Tutte le danze geopolitiche del Medio Oriente

 

I tamburi di guerra del califfo si sono zittiti e i vessilli neri che fieri sventolavano sulle terre del levante si sono d’un tratto afflosciati non appena il suono della trionfale marcia russo-siriana ha iniziato a levarsi dalle pietre di Palmira. Se ne andranno in silenzio i cavalieri neri, probabilmente ad allietare qualcheduno in Cirenaica o a disturbare con mortifere bombe i nostri inebetiti sonni europei. I canti di guerra sembrano quietarsi, con buona pace di chi ancora in Siria vive al costante ritmo del cannone; ma il silenzio dura pochi istanti perché le danze assordanti della geopolitica sono ricominciate.

La sala da ballo allestita per l’occasione è il Medio Oriente e gli invitati sono tutti quelli che riescono a starci, col pericolo di pestare i piedi alla dama sbagliata. Dove prima erano zimarre e corsetti oggi sono accordi bilaterali e trattati commerciali, al posto di sbuffi e di alamari partnership e oleodotti, rimpiazzano la cipria e i guanti le royalties e le majors.

Si affrettano da ogni dove i gentiluomini d’occidente a ricercare la dama che possa garantirgli la dote migliore, negli ultimi anni intrighi e tradimenti hanno sconvolto le vecchie alleanze e matrimoni che sembravano indistruttibili ormai mostrano più di una crepa. La ricca America sembra stanca di danzare, se ne sta in disparte, ogni tanto lancia sguardi penetranti alle sue vecchie fiamme saudite, turche o egiziane ma non pare abbia voglia di fare lei la prima mossa, non questa volta per lo meno.

Egitto e Italia han litigato, a quanto dicono i malevoli la causa pare essere stata la brutta fine fatta fare dall’Egitto ad un giovane italiano reo di essere un po’ troppo curioso, l’Italia se ne è così andata, irritata, minacciando di portarsi via tutti i regali fatti fino ad oggi all’Egitto se questi non rivela al mondo la fine che ha fatto fare al ragazzo. Poco male, il prestante paese dei faraoni sembra aver allettato parecchie dame senza cavaliere pronte ad elargirgli splendidi doni, la Francia su tutte si è fatta avanti senza pudore siglando accordi del valore di miliardi di euro in armamenti in cambio, forse, del gas che l’Italia aveva appena trovato nel giacimento off-shore di Zohr.

È giunta danzando melliflua anche l’Arabia Saudita che appare decisamente invecchiata dopo le sonore batoste prese in Yemen dai ribelli sciiti Houti e le continue accuse di connivenza con il califfato nero. Le evidenti rughe che le segnano il viso non paiono però aver scalfito l’orgoglio della ricca monarchia sunnita. Cinque giorni di corteggiamento, tanto è bastato al re Salman per convincere il generale al-Sisi a sottoscrivere un patto del valore di 24 miliardi di dollari, 22 dei quali serviranno il fabbisogno petrolifero dell’Egitto per i prossimi cinque anni; un altro miliardo e mezzo andrà a finanziare l’ammodernamento delle infrastrutture del Sinai, i trasporti, le abitazioni e progetti legati all’agricoltura.

Il prezzo da pagare però potrebbe rivelarsi molto alto: in cambio di tutto questo ben di Dio Al-Sisi dovrà rinunciare ad appoggiare il suo vecchio alleato in Libia, il generale Haftar, e lasciare che i fratelli musulmani prendano il totale controllo del paese senza ulteriori spargimenti di sangue. Inoltre l’elargizione di questi doni secondo alcuni servirebbe a convincere l’Egitto a schierarsi in funzione anti iraniana.

I flauti persiani, e i liuti del Khorasan accompagnano l’ingresso della splendida Repubblica Islamica dell’Iran. Tredici anni di isolamento l’hanno trasformata in una preda ambita da molti. L’Italia è la prima ad essersi fatta avanti: scaricata in malo modo dall’Egitto si è gettata tra le braccia del presidente Rohani sperando che l’affinità culturale con la Persia basti a tenere lontani ulteriori spasimanti che certo non tarderanno a presentarsi alla corte di Teheran.

Agili arabesque si alternano a goffe giravolte, aristocratici valzer e tango passionali fanno da cornice a questa tragicomica giga di nazioni che si rincorrono sul fin troppo fragile e barcollante palco della storia.

(di Costantino Leoni)