Il silenzio dei colpevoli

 

Un silenzio stampa paradossale e ipocrita è quello che lega i due grandi leader dell’asse anglofono: Barack Obama e David Cameron. Nessuno dei due presidenti del mondo libero ha proferito una sola parola sulla grande vittoria che l’esercito siriano ha conseguito scacciando i terroristi del Daesh da Palmira. Antica città di epoca romana, ricca di storia e piena di reperti archeologici, crocevia del Medio Oriente fin dai tempi antichi, era caduta ormai dal 21 Maggio nelle mani dei boia fondamentalisti islamici ed islamisti dell’ISIS.

Le immagini dei guerriglieri dello Stato Islamico che martellano le statue e distruggono i reperti archeologici hanno fatto il giro del mondo indignando l’umanità intera e suscitando un coro delle proteste nonché la richiesta di giustizia da parte stampa internazionale. Eppure, come troppo spesso avviene, alle parole e alle condanne non è seguito nulla, o meglio come spesso avviene nell’Occidente atlantista e buonista, alle parole è seguita l’inazione.

In verità c’è anche chi combatte, chi fa seguire alle dichiarazioni vere azioni di forza e di diplomazia. Esempio ormai entrato nei libri di storia è quello del presidente russo Vladimir Putin che ha appoggiato senza remore l’alleato Assad alle prese con i “terroristi moderati”, alias i ribelli appoggiati da Sauditi e Americani, e i boia dell’IS. Appoggio incondizionato, costante supporto aereo e martellante bombardamento dell’artiglieria e dei bombardieri russi hanno permesso alle truppe di Assad di riprendere l’offensiva, dopo 4 anni di ritirate e di atteggiamento difensivo, prima in maniera lenta e ora sempre più efficace.

La riconquista di Aleppo – grazie anche all’alleanza coi curdi – ne è un chiaro esempio; ora ancor di più Assad e il popolo siriano hanno mostrato la loro forza e la tenacia dell’esercito arabo Siriano. La riconquista di Palmira è avvenuta infatti con il grande sacrificio di numerosi soldati siriani: importantissimo a livello sia tattico- strategico che propagandistico era infatti il controllo della città. Una battaglia ancor più dura e violenta, visto che a causa della presenza di numerosissimi reperti archeologici, l’aeronautica russa non ha potuto sostenere a dovere l’assalto.

I terroristi islamici del Daesh fuggono da Palmira e lasciano il campo alle forze governative, mentre in Europa aderenti a questo malato progetto di conquista del mondo targato Islam-ISIS, si fanno esplodere causando una strage senza memoria. Eppure vige il silenzio ai piani alti del potere anglo-statunitense. Si piange per le vittime di Bruxelles, ma non si spende una sola parola per i soldati siriani e russi – entrato nel pantheon degli eroi è ormai il giovane Prokhorenko – che di sangue ne versano a fiotti, per combattere sul campo i miliziani.

Pure il nostro caro premier Renzi non ha speso una sola parola per congratularsi con questo grande traguardo. Fa sorridere rileggere ora una dichiarazione del ministro degli Esteri Gentiloni ai tempi dell’intervento russo in Siria, quando diceva che esso non avrebbe concluso la guerra civile e la guerra con il Daesh ma avrebbe unicamente complicato la situazione in Siria: potremmo definirla una volpe, metaforicamente parlando.

Ci sorge un leggero dubbio: che all’asse atlantico queste vittorie della Siria in primis e della Russia poi non piacciano proprio? Anche gli americani hanno attaccato l’Isis, infatti mentre le truppe siriane avanzavano verso Palmira ci sono stati ben due attacchi aerei organizzati da Washington contro postazioni dell’ISIS. Ripetiamo: due.

Ridicoli, e a tratti tragicomici, i leader del mondo libero. Dimostrano una volta di più come la millantata libertà di cui tanto cianciano sia spesso soggetta ai loro interessi di parte. Sostenere l’Arabia Saudita vuole dire tenere il muso duro con la Siria e pure sovvenzionare i “ribelli”, ovvero i “terroristi moderati” legati ad Al-Nusra.

Perché se gli americani odiano tanto l’Isis hanno compiuto solo due raid aerei? Perché non si sono impegnati a fondo nella battaglia contro il terrorismo islamico dei boia in nero? Perché non hanno sostenuto Assad e Putin, in prima linea contro il nemico comune? Perché non si sono congratulati per la riconquista di Palmira e la vittoria dei Siriani liberi? Semplicemente perché non combaciava con i loro interessi.

(di Marco Franzoni)