Più terrorista Hezbollah o l’Arabia Saudita?

Il mondo arabo, con gli Stati del Golfo in prima fila, ha ufficialmente considerato Hezbollah un’organizzazione terroristica. Una decisione quanto mai subdola e faziosa che inasprisce i rapporti tra il clero sciita e il clero sunnita, già resi fortemente precari dopo la condanna a morte da parte di Riad dello Sheykh al-Nimr, noto pensatore e Imam sciita in lotta da sempre contro l’oppressione e la corruzione interna a Casa Saud.

Ma Hezbollah è davvero un’organizzazione terroristica? La storia dice altro. Hezbollah – i cui principi si ispirano alla Rivoluzione Islamica del 1979 compiuta in Iran dall’Ayatollah Ruollah Khomeini in seguito alla dittatura dello Shah Mohamed Reza Pahlavi – nasce nel 1982 come movimento di resistenza alle truppe d’occupazione israeliane nell’ottica della Guerra del Libano meridionale.

La sua costante lotta, sostenuta da una grandissima fetta della popolazione, ha permesso al Libano, nel 2000, di ottenere la ritirata delle truppe israeliane d’occupazione e di estendere la sua influenza in maniera massiccia nel Libano meridionale, autentica sua roccaforte. Dalla fine del conflitto – al quale è stato dedicato un museo con particolare attenzione alle imprese belliche del Partito di Dio – il leader del movimento, Hassan Nasrallah, ha di fatto istituito in Libano una rete di finanziamenti atta all’introduzione di servizi sociali, alla costruzione di scuole, ospedali e servizi agricoli per le classi meno abbienti. Ma, soprattutto, la sua azione in chiave geopolitica funge a protezione di un’eventuale altra aggressione israeliana come successo nella Guerra dei 34 giorni di 10 esatti anni fa ed evita ingerenze jihadiste salafite e wahabite in territorio libanese.

Sì, perché è bene e di vitale importanza ricordare che “il Partito di Dio”, insieme alla Russia di Vladimir Putin, i Pasdaran iraniani sotto le dipendenze dell’Ayatollah Alì Khamenei e la “Corrente Patriottica Libera”, uno dei partiti più popolari in Libano, sostiene il legittimo governo del Presidente Bashar al-Assad contro l’aggressione dei terroristi dell’ISIS, di Jabhat al-Nusra, di Jaysh al-Islam, del Free Syrian Army e di Ahrar al-Sham, e difende il patrimonio culturale cristiano in Siria.

L’impegno militare di Hezbollah contro il terrorismo sunnita, tuttavia, non finisce qui; in Iraq, analogamente in Siria, è impegnato, insieme all’Iran, a dare man forte alle milizie sciite un tempo finanziate dalla CIA e alle Forze Armate Irachene nella guerra allo Stato Islamico, ed è vitale il suo contributo nella recente liberazione di Ramadi. In Yemen, Hezbollah fornisce supporto logistico agli Houthi, le milizie sciite contro il governo sunnita appoggiato dall’Arabia Saudita, le quali, con un missile “Tochka” (un vecchio missile sovietico probabilmente fornito da Hassan Nasrallah), sono stati in grado di capovolgere le sorti di quella che per gli illuminati strateghi sauditi sembrava essere una passeggiata di salute; in alcuni attacchi degli Houthi contro basi saudite con i Tochka, la “coalizione” sunnita ha perso decine di costosissimi mezzi tra cui elicotteri Apache, e soprattutto centinaia di mercenari e contractors stranieri, principalmente provenienti dalla Colombia e dagli Stati Uniti.

Alla luce di ciò, del profondissimo impegno di Hezbollah contro il terrorismo internazionale, stupisce e non poco la decisione di considerarla “organizzazione terroristica” e di sorvolare ampiamente sulla natura (quella si) terroristica dei “ribelli moderati” in opposizione all’esecutivo di Damasco, addirittura invitati ai colloqui di pace di Ginevra 3 sotto la mediazione ONU di Staffan de Mistura dopo un’attenta ripulitura dal sangue di centinaia di civili. La solita ipocrisia occidentale? Non possiamo che esserne certi.

(di Davide Pellegrino)