A questo punto, perché non invadere l’Austria?

 

Mi domando, sinceramente, cosa si cincischi ancora. Facciamolo. Anzi, fatelo, visto che mi sembra pure sciocco sottolineare la differenza che passa tra noi e voi. Invadete l’Austria, visto che vi rimane solo quello, cari presidenti dell’UE. Diamo una svolta militaresca a questa sacra unione e iniziamo dal Brennero. Raduniamo le forze dei vari Stati e commissioniamo Vienna. Massì.

E’ successo di tutto in queste ultime due settimane. L’annuncio legittimo della chiusura di una frontiera, il prevedibilissimo strappo di vesti dei vari Renzi e Merkel che, da un punto di vista tecnico-legale, non significa nulla, poi le minacce del governo italiano, la posizione ancora più rigida del ministro della difesa austriaco Hans Peter Doskozil e infine le proteste (come al solito violente) degli antagonisti al Brennero.

In pratica un’escalation che sta conducendo il governo di Vienna a piegarsi e a non poter perseguire il principio fondamentale che uno Stato deve osservare: la tutela dei propri cittadini. Ed ecco che il ministro degli interni austriaco Wolfgang Sobotka, poco prima delle proteste di ieri, alla fine dice: “Non ci saranno muri, se l’Italia farà i controlli”. Una frase che francamente puzza.  E che potrebbe anche significare una marcia indietro.

“I controlli” presuppongono infatti di riaprire all’ “ingresso”, non importa se parziale o totale, di un certo quantitativo di immigrati. Il Parlamento austriaco invece, nelle scorse settimane, aveva dimostrato di voler andare definitivamente contro questo concetto, una volta e per sempre. Se la pressione diventa insostenibile, non entra più nessuno. Nessuno, i controlli servono per selezionare e noi non lo vogliamo.

Qualcuno vede questa dichiarazione anche in altro modo, sia chiaro. I controlli presuppongono anche dei respingimenti, stavolta seri, e quindi la palla potrebbe passare strategicamente dalla parte austriaca, con la speranza che il suo atteggiamento oltranzista possa riuscire almeno a creare quell’effetto domino “virtuoso” che attualmente manca del tutto. Mi permetto di essere scettico, considerato l’approccio tipicamente europeista ogni qualvolta si leva qualsiasi voce di dissenso.

Ungheria e Bulgaria non sono di certo state “commissionate”, dirà qualcuno. Nessuna delle due ha l’importanza strategica dell’Austria, dico io. In ambito economico poi, l’Europa ha già dimostrato di censurare e, di fatto, eliminare le voci contrarie: e qui si pensi al caso della Grecia.

Lo spettacolo di ieri non merita molti commenti: i soliti “antagonisti de noantri” che si battono per il mondialismo e per il totale abbattimento di qualsiasi regola statale ed economica, i soliti sfasci, i poliziotti feriti a sangue, i soliti lacrimogeni, il solito Stato connivente che, pur “ostacolandoli” ufficialmente, non vieta né la protesta (i cui esiti violenti erano scontati almeno da quando era stata annunciata) né difende realmente l’area del Brennero. Ci sarà un motivo se lo stesso sindaco si è sentito giustamente in diritto di protestare.

Quindi la sintesi è presto detta: prima la decisione austriaca, poi l’indignazione altrui, infine le minacce e la servitù violenta degli anarchici. Tutto per soffocare la voce libera di Vienna. Torniamo al punto di partenza: invadetela, sarete più credibili.

In un mondo in cui l’Unione Europea, oltre che avere senso di esistere, fosse anche un’entità dotata di proprio spirito, di una reale dimensione storica e politica, si espellerebbe l’Austria. Ma non viviamo una situazione simile. Bruxelles è un gigantesco castello di cartone burocratico e bancario, si regge sulla totalità dei propri Paesi e la caduta soltanto di uno porterebbe allo sfacelo.

Usare le pressioni forti è tipico dei deboli. Senza l’Austria (come del resto senza qualsiasi Stato membro) l’UE è destinata a perire definitivamente. Ne sono consapevoli tutti. Ecco perché Vienna non è libera, come non lo è nessuno di noi.

(di Stelio Fergola)