Ucraina, una rivoluzione che costa caro

Parliamo dell’ennesimo fallimento internazionale e diplomatico europeo: l’Ucraina. A due anni dal golpe (che qualcuno si ostina a chiamare rivoluzione) di Maidan Nezaležnosti il paese è allo sfascio, sepolto dai debiti e dalla mancate riforme.

La credibilità dell’Ue, che aveva scommesso su un ulteriore allargamento ad est della “Comunità” per arginare i piani russi sullo scacchiere euroasiatico, ne esce distrutta. L’Ucraina, prima sedotta e poi abbandonata dagli occidentali, è diventata terra di scorribande, contesa tra oligarchi e delinquenti, tutti manipolati dai soliti predatori mondiali adusi a generare il caos per sbrigare i loro affari.

La situazione è descritta in questi termini anche dal vicedirettore di Famiglia Cristiana che afferma: “l’Ucraina è solo passata da un regime impresentabile e inefficiente fedele a Mosca a un regime impresentabile e inefficiente fedele a Washington”. Bruxelles ha commesso un grave errore strategico inimicandosi la Russia per assecondare le istanze americane che, in questa epoca, non coincidono con le sue.

Washington conta sugli ex paesi del patto di Varsavia e della fu Urss per gestire le dinamiche continentali, anche contro gli stessi interessi europei. Tali nazioni, liberatesi dal controllo comunista negli anni ’90, sono più filo-americane e antirusse di quasiasi altro membro dell’Unione. Il passato sovietico di questi Stati, reinterpretato come occupazione straniera dalle ipocrite élite autoctone, (ri)salite “democraticamente” al potere in seguito crollo del socialismo realizzato, alimenta una nuova ostilità verso la Russia che serve alla Casa Bianca per tenere gli alleati lontani dalle tentazioni russe e dalle profferte putiniane.

Gli Usa stanno ripristinando la cortina di ferro per impedire a Russia ed Ue di dialogare e ritrovarsi. L’Ucraina è un altro pezzo di questo muro divisorio che nuoce agli ultimi e avvantaggia i primi. Su queste contraddizioni in seno all’UE e su queste paure indotte artificialmente per disunire vecchia e nuova Europa, gli americani costruiscono la loro politica del divide et impera. Un esempio preclaro di questa miopia mischiata a sudditanza dell’Ue è la destabilizzazione dell’estero prossimo russo (avviata ben prima dell’incidente ucraino).

Ciò ha determinato il deterioramento delle relazioni diplomatiche e commerciali con il Cremlino che, solo per gli eventi recenti, secondo alcune previsioni, provocherà due milioni di disoccupati e 100 miliardi di euro in meno di esportazioni per l’Europa. Oltre al danno economico c’è ovviamente quello geopolitico con un l’apertura di un focolaio d’instabilità e di conflitti etnici ai suoi immediati confini. Prima Kiev era un problema di Putin, ora è preponderantemente nostro.

Nonostante il palese passo falso, l’Europa si è però ugualmente spinta ad avviare la procedura di associazione all’Unione di uno Stato fallito e, per di più, in guerra con i suoi territori separatisti. Ci stanno portando la guerra in casa minimizzando le conseguenze. Il sogno europeo è sempre più un incubo ad occhi aperti.

(di Giovanni Petrosillo)