Le due Sigonelle e il False Friend spione

 

“Taci, il nemico ti ascolta”. Era uno degli slogan più usati durante la seconda guerra mondiale. A 70 anni dalla fine del conflitto siamo qui a constatare che nulla è cambiato, anzi, ora ad ascoltare è anche “l’amico” o il presunto tale.

Questo scandalo delle intercettazioni NSA all’allora premier Silvio Berlusconi suscita polemiche, ma stupisce poco, eppure si tratta di una notizia di una gravità assoluta. Viene da pensare in effetti cosa sarebbe successo se si fossero scoperte intercettazioni russe ad Obama. Saremmo probabilmente piombati in un clima da piena guerra fredda e ogni tg, ogni programma d’approfondimento avrebbe descritto la minaccia russa come il demonio sceso in Terra per portare i germi di una nuova guerra.

Invece a spiare sono gli americani, e gli spiati sono gli italiani (e più in generale gli europei), dunque c’è “indignazione”, ma val la pena credere che sia di quella feroce. La verità è che il nostro Paese è talmente addomesticato da decenni di dominio che è abituato ormai a ragionare da colonia e anche di fronte ad un atto del genere, ci si offende si, ma poi che vuoi che siano due intercettazioni, per di più a Berlusconi, “il grande Satana”, il male assoluto del Paese?

A proposito: che ci sia lo zampino americano nella caduta del governo di Silvio? Che gli amici americani ci abbiamo voluto liberare una seconda volta? Chi lo sa. Certo quello che da questo avvenimento scaturisce è più che altro una riflessione. A che punto è giunta la sovranità italiana e quanto l’Italia ha voce nello scacchiere internazionale? A questa domanda forse è meglio non rispondere, per non farsi troppo male. Ma diamoci giù con un po’ di masochismo. Solo un poco, ve lo giuro.

Passi il centinaio di basi americane su suolo italiano (a 70 anni da una guerra persa siamo ancora un Paese occupato), passi il doversi allineare alla NATO in ogni decisione, passi anche il dover discutere con Washington ogni mossa; ma alla fine: quanto conta l’Italia come alleato? Cosa trae l’Italia dalla NATO e che peso specifico ha? Quanto conta dunque la diplomazia italiana? Lo scandalo delle intercettazioni, il caso Regeni, danno un quadretto di un’Italia assolutamente incapace di farsi rispettare, di essere autonoma o, come va di moda dire ultimamente, di sbattere i pugni sul tavolo.

Altro trattamento da protettorato riservatoci? La situazione libica. A fine Gennaio, il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest dichiarava: “Paesi come l’Italia hanno esperienza in quella parte di mondo e noi attingeremo alle loro capacità per portare avanti i nostri obiettivi”. Passa nemmeno un mese e gli amici a stelle strisce mandano i loro droni a bombardare in Libia (c’è da dire però che hanno avuto la compiacenza di avvisare eh) .

E il fondamentale ruolo dell’Italia? Dare il solito appoggio logistico, a Sigonella, che funzionerà come una sorta di rimessa per i droni USA, che andranno a bombardare l’ISIS (o almeno si spera). Attenzione però perché, per dirla fino in fondo, l’Italia ha avuto un ruolo in questa vicenda. Infatti, dopo una lunga ed estenuante mediazione, si è deciso che l’Italia permetterà agli americani di far partire i droni da Sigonella, udite udite, “solo per difendere i militari di terra americani dai terroristi”.

Dunque sì ai droni, ma solo se difendete i buoni. Viene da chiedersi come si possa controllare l’operato di questi droni per far sì che sia perseguito questo arduo obiettivo, ma sicuramente il governo italiano ci avrà pensato, voglia mai che l’Italia permetta ad un alleato di fare quello che vuole sul suo territorio. Ecco, proprio in questa vicenda c’è un collegamento storico per valutare la sovranità italiana. Sigonella. Era il 1985, al cinema uscivano “Ritorno al Futuro” e “Rocky IV”, la radio passava “l’estate sta finendo” dei Righeira e l’allora presidente del consiglio, Bettino Craxi, faceva ricordare per una notte, e per l’ultima volta, che l’Italia era stufa di essere una colonia.

(di Simone De Rosa)