Obama, Raul Castro e quell’abbraccio mancato

 

Alla conclusione del discorso congiunto fra Barack Obama e Raul Castro, il presidente degli Stati Uniti ha cercato di abbracciare il suo omologo cubano, ma il leader di casa si è tirato indietro, rifiutando un gesto che sarebbe andato oltre una distinta e rispettosa stretta di mano. Il presidente degli Stati Uniti è stato in visita a Cuba dal 20 marzo fino a ieri (il 22 marzo, n.d.r.), al fine di intensificare la rete di rapporti che si stanno ricostruendo con l’isola caraibica.

Nel gesto di Castro si può leggere la volontà di ricercare un dialogo di fatto sempre più intenso con gli Stati Uniti, ma senza che per questo ci si lasci a falsi e infidi abbracci da riflettore. L’atteggiamento del leader cubano può essere visto come un gesto un po’ scontroso, ma che sicuramente deve mettere in guardia gli USA dal voler rendere Cuba di nuovo uno pseudo protettorato come fu prima della rivoluzione castrista; motivo, quest’ultima, dei circa sessant’anni di gelo fra i due paesi americani.

A sostegno di questa lettura si pone la risposta data dal presidente Castro a un giornalista statunitense che, durante questo stesso incontro, gli ha rivolto una domanda riguardante il mancato rispetto dei diritti umani a Cuba. Il leader cubano ha così risposto: “Lei lo sa quanti sono i diritti umani identificati dalle organizzazioni internazionali? 61. Lo sa quanti paesi li rispettano tutti? Lo sa? Glielo dico io: nessuno. Cuba di questi 61 ne rispetta 47. Altri molti meno. Noi ad esempio rispettiamo i diritti umani del garantire la salute a tutti quanti, così come l’istruzione libera e gratuita. Lei trova giusto che una donna guadagni meno di un uomo? Non è anche questo un diritto umano? Potrei farle molti esempi di Paesi che non rispettano questi diritti. Venire qui a parlare di prigionieri politici e di diritti umani non è proprio giusto, è scorretto.”

Diritti alla salute e all’istruzione citati non a caso dal presidente Castro, segno del carattere socialista della nazione caraibica, e non rispettati negli Stati Uniti, dove la sanità necessità di una costosa assicurazione per poter essere accessibile e in cui le università costano dai 40 ai 50 mila dollari ogni anno solo per l’iscrizione e per le quali moltissime famiglie devono contrarre mutui. Il significato delle parole di Raul Castro ha lo stesso significato del mancato abbraccio di Obama: Cuba non è e non intende essere una colonia statunitense.

Se il cambio di leadership nel Paese latinoamericano e il riavvicinamento fra la piccola isola tropicale e il colosso statunitense faceva pensare (o temere, dal nostro punto di vista) che quest’ultima potesse fagocitare la prima e distruggere il sistema economico e valoriale della Cuba socialista, ebbene le risposte di Castro dimostrano che, forse, non sarà così.

(di Elia Bescotti)