Con la Siria e per la Siria, contro lo sciacallaggio democratico

 

Siria, Bashar al-Assad conduce strenuamente la sua guerra al terrorismo. Attorno al presidente siriano si è stretto il popolo e l’opposizione parlamentare perché questa non è una guerra del governo, è una guerra per l’indipendenza della nazione. Nel momento topico della guerra, nel momento in cui i terroristi dell’Is perdono terreno, cosa arriva a noi occidentali?

I nostri tg parlano di un dittatore dispotico che, odiato dal suo popolo, sfrutta l’ISIS per sopprimere la “rivolta popolare” del Fronte di Liberazione Siriano (i bravi ragazzi appoggiati da Ue e Usa). Lo spettacolo, insomma, si ripete per l’ennesima volta: trovi un mostro da sbattere sullo schermo, crei una “resistenza” e ne racconti la coraggiosa epopea, il popolino trova i suoi nuovi eroi.

Queste “resistenze” vengono usate, neanche tanto velatamente, come maschere per una destabilizzazione di quei paesi il cui crimine è difendere la propria sovranità. Abbiamo visto usare questa tecnica con Saddam Hussein, Mu’ammar Gheddafi e altri leader medio-orientali come Hafiz al-Assad e più recentemente suo figlio Bashar, persone che, a prescindere da come la si pensi, hanno contribuito enormemente allo sviluppo dei loro paesi.

Esempi significativi: l’Iraq di Saddam che da un tasso di alfabetizzazione del 35% raggiunge picchi che superano il 90% (quasi la piena alfabetizzazione del paese), la Libia di Gheddafi che dava borse di studio mensili ai propri studenti all’estero o la Siria di Assad che ha reso illegale la Sharia. Per giustificare quella che è una vera e propria invasione da parte dell’Occidente, i media raccontano una favola a cui tutti abboccano: c’è un cattivo, dobbiamo eliminarlo in nome del bene.

Ciò che rende questa tecnica la più usata e la più efficace è che il messaggio che ci viene mandato, bene contro il male, fa effetto su tutti, e quando manca una destra spinta dal senso di crociata e dalla difesa dei “valori occidentali”, arriva prontamente la sinistra a propugnare i valori della Democrazia e a celebrare i “nuovi partigiani”.

Il meccanismo ha sempre funzionato, ma noi nella vicenda siriana vediamo un faro, un grido di libertà e indipendenza di una nazione che non ha intenzione di piegarsi nonostante lo sciacallaggio operato, perciò non possiamo che schierarci con il “dittatore cattivo”, con buona pace degli obnubilati di casa nostra.

(di Antonio Pellegrino )