L’armamentario del politicamente corretto contro Putin

 

Vladimir Putin è oggi una figura di primissimo piano della politica internazionale. Sono molti coloro che anche fuori dalla Russia apprezzano il suo operato, così come tanti sono coloro che lo criticano senza mezzi termini. Anche in Italia l’opinione pubblica è divisa fra putiniani e antiputiniani e, dietro questi due atteggiamenti, si possono grossomodo riconoscere le onnipresenti destra e sinistra, che hanno deciso di darsi battaglia anche in tale versante.

Putin è molto apprezzato dalla destra parlamentare, vista anche la sua storica amicizia con Silvio Berlusconi: peccato che il loro Putin non sia il vero ritratto del leader russo, bensì una sua caricatura, sovente presentato come un fiero anticomunista e un feroce anti-islamico, grazie ad articoli di dubbia provenienza e tesi strampalate. Come possa essere anticomunista un ex membro del PCUS nonché ex agente del KGB è tutto da dimostrare. Inoltre, se Putin ha potuto parzialmente risolvere la crisi cecena, è proprio grazie all’alleanza con l’Islam sciita, che ha permesso di isolare il fondamentalismo di marca wahhabita e salafita finanziato dalle petromonarchie arabe; i bombardamenti contro l’Isis poi sono chiaramente parte di una battaglia contro il terrorismo e non certo un attacco all’Islam nel suo complesso come qualcuno stoltamente crede.

A sinistra le cose non vanno certo meglio: innanzitutto, il fatto che Putin sia amico di Berlusconi, è condizione sufficiente perché gran parte del Popolo Colto, dal PD fino ai centri sociali, sia antiputiniano. Le critiche mosse a Putin fanno parte del consueto armamentario del politicamente corretto: è un dittatore cattivo, imbavaglia la stampa, ma, cosa ancora più grave, è omofobo e non permette i matrimoni gay, Simbolo Universale di Civiltà; senza tralasciare la solidarietà che il mondo radical-chic ha tributato al gruppo di sedicenti attiviste denominate “Pussy Riots”.

Ancora una volta destra e sinistra hanno fallito nelle loro analisi. Putin è certamente un grande statista che ha riportato la Russia a giocare un ruolo di primo piano nello scacchiere globale. La sua politica estera sembra ispirata da una sana concezione di “realpolitik” che mira a creare un mondo multipolare: le pragmatiche scelte putiniane sembrano comunque andare in direzione della pace e della giustizia molto più che quelle americane, motivate dai roboanti ideali di “impero del Bene” e di esportazione della Democrazia, che tuttavia si risolvono puntualmente in disastri internazionali. Emblematica, in questo senso, la gestione della situazione siriana: da una parte la posizione chiara della Russia, dall’altra le ambiguità e le ipocrisie dell’Occidente a trazione USA.

Le forze politiche dovrebbero prendere in considerazione queste tematiche per giudicare obiettivamente l’operato del presidente russo, evitando così le consuete visioni deformate e parziali che possono valere al massimo per un talk-show.

(di Daniele Velix)