Il terrorismo e il pantano retorico destrosinistro

 

A poche ore dagli attentati di Bruxelles è già iniziato il gran concerto di percussioni e fiati assolutamente non richiesto, ma comunque gentilmente offerto da politici e intellettuali di ogni schieramento. Essi ripropongono di fatto le stesse tesi formulate già all’indomani dell’attacco a “Charlie Hebdo”, dimostrando di non aver capito ancora nulla della situazione attuale e persistendo in analisi assolutamente parziali, viziate da faziosità e inesattezze.

Da una parte abbiamo i destri, domiciliati probabilmente a Tel Aviv, che avanzano con sprezzo del ridicolo sulla linea “bastardi islamici”, rispolverando le sempreverdi profezie fallaciane; inutile tentare di spiegare a costoro che il terrorismo attuale non è figlio dell’Islam tout-court, ma di sue interpretazioni distorte e falsate, che hanno avuto però la fortuna di trovare ricchi sponsor. Dove sono, peraltro, i Magdi Allam e gli altri esperti televisivi di dottrina coranica ogni volta che gli USA, “faro di democrazia” e loro paese-modello, fanno affari e stringono alleanze con le petromonarchie arabe, culle del wahhabismo e del salafismo nonché finanziatrici dei principali gruppi jihadisti? Cosa hanno avuto da dire gli atlantisti mentre il libero Occidente approvava la defenestrazione di Mubarak, abbatteva Gheddafi a suon di bombe e finanziava i ribelli siriani per cacciare il laico Assad? Tutte queste iniziative hanno destabilizzato gravemente il Nord Africa e il Medio Oriente, causando la rapida ascesa di varie formazioni terroristiche fra cui l’Isis: le origini del jihad islamista, pertanto, vanno ricercate anche in certe dissennate politiche statunitensi e quindi europee e non in qualche frase del Corano estrapolata ad arte per compiacere i telespettatori.

Dall’altra parte abbiamo i sinistri che reagiscono agli eventi in modo maldestro, con una retorica assolutamente ridicola e inconsistente, in accordo alla quale il terrorismo si combatterebbe con la “cultura”, con le belle parole e con le buone intenzioni. Del resto il loro mondo incantato di pace ed integrazione è andato letteralmente disfacendosi negli ultimi tempi: Parigi, città simbolo del progresso, della tolleranza, della “civilizzazione”, ha subito due pesantissimi attacchi condotti da immigrati di seconda generazione e non da qualche saraceno venuto dal deserto; stesso dicasi per ciò che è accaduto in Belgio.

Questi Paesi hanno palesemente allevato e cresciuto al loro interno gli assassini dei propri cittadini: e questo è il fallimento più evidente di tante ciance decennali sulla società multiculturale, sul villaggio globale, sulla ricchezza apportata dell’immigrazione; panegirici ipocriti che hanno oscurato una dura realtà fatta di banlieues, degrado e problemi sociali, che hanno alimentato sentimenti di rivalsa e costituito terreno fertile per la maturazione dei giovani jihadisti.

Va detto comunque che la retorica di destra e di sinistra, in apparenza piuttosto differente, trova una congiunzione ideale e un terreno comune nella celebrazione dei non meglio identificati “Valori dell’Occidente”, minacciati dalle bandiere nere del califfo; si finge di non sapere che da anni gli Hezbollah libanesi o i Pasdaran iraniani combattono a rischio della vita contro il terrorismo, benché essi non condividano certamente questi famosi valori.

Ciò dimostra che non vi è una banale polarizzazione terroristi-non terroristi, ma vi è una realtà molto più complessa e sfaccettata. Quello che bisogna fare oggi è condannare da ogni punto di vista gli attacchi terroristici e, al contempo, smascherare le pretestuose e risibili argomentazioni portate avanti con gran fervore sui giornali, sui social network e nei salotti televisivi, da parte di soggetti che credono ancora che tutti siano così scarsamente intelligenti da prenderle sul serio.

(di Daniele Velix)