I dirittoumanisti ad orologeria che dimenticano Odessa

Il 2 maggio 2014 un manipolo di nazifascisti supportati da finanziamenti  occidentali è entrato nella Casa del Sindacato di Odessa facendo una carneficina: una quarantina di vittime tra uomini squartati vivi, impalati, donne bruciate vive e strangolate con cavi elettrici dopo essere state stuprate.

Immagini scioccanti che rimangono indelebili nella memoria e che ci hanno fatto fare un balzo indietro negli anni ’70, quando in America Latina gli squadroni della morte, sostenuti dall’onnipotente dollaro americano, facevano pulizia di oppositori politici con la tortura sistematica e le sparizioni. Non si può credere che crimini così orribili potessero accadere alle porte dell’”Europa dei diritti”, eppure è successo, nel silenzio quasi generale dei media di regime, che si sono guardati bene dal mettere in luce la matrice a stelle e strisce di quell’orrendo eccidio.

Dov’era l’ANPI in quelle ore terribili? Dove le femministe con gli striscioni arcobaleno mentre le donne intrappolate nella Casa del Sindacato, alcune di loro incinte, venivano violentate e poi bruciate vive dallo squadrone della morte ucronazista? Dov’erano i sostenitori dei diritti umani che oggi si stracciano le vesti per i profughi dell’isola di Lesbo?

Forse erano distratti, forse il loro umanitarismo a corrente alternata era in stand by, fatto sta che nessuna voce di sdegno, da parte di chi dice di essere dalla parte dei deboli e degli oppressi, si è levata per denunciare il crimine di Odessa e la guerra in Ucraina, fomentata da chi voleva mettere in disparte la Russia nello scenario internazionale.

Nessuno, a parte voci isolate e per lo più inascoltate, ha denunciato le connivenze dell’Europa nel generare la crisi che ha avuto come sbocco la strage di Odessa. Ma c’è chi non dimenticata, e siamo fieri di essere tra i pochi che non lo fanno. Odessa è nel nostro cuore come lo sono Bassora, come Aleppo, come Tripoli, come Belgrado, come tutti quei posti che l’Occidente ha fatto diventare, grazie alla sua ignavia, non luoghi abitati da non persone.

Quei luoghi e quelle persone che hanno vissuto sulla loro pelle la vigliaccheria e la prepotenza sono sempre vivi nella mente e nel cuore di chi ricorda il loro martirio.

(di Federica Francesconi)