Hillary Clinton e quelle scomode mail sulla Libia

 

A metà marzo il sito Wikileaks ha pubblicato per intero l’archivio mail di Hillary Clinton – ex First Lady e ora in corsa alle primarie del Partito Democratico – molte delle quali facenti riferimento al suo periodo come Segretario di Stato durante il primo mandato dell’amministrazione Obama (2009-2012). Sono tutti documenti non classificati pubblicati contemporaneamente anche nel sito del Dipartimento di Stato americano all’interno dell’inchiesta sul presunto spionaggio da parte di Clinton ai danni dei suoi collaboratori. Sostanzialmente l’ex Segretario di Stato spiava le mail di collaboratori e dei membri dello staff.

Dello scandalo in sé non ci interessa, però il contenuto di queste mail è importante per comprendere l’evoluzione delle strategie politiche americane negli anni delicati delle primavere arabe e della grande crisi economica. In questo articolo il fulcro centrale è la Libia che proprio in questi giorni si appresta a ritrovare un governo unitario (per quanto, nessuno può dirlo) ma che nei documenti dell’archivio vengono ripercorsi gli ultimi anni del governo Gheddafi e i primi mesi della guerra civile che ne susseguì. Nel agosto 2009 la spedizione del senatore John McCain (si, lo sfidante di Obama alle presidenziali del 2008) in Libia fu sostanzialmente positiva.

Il senatore guardava positivamente al governo del Colonnello specialmente per la decisione di disfarsi delle armi di distruzione di massa e di unirsi alla cordata internazionale per la lotta al terrorismo islamico. Anche se la preoccupazione sulle riforme politiche e sui diritti umani era ancora alta, McCain valutava assolutamente positivamente i rapporti tra le due nazioni tanto da segnalare come “I legami tra Stati Uniti e Libia hanno preso una svolta marcatamente positiva negli ultimi anni, e intendiamo garantire che le relazioni tra i nostri paesi si approfondiscano in tutte le sfaccettature”. Le relazioni rimasero ancora molto amichevoli tra i due stati: oltre alla visita alle nazioni unite del Colonnello Gheddafi a fine mese di agosto 2009 dove l’unico problema riscontrato fu solo relativo alla sicurezza dell’ospite per via di alcune proteste che vennero organizzate in New Jersey; nel marzo del 2010 le frasi giudicate offensive dal governo libico contro il suo presidente pronunciate dallo spokesman PJ Crowley vennero prontamente smentite con pubbliche scuse dell’interessato.

La necessità che i rapporti bilaterali tra le due nazioni rimanessero amichevoli era ancora importante tanto da far muovere velocemente le due segreterie di stato. Nella parte del documento redatto da Mabrouka al-Sharef, membra dello staff libico (e successivamente individuata come la Maitress di Gheddafi) che venne riportato al dipartimento di stato, si può leggere una citazione di al-Sharef dove scriveva che lei e molti libici stanno mano a mano con gli Stati Uniti e che volevano mantenere questi rapporti con loro, sottolineando la differenza con gli europei (il tutto nacque dal rifiuto del governo svizzero di non concedere il visto alla visita di Gheddafi). Non ci sono particolari riferimenti a crisi o a rotture diplomatiche tra i due paesi per tutto il 2010, solo all’inizio del 2011 con lo scoppio delle primavere arabe inizia un rapidissimo processo per scaricare il governo libico a favore delle forze ribelli.

Il 14 febbraio una mail da parte di Sidney Blumenthal, giornalista ed inviato per varie testate americane molto vicino ai Clinton, riportava le recenti sollevazioni di giovani per le strade del Cairo e faceva notare l’importanza del lavoro di Gene Sharp nella loro rivolta e invitava il Segretario di Stato a offrire al Sharp un tour della USIS (Agenzia d’informazione degli Stati Uniti). Sempre in febbraio Blumenthal riportava un’informativa del Sisme sopra le divisioni interne alle forze lealiste, divise tra due fazioni risiedenti a Tripoli e Benghazi e tra i due figli maggiori di Gheddafi, Muhammad e Sayf al-Islam. La violenza tra le varie fazioni stava degenerando e secondo il Sisme una volta raggiunto da solo il punto massimo di violenza, il regime avrebbe segnato la sua stessa caduta. La dichiarazione di una No fly zone sulla Libia non fu che la pietra tombale sui rapporti tra i due paesi, con Gheddafi che chiese aiuto al presidente siriano Bashar al-Assad per ottenere supporto militare durante le operazioni in attesa dell’imminente provvedimento delle nazioni unite.

La Siria dalla metà degli anni ottanta disponeva di una spedizione militare in territorio libico in seguito alla stipulazione di accordi di collaborazione tra i due paesi, in particolare Gheddafi sostenne economicamente il governo baathista in varie occasioni (tra cui la corruzione di Rifaat al-Assad, zio di Bashar, in procinto di compiere un colpo di stato nel 83 ma che invece scappò in Europa grazie al denaro libico). I timori del Colonnello non erano infondati; a metà marzo 2011 venne dichiarta la No fly zone da parte delle Nazioni Unite sul territorio libico e la Guerra civile imperversò fino ala cattura ed uccisione di Geddafi e oltre.

Dai documenti non si rileva una vera e propria intenzione da parte del governo americano di destabilizzare il Paese prima dello scoppio della guerra civile; la Libia fino alla fine del 2010 era ancora considerata un’alleato importante nell’area per gli Stati Uniti. Quello che si può notare è con quanta facilità e rapidità il paese magrebino venne scaricato dagli americani che, scegliendo una strategia passiva, fecero precipitare la situazione più del dovuto. Evidentemente Gheddafi non era ritenuto abbastanza affidabile come interlocutore per il governo statunitense che colse l’occasione per sbarazzarsi di una personalità controversa e di difficile controllo.

(di Enrico Montanari)