Una voce dal Donbass – Intervista a Vittorio Rangeloni

Buonasera Vittorio, innanzitutto ti ringrazio per quest’intervista che hai deciso di concedere al sottoscritto, ad Oltre la Linea e quindi ai nostri lettori.

Buonasera e grazie a voi per la possibilità che mi date di far conoscere la storia di questa piccola regione nel cuore dell’Europa, su cui vige un drammatico silenzio.

Partiamo dall’inizio: chi è Vittorio Rangeloni e cosa lo ha portato nel Donbass?

Vittorio Rangeloni è un ragazzo lecchese interessato alla politica, alla geopolitica ma soprattutto desideroso di vivere in un’Europa più giusta. Lavoro in zone di guerra come reporter, dando voce a chi non vuole essere ascoltato da gran parte dei media internazionali perché ritenuto scomodo. Nelle mie vene scorre anche sangue russo: dopo aver visto quel che è successo a Kiev, ad Odessa e nel Donbass nel 2014, dove bande di terroristi foraggiati dai dollari statunitensi hanno dapprima rovesciato un governo legittimo affogandolo nel sangue, per poi scatenare la violenza in tutta l’Ucraina. Ho sentito il dovere di contribuire con tutte le mie forze alla causa di chi ha deciso di opporsi a questi crimini.

Dei motivi nobili, dunque, ti hanno spinto nelle terre del Donec, e per questo ti faccio i miei complimenti. Ma come è nata questa guerra e quali fazioni ne sono parte attiva?

La guerra nel Donbass è indubbiamente frutto diretto del colpo di stato di Kiev, il quale aveva lo scopo di portare l’Ucraina in orbita UE-NATO, strappandola all’ala protettrice di Mosca. Il famoso “Euromaidan” dove gruppi politici di opposizione al governo Yanukovich, insieme a bande di nazionalisti e con il diretto appoggio di U.S.A. ed UE, sono arrivati al potere tramite guerriglie urbane, costate centinaia di morti tra manifestanti e forze di polizia.

Questa rivoluzione però non fu condivisa da buona parte degli ucraini, specialmente da quelli delle regioni orientali, che ben presto scesero a loro volta a manifestare contro quel che accadeva nella propria capitale ed in altre città. Queste manifestazioni furono subito represse con i carri armati, costringendo la popolazione ad armarsi per difendersi dall’esercito e dalle bande di estremisti, arrivando a proclamare un referendum per l’indipendenza che diede ragione ai cosiddetti “separatisti”.

Il fronte che si è creato vede l’esercito di Kiev, addestrato ed armato da istruttori NATO, contro i civili del Donbass che si sono organizzati dapprima in milizie, strutturandosi ora in un vero e proprio esercito. Serve inoltre sottolineare che tra i soldati di Kiev, ci sono diversi battaglioni volontari di estremisti e criminali come l’Azov, Aidar, Dnepr, Kievskaja Rus, Pravij Sektor, ma anche intere formazioni di mercenari lettoni, polacchi e georgiani.

Viene spontaneo chiederti, avendo tu messo piede nel Donbass diversi mesi dopo l’inizio delle rivolte , com’è stato il tuo primo approccio con quelle terre martoriate dalla guerra e in quali luoghi hai agito nelle vesti di reporter?

Come primo approccio ho dovuto fare i conti con situazioni difficili che la popolazione viveva da oltre un anno, come la mancanza di acqua potabile e la difficoltà nel reperire cibo. Il primo giorno, ricordo che avevo mangiato una scatola di conserve scaduta nel 2013… Col tempo la situazione è migliorata, ed ho avuto la possibilità di imparare tantissime cose riguardo al mestiere, ma anche sulla vita, girando quasi tutto il fronte da Lugansk a Donetsk, passando per teatri di battaglie pesanti come Pervomajsk e Debaltsevo, oppure il celebre aeroporto di Donetsk.

Hai avuto modo, allora, di vivere in prima persona il fronte di guerra e la tensione che i civili percepiscono nel quotidiano. Avrai compreso e sofferto assieme a loro le violenze e le brutalità di questo conflitto. Cosa puoi raccontarci di questi tuoi trascorsi? Cosa ti hanno insegnato gli uomini e le donne di quelle terre martoriate?

Questa gente mi ha insegnato tanto. È un popolo straordinario di gente umile che non si piange addosso nonostante tante sciagure. Ho imparato a dar valore alle cose più semplici della vita, che spesso per distrazione o per superficialità non cogliamo. Ho condiviso periodi di difficoltà con persone che non hanno mai pensato due volte a dividere il loro pezzo di pane o l’ultima conserva di carne, per assicurarsi che non mi mancasse nulla, nonostante se ne privassero loro stessi.

D’estate, capitò di dover andare a recuperare le pannocchie di mais nei campi minati per aver qualcosa da mangiare. Questa situazione rimane diffusa tra la popolazione. Chi ha imbracciato le armi per difendere la propria terra e le proprie famiglie, non ha avuto paura di rinunciare ad un buon stipendio ed a rischiare di non trovare la pagnotta sicura in tavola. Questo è il sacrificio più bello che ci possa essere e che mi è stato trasmesso. È vero amore per la libertà.

Viene spontaneo domandarsi, ignorando quanto ci venga detto dai media, da che parte stia la popolazione del Donbass. Potresti darci il tuo punto di vista?

La gente qui è tutta dalla parte della Russia o quanto meno per una fratellanza tra Ucraina e Russia, sebbene occorre ricordare che storicamente il Donbass è sempre stato etnicamente e geograficamente russo, come lo testimoniano la lingua della popolazione, i monumenti o le scritte sui muri.

Alla luce di quello che la popolazione delle repubbliche di Lugansk e Donetsk desidererebbe, che futuro vedi per il bacino del Donec e quale pensi sarà il destino di questa gente una volta che questa guerra potrà dirsi definitivamente conclusa?

Purtroppo le prospettive di una immediata risoluzione del conflitto non si vedono. Nonostante gli accordi di pace sottoscritti oltre un anno fa non siano mai stati particolarmente rispettati, il percorso di pacificazione sembra un miraggio. La suddetta intesa dovrebbe prevedere un reintegro delle regioni del Donbass entro i confini ucraini, previa concessione di ampia autonomia economica e politica.

Il governo di Kiev (da una parte) non mostra minima intenzione di muoversi in tal senso, tant’è che la legge costituzionale sull’autonomia che avrebbe dovuto varare entro fine 2015, è stata solamente timidamente e lontanamente discussa nel Parlamento ucraino. Dall’altra parte, dopo tutto il sangue versato, difficilmente gli abitanti del Donbass vorranno tornare a farsi governare da chi ha ucciso i loro parenti o amici, continuando ad oggi a considerarli terroristi.

La gente del Donbass vorrebbe esser parte della Federazione russa. Cosa che però il Cremlino non può formalizzare, essendo una mossa geopolitica troppo pericolosa, visto già i rapporti internazionali estremamente tesi tra Mosca e gli Stati Uniti, sponsor dell’attuale governo di Kiev. Quel che si prospetta quindi, a meno di stravolgimenti degli equilibri politici internazionali (le elezioni presidenziali americane possono essere influenti in questo contesto) è una sorta di zona in stallo, indipendente ma anche non riconosciuta dalla comunità internazionale, come la Transnistria, con stretti rapporti con la Russia, in attesa dell’occasione per divenirne parte.

Sappiamo che fin dal tuo rientro in Italia ti sei impegnato attivamente nel creare un’associazione che possa agire portando il necessario a chi ne abbia bisogno nelle zone interessante dal conflitto. Raccontarcene qualcosa.

Oltre a far conoscere le testimonianze di questa gente, insieme a diversi amici e persone che hanno sempre aiutato la causa, abbiamo deciso di costituire una ONLUS per aiutare concretamente chi quotidianamente soffre le difficoltà della guerra. Tante persone hanno già aiutato e tante sono le attività che proporremo con questa associazione. La situazione umanitaria rimane drammatica in quanto l’Ucraina ha da subito bloccato le pensioni e gli stipendi a coloro che vivono nelle regioni di Lugansk e di Donetsk. Anche il traffico di merci, generi alimentari e farmaci è stato bloccato dalle autorità ucraine. L’unico sostegno arriva dalla vicina Russia e da associazioni di volontariato più o meno grandi, come la nostra. Ogni aiuto ed ogni euro donati si traducono in preziose risorse verso questa gente.

Come è possibile quindi intervenire tramite questa neonata ONLUS?

Abbiamo appositamente creato un conto corrente per poter raccogliere le donazioni di chi vuole contribuire, anche in piccola parte, alla grande solidarietà dimostrata tante persone da ogni parte d’Italia.

Grazie per questa tua intervista Vittorio. Seppur brevemente, hai permesso ai nostri lettori di capire più da vicino la situazione bellica, economica e soprattutto umana delle repubbliche di Lugansk e Donetsk. Ti ringrazio, oltre che per questa tua testimonianza, anche per la missione umana della quale ti sei reso protagonista per dare “una speranza” a chi davvero ne ha bisogno. Grazie per la possibilità che ci dai nel contribuire a rendere più tollerabile la vita quotidiana di questo popolo coraggioso che da due anni lotta per il proprio futuro.

Grazie a voi per avermi dato la possibilità di rendervi partecipi della drammatica situazione dell’Ucraina orientale, dei miei trascorsi e dei miei progetti di solidarietà.

ORIZZONTE SOLIDALE, BONIFICO BANCARIO: BANCA PROSSIMA – FILIALE COMO 33

IBAN: IT 80 C033 5901 6001 0000 0140 296

(di Antonio Brisindi)