La politica della miseria e la miseria della politica

 

Usiamo questo titolo, storpiando (che i due ci perdonino), Proudhon e Marx solo per parlare del patetico teatrino politico italiano. Logica delle alleanze senza senso, zero discussione dei contenuti, banalizzazione eccessiva dei concetti per entrare facilmente nelle grazie di un popolino menefreghista ed ignorante per scelta.

Ecco la situazione che vive la politica odierna, una sorta di “terza repubblica” probabilmente peggiore della seconda, sicuramente più misera della prima. Eh sì, perché sepolte ormai le vecchie ideologie, la nostra sfera politica non è riuscita ad importare dagli States il bipolarismo tanto agognato in cui si possa scegliere tra capitalismo di destra o di sinistra, come democrazia prescrive, e si ritrova una moltitudine di soggetti (tutti consciamente o inconsciamente liberisti s’intende) capaci di discutere del nulla e di farlo sembrare il tutto.

Ecco, questa importazione qui è riuscita perfettamente. Dopo anni di duro lavoro, possiamo affermare che finalmente, se non il bipolarismo, almeno il dibattito politico da “Dio benedica l’America” siamo riusciti ad importarlo. Senza andare a scomodare gli odiosi e vecchi, un po’ retrogradi e polverosi tempi che furono quando nell’agorà politica si scontravano le idee di Gentile, di Gramsci e di Benedetto Croce, basta recuperare anche piccoli frammenti dalla sicuramente non perfetta prima repubblica per cogliere le differenze sul livello medio del dibattito.

Mi è capitato quindi, di rivedere un piccolo frammento in cui un giovane Giorgio Napolitano (proprio lui) discuteva pacatamente in tv di Patria e internazionalismo, e a cui rispondeva Nicosia (MSI) citando Lenin, il tutto nella più assoluta tranquillità. Ve lo confesso, dopo quello spezzone mi è venuta voglia di vedere qualche bella trasmissione di approfondimento, anche per capire un po’ cosa accade in questo martoriato lembo di terra nel Mediterraneo che è l’Italia; allora ho acceso la TV. Quello che sono riuscito a trovarci? Solo grugniti di individui, di ogni provenienza, che facevano a gara sbraitando ed urlando a chi dicesse maggiori banalità, a chi più parlasse delle nulla, a chi più esibisse retorica da bar e luoghi comuni.

Ma si sa, i tempi cambiano; è il progresso. Oggi non ci sono più Gramsci e Gentile che discutono di Hegel e nemmeno Nicosia e Napolitano che si scontrano su Lenin. Oggi ci sono i sellini che vedono Himmler in Veneto; abbiamo Fedez e J-Ax che si scagliano contro Salvini che ripete “i clandestini e i Rom, i Rom e i clandestini”; e poi loro, i rivoluzionari del web tra complotti, impreparazione e abolizione dei privilegi come risposta a tutto. E al governo gente che ci dice, che il concetto di padre e madre è “uno stereotipo”. Eccola qui, la scena politica italiana.

È evidente come la situazione sia gradualmente mutata nel corso degli anni. Al di là dello squallore della classe politica (sul quale anche la prima repubblica non scherzava mica), al di là dei voltagabbana, degli arrivisti, degli ipocriti, quello che colpisce è l’impreparazione totale della classe politica, nemmeno capace di immaginarli certi temi.

Ma questo, come già detto è il progresso. Ne fece un pezzo anche Gaber parlando della democrazia, ve lo ricordate? Com’è che faceva? “Mettiamo per paradosso che un politico, sia di qualità… eh ma non basta, in democrazia servono i numeri. E allora tac, un’abbassatina; e poi tac un’altra ancora… e quando saremo tutti scemi allo stesso modo, la democrazia finalmente sarà perfetta”.

Ma tutto sommato sbaglio anch’io a rivangare questi ricordi, andasse al diavolo, è vecchio anche lui, Gaber dico, vecchio e superato. Le ideologie sono ormai morte, se n’è imposta una sola, come negli USA, quella corretta, giusta, democratica e che il buon Dio ha sempre sognato per noi. Dunque cosa sono questi argomentoni da libro di storia? Vieni anche tu in piazza per destinare ai migranti i soldi recuperati dall’abolizione delle auto blu. Ma occhio eh, che in giro ci sono i Rom che ti fregano il portafoglio.

(di Simone De Rosa)