco si definisce europeista (strano), dichiara che “la speranza ha battuto la paura, l’unità ha sconfitto la divisione” (i buoni vecchi Baci Perugina non avrebbero potuto fare di meglio) e si fa fotografare di fronte alla ruota panoramica con un cartello con su scritto, a caratteri chiari, aperti e solidali “Refugees Welcome”. Un tipo originale, non c’è che dire.

Originale quasi come le reazioni italiane, tra le quali si fa fatica a trovare il fiore all’occhiello di questi giorni. Stefano Fassina non poteva che essere in prima fila, e su twitter ci delizia con un meraviglioso “a Londra vince l’Europa inclusiva di Papa Francesco”. Inclusiva? Cosa diamine dovrebbe essere quest’Europa, una specie di social club senza tesserino? Ma andiamo avanti.

Sinistra Ecologia e Libertà non si lascia intimidire e va oltre: “Il nuovo sindaco di Londra sarà il laburista musulmano, femminista pro-nozze gay e avvocato per i diritti umani di origine pakistana Sadiq Khan. Qualcuno porti i sali a Salvini, alla Meloni e alla Le Pen. Il progresso se ne infischia dei loro muri dal filo spinato d’odio”.

Ora, di cose se ne possono dire tante. Anzitutto come sia possibile per un uomo definirsi femminista, ma si sa, siamo nell’era in cui si può tutto, anche immaginare famiglie con tre o quattro genitori dello stesso sesso (magari tra loro ci può essere un cane o una zebra, fate voi), cosa volete che sia considerare il femminismo un dogma talmente profondo da renderlo plausibile addirittura per un maschio.

Possiamo aggiungere che il famoso progresso di cui ciancia SEL consiste nella distruzione delle frontiere e nel trionfo del mondialismo a mercato unico in cui i diritti dei lavoratori vengono calpestati e distrutti definitivamente. Ciò tralasciando proprio il valore delle identità, delle nazioni, delle etnie, quelle brutte cose fasciste che puzzano e che la sinistra (rigorosamente occidentale, in barba a tutti i partiti di governo del fu socialismo reale) ha sempre abiurato. Vabbè.

In questo circo di amore, comprensione ed accoglienza progressista ci si rifà sempre al Papa Francesco, citato ogni due secondi dai mentalmente aperti quasi come se fosse un bonus speciale in un videogioco, a tutti gli effetti il maggiore complice di questo scempio. Immigrati risorsa, necessario accogliere (lo dicono gli economisti!), che in Europa non si nasce, sono frasi che vanno avanti per la loro strada con un martellamento tale che fa immaginare davvero breve il percorso verso “l’esempio inglese”.

Martellamento fatto anche delle solite storielle piene di spontaneità, come quella della “rivoluzionaria” Tess Asplund, cittadina svedese di origine africana che “affronta con coraggio”, alzando il pugno destro, il corteo neo-nazista a Borlänge, in Svezia, in aperta protesta contro il multiculturalismo.

Dei nazisti ci frega nulla, ma è davvero fantastica la descrizione dell’evento che ha dato la donna, intervistata da una pletora di giornali pronti a raccontare la sua storia tutti insieme, come un’unica, stupenda, ma rigorosamente mentalmente aperta, macchina fotocopiatrice.

Il contenuto dei vari articoli su Tess, su tutta la stampa italiana (Repubblica, Corriere, ma perfino Youreporter.it o stampa di nicchia come Quotidiano.net) è presto detto. I titoli sono grandi capolavori del semicoltismo, ma anche i testi non scherzano. Si passa da “Tess Asplund è il nuovo volto del coraggio”, a “Tess sfida i nazifascisti”, fino alla parola “nazisti” usata con la stessa enfasi di un Indiana Jones che sfida i tedeschi a trovare l’Arca perduta. Insomma, è proprio una Super Tess. Stupisce che non sia diventata, come altre in passato e come qualcuno ha avuto l’acume di sottolineare, la classica “storia che ha commosso il web”.

“Ho agito di impulso. Nei loro occhi colmi d’ira ho visto il peggio d’Europa” è la sintesi di ciò che ha detto la supereroa. Tralasciando il fatto che non è accaduto nulla (e che i media per una presunzione di violenza si sono sprecati ad etichettare come non mai, mentre sulle distruzioni e le violenze degli “antagonisti” sabato al Brennero hanno ben pensato di tacere) è davvero commovente notare che l’impulso viene ripreso, in ordine sparso, da una macchina fotografica dietro, un’altra alla sua sinistra, e una telecamera sempre alle sue spalle. Tutte insieme. Non so se ci sia stato l’en plein di qualche fotocamera pure alla sua destra per fare colpito e affondato, sinceramente, ma diciamo che mi accontento. “Non immaginavo nemmeno che quelle foto avrebbero fatto il giro del mondo”. Sì. Io ti credo, Tess.

Martellamento, appunto: l’unica strada è l’accoglienza, l’accoglienza produce (invece dare lavoro ai disoccupati no), è una risorsa, il multiculturalismo è inevitabile. Questa settimana possiamo definirla Inquisizione Etnica. In barba al concetto di casa, di esistenza di una razza, di una cultura, dei diritti dei cittadini nel proprio Paese. Tutto al mare, che il progresso arriva.

E noi ben lo sappiamo visto che da decenni ci auto-flagelliamo con la storiella dell’Italia “Paese per vecchi”.

Cominciamo col dire che se l’Italia è un Paese per vecchi lo è per la miopia e l’abolizione di qualsiasi seria politica per la natalità. Che non è un bonus famiglia, ma una legislazione affine, una educazione anche scolastica al concetto di riproduzione. Macché. Troppo fascismo, a tutti gli effetti le ultime risalgono al tanto vituperato ventennio, ma ehi, di quell’era di oscurantismo non si può salvar nulla, figuriamoci se si poteva proseguire con iniziative tanto imperialiste e lontane dal benessere vero della Nazione. Un atteggiamento non prescritto da nessun medico, se non di retorica antifascista della peggior specie.

Con settant’anni di ritardo, forse qualche dottore dovrebbe imporre una politica seria sulle nascite, diremmo noi. Magari senza dirlo apertamente, che poi lo spettro dell’apologia si fa vivo. Zitti zitti, cominciamo? Non lo diremo a nessuno, tranquilli.

Sicuramente sarebbe meglio dello scenario che tutti i governi occidentali, con la loro retorica da quattro soldi, stanno realizzando: un’estinzione graduale di tutte le razze europee, sostituite da etnie, come quelle musulmane e cinesi, ancora vive sulla strada della crescita demografica.

Nel frattempo la Bodrini, Sassoli ed altri esponenti di “sinistra” hanno marciato, qualche giorno fa, contro i sempreverdi e terrificanti “muri”. “No ai muri, sì all’Europa dei diritti”. Quali ancora non si capisce. Sicuramente non quelli dei suoi cittadini.

(di Stelio Fergola)