La strage di Odessa, due anni dopo

Oggi, 2 maggio, ricorre l’eccidio di Odessa. Cinquanta persone uccise e più di duecento feriti. Il governo golpista ucraino è colpevole per la strage. Ha coperto i sicari ed ha arrestato le vittime, miracolosamente scampate al pogrom, per farle tacere.

La polizia non ha mosso un dito contro gli assassini ed ha continuato a perseguitare i superstiti, testimoni scomodi degli eventi. Il sottoscritto ha già trattato quest’argomento, ma è utile tornarci almeno per una ragione. Come tanti altri fatti tragici della storia anche questo sarà oggetto di revisionismo da parte di chi lo ha progettato e causato, mentre i parenti delle vittime reclameranno inutilmente giustizia e verità.

Forse, qualche esecutore materiale pagherà ma i mandanti la passeranno liscia. Questo crimine contro l’umanità, perpetrato su base etnica oltre che politica, rientra tra quelli del recente disegno di legge del nostro Parlamento, a cui il Senato ha già dato l’ok, che vorrebbe introdurre il reato di negazionismo con pene pesanti, compresa la detenzione fino a tre anni.

Nel testo si parla di: “contrasto e repressione dei crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale”.

La sinistra ed il quotidiano La Repubblica hanno cavalcato il caso culturale pretendendo l’approvazione della norma in nome della libertà e dei diritti umani. Ma proprio costoro, sulla guerra in Ucraina, hanno mostrato molta ipocrisia ed una tendenza alla mistificazione degli avvenimenti senza precedenti.

La mattanza di Odessa è stata negata, minimizzata, ribaltata nelle responsabilità dai politici dem che hanno appoggiato il putsch di Majdan e il nuovo-vecchio corso oligarchico di Kiev, passata sotto l’ala protettiva dell’Occidente.

I pennivendoli di sistema, in barba a qualsiasi deontologia, sono giunti a scrivere che i filorussi di Odessa si erano praticamente eliminati fra loro, colpiti “da russi e uomini provenienti della vicina Transnistria” (R. Zunini, sul Fatto Quotidiano) oppure a parlare di diatriba finita sfortunatamente nel sangue, senza additare i rei (lo ha scritto più volte la Zafesova su La Stampa).

Tutto ciò per sostenere che certe leggi sono solo un pretesto per colpire gli avversari politici o chi ha opinioni difformi da quelle ufficiali, quelle diramate dalle organizzazioni internazionali o dal circuito dei media occidentali mainstream.

Ci vorranno molti decenni prima che gli odessiti riescano ad ottenere un riconoscimento ufficiale e dovrà innanzitutto cambiare il clima internazionale, attualmente non molto favorevole al loro caso. Purtroppo, ai tempi nostri, bastonare i russofoni non è reato, come all’epoca del III Reich non lo era perseguitare gli ebrei e dopo la sconfitta di Hitler vendicarsi sui tedeschi, e così via.

(di Giovanni Petrosillo, Conflitti e Strategie)