L’orso russo non va mai in letargo

 

Il Presidente Vladimir Putin in una scoppiettante press conference di fine anno chiarì, se fosse necessario, che «la stabilità è basata, e non c’è base più forte, sul sostegno del popolo russo alla nostra politica estera e interna. Sanno che agiamo nell’interesse del popolo russo. I nostri partner non si sono fermati, si vedono vincitori, un impero. Tutti gli altri sono vassalli che devono essere sottomessi».

Il presidente russo, conclude, facendo propria a sua immagine e somiglianza l’immagine dell’orso russo: «vogliono che stia seduto tranquillamente a mangiare bacche e miele, ma tentano di metterlo in catene, di togliergli i denti e gli artigli. Se gli strappano denti e artigli, l’orso non sarà più in grado di fare nulla, sarà solo un animale impagliato. Noi cerchiamo invece di mantenere la nostra sovranità. Non siamo aggressori».

Queste le parole di Vladimir Putin, correva l’anno 2014, ed è superfluo contestualizzare gli eventi del periodo; gli Stati Uniti d’America mostrano, attraverso persuasione e dollari, un interesse non certamente filantropico per l’Ucraina; i fatti seguenti dimostrano la lungimiranza del Presidente-Orso Vladimir Putin.

L’orso è il simbolo della Russia e questa digressione del Presidente rende al meglio cosa sia la Russia attraverso la simbologia dell’orso; lo stesso partito di Putin, Russia Unita, al comando della Duma da quattro mandati, presenta proprio l’orso come simbolo. L’orso raffigurato nel simbolo, con la tipica andatura da plantigrado, lenta, rassicurante e quasi goffa, è sempre pronto ad ergersi, facendo leva sulle zampe posteriori, e dominare la scena incutendo paura e divenendo il protagonista assoluto. Sempre pronto ad utilizzare artigli e denti per sottomettere e dominare una situazione di pericolo. L’azione tipica di attacco dell’orso è ripresa persino da Wall Street dove orso e toro (bear and bull) costituiscono il risultato degli andamenti periodici che determinano la fiducia o meno degli investitori. Il toro con le corna, che sovrastano il capo, tende a gettare in alto chi costituisca un pericolo e tale comportamento è visto, in termini economici, come una crescita della fiducia nei mercati per gli investitori, pertanto un indice positivo; mentre l’orso, che con la sua imponente mole cerca di sopraffare sottomettendo l’avversario e gettandolo a terra, è visto come una decrescita e quindi come un indice negativo.

La simbologia animale è sempre dominante nella storia; ogni popolo incarnava,attraverso una rappresentazione simbolica, ciò che sarebbe divenuto lo spirito del popolo stesso. Forza, coraggio, lealtà, arguzia e tanto altro erano raffigurati con naturalezza da animali e, per secoli, nel corso della storia, ne hanno forgiato un carattere identificativo con il popolo stesso. L’Orso è un animale totem che simboleggia il legame tra cielo e terra. Esso incarna sia qualità positive come il coraggio, la gentilezza, grande volontà e forza, che qualità negative come la malvagità, la ferocia e la bramosia. È l’uomo divenuto animale nel bene e nel male, concepiti come unicum.

Nella simbologia romana c’era il lupo nella leggenda della nascita ed in seguito l’aquila, simbolo dell’Impero, che con il solo sguardo dominava il mondo. L’aquila è raffigurata in molte bandiere di nazioni slave; la Russia zarista presentava un’aquila bicipite, dove una testa rivolgeva lo sguardo all’Europa, vista come esempio di modernità, scienza, spirito attivo e cultura, mentre la seconda testa guardava all’Asia, terra di profonde tradizioni spirituali. La simbologia dell’aquila presentava uno stretto connubio derivante direttamente da Costantino e dall’Impero Romano d’Oriente. L’orso si affianca all’aquila e diventa il simbolo che evoca la forza guerriera e il mistero del Nord. L’Orsa Maggiore, la costellazione, è proprio il riferimento universale del Nord. Cielo e terra si uniscono con l’orso. Lo stesso Artù, il Re di Excalibur, e la mitologia del Graal è, proprio nel senso etimologico del termine, il Re Orso.

L’Aquila e l’Orso sono la Russia, tradizione, legame tra cielo e terra e, se volessimo azzardare, persino una continuità romana, quasi una terza Roma, che vive ancora oggi. L’Orso nel panorama politico internazionale è la Russia, la forza della grande Terra, che se provocata reagisce con veemenza. Oggi l’Orso tende la “mano” ai Lupi, quasi a volere suggellare una alleanza continentale tra l’Europa latina e germanica e quella russo-slava. Il Presidente Putin, ripercorrendo l’analogia dell’orso, nel 2004 in occasione di un colloquio informale con Bush Jr., disse con estrema franchezza: “Capisci, George? L’Ucraina non è nemmeno uno Stato! Che cos’è l’Ucraina? Parte del suo territorio è Europa orientale, ma l’altra parte, quella più importante, gliel’abbiamo regalata noi!».

Queste sono le parole dell’Orso-Putin all’insegna del pragmatismo, senza filtri nel linguaggio, diretto, schietto ed ironico per far comprendere quella che sarebbe stata la delicatissima situazione geopolitica del Donbass. L’Orso, anche questa volta, ha chiarito con lungimiranza e saggezza la posizione della Russia, senza arretrare di un millimetro di fronte alla prepotenza egemonica americana, che continua ad avere il vizio di mettere “bandierine” là dove non dovrebbe avere alcun interesse e salvaguardare quelle aree geografiche che fungono da cuscinetto tra due super-potenze.

La Russia ancora oggi è un paese profondamente tradizionale, ma che guarda al futuro puntando sull’innovazione e vede il diffuso liberismo che soffia oggi in Europa, come una minaccia che ha come preciso obiettivo quello di distruggere il tessuto morale, etico e sociale russo. Alla tradizione si è affiancata in questo ultimo decennio la modernizzazione che procedono di pari passo senza fagocitarsi vicendevolmente; un’armonia possibile e voluta dal popolo stesso, che non vuole essere travolto da un liberismo ossessivo, nel quale non si riconosce. Un’ipotesi, seppure molto azzardata, quasi irrealizzabile, almeno alla luce degli accadimenti odierni, sarebbe di vedere unita l’Europa da Lisbona a Vladivostok attraverso legami economici e di tradizioni, che seppure diversi presentano tanti punti in comune, riuniti attraverso l’Orso, che è sempre il punto di incontro tra cielo e terra.

Oggi l’Orso russo e il Lupo europeo sembrano essersi persi di vista, l’orso continua a tendere una mano, ed il lupo, tediato dagli americani, sembra sul punto di accettare, ma poi preferisce il canto ripetitivo delle sirene d’oltreoceano, che ritiene più sicuro. L’Orso è sempre presente nella tradizione russa, è protagonista nelle fiabe dove sovente diviene antropomorfo e rappresenta sia nell’accezione positiva saggezza e coraggio, sia nell’accezione negativa bramosia e potere. E’ talmente amato dai bambini che affettuosamente viene chiamato Misha o Mishka; struggente è la reazione di una bambina, che vedendo in televisione la cerimonia di chiusura dei giochi olimpici a Sochi, dove una delle mascotte è proprio un orso, non riesce a trattenere le lacrime abbandonandosi ad un pianto dirotto, quasi commovente. Le televisioni russe hanno ripreso all’unisono il video e mostrato all’intera Russia questa scena che mostra un legame forte, sanguigno tra la Russia e l’Orso, un legame indissolubile.

Sfatiamo ora il mito secondo il quale l’orso vada in letargo durante l’inverno e un sonno profondo lo risvegli solo all’appropinquarsi della primavera. Durante il letargo, che non è un sonno profondo, l’orso regola la temperatura corporea, riducendola e riducendo di conseguenza i consumi e i fabbisogni calorici, ma di fatto rimanendo sveglio. L’orso non dorme, tanto che le femmine durante il periodo invernale partoriscono ed allevano la prole, esattamente come il popolo russo, che nonostante la rigidità dell’inverno, non possono sprofondare in un letargo, che ne segnerebbe l’estinzione. Ironicamente si potrebbe dire che “sonnecchiano”, ma mai disposti ad abbassare la guardia.

L’Orso visto in chiave russa rappresenta una capacità di introspezione, una sorta di guida verso una analisi interiore, alla ricerca perpetua di quella parte dell’ego sconosciuta e dei desideri più inconsci; l’energia dell’Orso metaforicamente serve per raggiungere le mete più ambiziose e per superare ostacoli e dilemmi che la vita ci pone.

Il popolo russo è di fatto un orso, non disturbatelo.

(di Davide Fioravanti)