Il trionfo del Front National tra sinistri, Mentalmente Aperti e lacrime di coccodrillo

Populismo”, “scelta del meno peggio”, “voto di pancia”, “voto dettato dalla paura”. Saranno questi i main topic che la sinistra socialdemocratica italiana e francofona useranno per descrivere la straordinaria vittoria del Front National di Marine Le Pen in più di 6 regioni francesi con un dominio che è apparso fin da subito certo ed incontrastato, rafforzatosi specialmente in seguito agli attentati di Parigi del 13 novembre 2015. 

Una tattica puerile e diffamatoria, quella della sinistra socialdemocratica, che nasconde – neanche tanto abilmente – il perché di questo successo incontrastato: la politica astratta, fallimentare e scabrosa da parte della sinistra, da più o meno 20 anni a questa parte. Sì, perché l’incremento di consensi di Marine Le Pen gira tutto intorno al progressivo servilismo a capo chino delle sinistre socialdemocratiche al meccanismo spietato del liberismo dei burocrati di Bruxelles, il tutto per soddisfare feticismi da europeismo sfrenato e una fratellanza tra popoli che, mai come ora, viene utilizzata in maniera strumentale.

Strategie politiche che hanno fatto perdere completamente di vista i veri capisaldi che una sinistra propriamente detta dovrebbe imporsi: tutela del lavoratore, tutela delle classi sociali meno abbienti, importanza dei confini e sovranità nazionale. L’aver canalizzato, da parte del Front National di Marine Le Pen, tutte queste prerogative in un unico programma con l’aggiunta – lodevole – di un anti-europeismo studiato, approfondito e basato su studi di importanti economisti, contrariamente a quello leghista ed urlato dei vari Matteo Salvini e Claudio Borghi è la vera chiave del successo. 

Oggi il Front National si propone come una forza simile alla sinistra marxista-leninista di Marco Rizzo, e non è un caso che, tra il suo notevole bacino di elettori, vi siano nel Front comunisti e socialisti più o meno ex, i quali hanno perso, in seguito al pantano di subdoli giochi di potere post caduta del Muro, una identità politica ed ideologica che li rappresentasse appieno. 

L’ulteriore tattica nevrotica della sinistra socialdemocratica nel definire il Front National come movimento “razzista”, “xenofobo” e di “estrema destra”, magari in riferimento alle ferree politiche di immigrazione, oltre che ad essere calunniosa risulta anche falsa, e costruita sulla base di molti pregiudizi. Controlli ferrei sull’immigrazione andrebbero saggiamente ad evitare il gioco al ribasso dei salari tra forza lavoro locale ed estera, la quale, a sua volta, contribuirebbe ad un progressivo indurirsi delle condizioni di lavoro per i francesi. 

Una teoria che più marxista non si può, ma che la sinistra socialdemocratica, in nome di patetici sermoni sui diritti umani e sul pacifismo a tutti i costi sembra aver rinnegato e messo nel dimenticatoio. In tutto ciò non ci sarebbe di che stupirsi, tra il serio e il faceto, se il buon Georges Marchais, ex segretario del Partito Comunista Francese, strizzasse l’occhio alla brillante Marine, una cui controparte in Italia, dove si preferisce tornare all’ovile della destra anonima borghese sotto gli ombrelli di Arcore, resta un traguardo irraggiungibile ed impraticabile.

(di Davide Pellegrino)